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	<title>Giovanni Carapella &#187; repubblica</title>
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	<description>La forza della buona politica</description>
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		<title>L&#8217;appello democratico:«Non comprate quei caccia F35»</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 12:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista al generale Mini: «Scelta F-35 velleitaria, Difesa più snella»




Di Umberto De Giovannangeli
7 gennaio 2012






  






«Quello che dobbiamo fare oggi per il  futuro, oltre ai risparmi possibili e indispensabili, è programmare,  nero su bianco, la transizione dalla struttura di Difesa attuale a  quella ridotta di molto, che l’impegno comune europeo ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><em>Intervista al generale Mini: «Scelta F-35 velleitaria, Difesa più snella»</em></h1>
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<div><strong><em>Di <a href="http://cerca.unita.it/?f=fir&amp;orderby=1&amp;key=Umberto%20De%20Giovannangeli">Umberto De Giovannangeli</a></em></strong></p>
<div>7 gennaio 2012</div>
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<p>«Quello che dobbiamo fare oggi per il  futuro, oltre ai risparmi possibili e indispensabili, è programmare,  nero su bianco, la transizione dalla struttura di Difesa attuale a  quella ridotta di molto, che l’impegno comune europeo ci vorrà  chiedere». A sostenerlo è il generale Fabio Mini, ex Capo di Stato  maggiore delle forze Nato del Sud Europa, già comandante della missione  Nato-Kfor in Kosovo nel periodo 2002-2003.</p>
<p><strong>Generale Mini, avverte il rischio, paventato nell’intervista a  l’Unità dall’ex Capo di Stato Maggiore, generale Vincenzo Camporini, che  le nostre Forze Armate si trasformino in uno «stipendificio»? </strong><br />
«Stipendificio è una espressione denigratoria che non tiene conto della  realtà economica e sociale del Paese . Allora, “stipendificio” sarebbe  anche mantenere in piedi un apparato di polizia che è il più numeroso al  mondo in termini di rapporto cittadini/forze di sicurezza. Allora,  sarebbe “stipendificio” anche la Cassa integrazione guadagni che va a  beneficio di lavoratori che non dipendono dalla Pubblica  amministrazione. Mi sembra anche disonesto intellettualmente affrontare  questo argomento come se il personale fosse responsabile dei debiti e  gli armamenti fossero più importanti del personale, e come se i tagli  sulla sopravvivenza e la dignità delle persone dovessero compensare i  lussi della tecnologia».</p>
<p><strong>Ma allora, a suo avviso, che cosa è davvero necessario fare per  ridisegnare complessivamente, in termini di assetti, costi, funzioni, la  Difesa italiana? </strong><br />
«Innanzitutto, occorre cercare di far cassa sui programmi che non  incidono sugli equilibri sociali. E qui bisogna vedere quali sono i  programmi di armamento non indispensabili nella qualità e nella  quantità. In secondo luogo, è fondamentale ridisegnare completamente al  Difesa con una riforma strutturale profonda, che deve, a mio avviso,  avere le sue basi concettuali da alcune considerazioni strategiche&#8230;».</p>
<p><strong>Quali? </strong><br />
«Essenzialmente tre: 1) La minaccia militare alla sopravvivenza  dell’Italia non esiste e quand’anche si manifestasse, sarebbe  affrontabile anche con poco; 2) Non siamo soli nella difesa e nella  gestione della sicurezza. Dobbiamo chiedere e dobbiamo dare un equo  contributo alla sicurezza comune. Equo vuole dire non solo sostenibile  dal punto di vista finanziario, ma soprattutto come impegno politico  nella difesa. In terza istanza, noi non siamo né americani, né russi, né  cinesi, e se continuiamo così, rischiamo di non essere più nemmeno  europei. Non possiamo, non dobbiamo prendere i modelli altrui che hanno  mire globali, per imitare maldestramente i grandi. Finora abbiamo  contribuito alla sicurezza internazionale partecipando con una quota  assolutamente non equa rispetto agli impegni degli altri. Ci siamo fatti  grandi di essere il terzo Paese contributore di forze militari alle  missioni internazionali, credendo che questo, di per sé, ci consentisse  di essere anche terzi nella considerazione mondiale. Una illusione.  Perché in realtà abbiamo visto che questo non è vero, e i nostri sforzi  militari, per quanto encomiabili, sono stati vanificati da atteggiamenti  politici velleitari e non pari alla dignità dello sforzo della  sicurezza. Quello che dobbiamo fare oggi per il futuro, oltre ai  risparmi a cui ho fatto riferimento, è programmare, nero su bianco, la  transizione dalla struttura attuale a quella, ridotta di molto, che  l’impegno comune europeo ci vorrà chiedere».</p>
<p><strong>Ma quanto può durare questa transizione? </strong><br />
«Per gli armamenti non c’è problema. Si può cominciare da subito a  individuare i mezzi che saranno necessari da qui ai prossimi dieci anni.  Per il personale, la transizione durerà per il periodo minimo  indispensabile a fare in modo che gli esuberi vengano assorbiti senza  penalizzare il personale, e che le nuove immissioni da subito siano  calibrate alla struttura del futuro. Se la crisi continua per due, tre  anni, si potrà parlare della fine della transizione tra otto-dieci anni.  Ma allora non avremo lo stesso strumento di oggi, diventato ancora più  inefficiente, ma avremo uno strumento piccolo che ci darà la possibilità  di esprimere con dignità la nostra posizione politica sullo scenario  internazionale».</p>
<p><strong>Resta il fatto che il dibattito e le polemiche di questi giorni  si sono concentrate sul programma di acquisto di 131 F35. Qual è in  proposito la sua opinione? </strong><br />
«Sugli F35 non contesto la scelta tecnica. Si tratta certo di un aereo  migliore di quelli che abbiamo, e ci mancherebbe altro visto quanto ci  costano…È però, l’F35, un aereo che è già meno sofisticato di quelli che  stanno uscendo adesso e per i fanatici della tecnologia, sarà vecchio  quando entrerà in servizio da noi. Quello che è ormai insostenibile, è  la base concettuale sulla quale è stato fatto il programma: era  velleitaria la pretesa italiana di volersi dotare di aerei che nemmeno  gli Usa avevano in quel momento; era velleitario il programma numerico  che nessuno in Europa si poteva permettere. Ed era velleitario, alla  fine, perché non si capiva, e non si continua a capire, contro chi quel  programma doveva essere impiegato».</p>
<p><strong>Il presidente Obama ha annunciato per i prossimi anni un taglio  di 450 miliardi di dollari al bilancio del Pentagono. È un esempio da  seguire? </strong><br />
«È da seguire ma dobbiamo stare molto attenti perché, probabilmente, le  lobby americane faranno pressioni sulla Nato affinché gli europei non  solo mantengano gli impegni presi ma ne assumano altri per compensare &#8211;  nel nome di una condivisione dei sacrifici &#8211; le riduzioni Usa».</p>
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		<title>Permesso di soggiorno: &#8220;TASSA PER GLI IMMIGRATI: SBAGLIATA E INSPIEGABILE&#8221; di Marco Pacciotti</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 11:10:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Pacciotti, Forum immigrazione del PD

Parlarne  in questa fase economica, nella quale si chiedono ulteriori sacrifici a tutti noi, potrebbe sembrare  “sconveniente”,  forse impopolare. Ma la giusta richiesta di equità fatta e solo in  parte recepita dal Governo Monti, proprio perché giusta va ribadita  sempre e per tutti.
Mi  riferisco all’incredibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Marco Pacciotti, Forum immigrazione del PD<a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2124" title="paccio" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg" alt="" width="197" height="170" /></a><br />
</strong></em></p>
<p>Parlarne  in questa fase economica, nella quale si chiedono ulteriori sacrifici a tutti noi, potrebbe sembrare  “sconveniente”,  forse impopolare. Ma la giusta richiesta di equità fatta e solo in  parte recepita dal Governo Monti, proprio perché giusta va ribadita  sempre e per tutti.</p>
<p>Mi  riferisco all’incredibile tassa aggiuntiva, eredità del pacchetto  sicurezza Maroni, che prevede un esborso dagli 80 ai 200 euro per la  richiesta o rinnovo del permesso di soggiorno e della carta di  soggiorno. Imposta aggiuntiva poichè si somma ad altre e che trova una  giustificazione  nel foraggiare il fondo rimpatri e non meglio precisati costi riguardanti la sicurezza e le politiche di integrazione.</p>
<p>Dobbiamo  dire con nettezza che riteniamo ingiusta questa ennesima tassa. In  primis perché colpisce in modo discriminatorio persone in base alla loro  nazionalità e non su base di reddito o di altri criteri economici  comprensibili. In secondo luogo perché si tratta di donne e uomini che  già largamente contribuiscono all’erario pubblico con un gettito IRPEF  di oltre 6 miliardi di euro, pari al 4,1% del totale e rendono i conti  nel nostro sistema pensionistico  più vitali  con un contributo stimato dall’INPS in 7,5% di euro, pari al 12,9% dei  versamenti. Ricevendo indietro servizi infinitamente inferiori.</p>
<p>Una  boccata di ossigeno importante per le nostre casse, che ci arriva da  migranti che invece , come dimostrano i dati della Fondazione Leone  Moressa, condividono le ristrettezze economiche degli altri italiani e  percepiscono salari medi di 987 euro netti mensili,  circa il 23% in meno di quelli degli italiani.</p>
<p>Un reddito annuo che fa dire a circa al 64% delle famiglie composte da  stranieri di non essere in grado di poter affrontare ipotetiche spese impreviste  di 750 euro o nel 28% dei casi di dichiarare di avere difficoltà nell’acquistare abiti.  Sacrifici e difficoltà  che  li accomunano agli italiani, anche se in percentuali decisamente  maggiori, ma che non gli impedisce di essere cittadini esemplari per il  nostro fisco.</p>
<p>Inspiegabile quindi questo provvedimento  ideato  da Maroni e Tremonti che diabolicamente persevera nell’alimentare  l’idea falsa e sbagliata che i migranti stando in Italia godano di un  privilegio e che questo vada ripagato attraverso l’imposizione di una  simile tassa.</p>
<p>La realtà è ben diversa e va ribadita con forza.  II sistema paese e la nostra comunità, necessitano di questa “energia vitale” come la definì  il  Presidente Napolitano riferendosi ai ragazzi di origini straniera nati o  cresciuti in Italia. Ne abbiamo bisogno per non diventare un paese  vecchio e impaurito, ne abbiamo bisogno per rendere più creativa e  vitale la nostra cultura , ne abbiamo bisogno per la nostra economia e  il sistema welfaristico.  Rendersi conto di questo significa costruire un Italia più coesa e forte, cosa che tutti dovremmo desiderare.</p>
<p>da <em><strong>L&#8217;Unità del 4 gennaio 2012</strong></em></p>
<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2010/02/manifesto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-776" title="manifesto" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2010/02/manifesto1.jpg" alt="" width="400" height="560" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giorgio Napolitano: «Grazie italiani. Il nostro Paese ce la farà»</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 09:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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Il testo integrale del discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Sabato, 31 dicembre 2011
&#8220;Grazie a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le  generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete  accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell&#8217;Italia unita  [...]]]></description>
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<h1><em><strong>Il testo integrale del discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano</strong></em></h1>
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<div><em><strong>Sabato, 31 dicembre 2011</strong></em></div>
<div><em><strong><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/basta-licenziamenti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2140" title="basta licenziamenti" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/basta-licenziamenti-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></strong></em>&#8220;Grazie a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le  generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete  accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell&#8217;Italia unita  e i suoi 150 anni di vita&#8221;. Così il Presidente della Repubblica,  Giorgio Napolitano, ha aperto il tradizionale messaggio televisivo, a  reti unificate, di fine anno.</div>
<div>
<p>&#8220;Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più  forti motivi di fiducia nel futuro dell&#8217;Italia. Che fa tutt&#8217;uno con  fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere  dinanzi alle avversità: spirito di sacrificio e slancio innovativo,  capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un&#8217;economia  avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un  capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un&#8217;eredità  culturale e di una creatività universalmente riconosciute. Non mi  nascondo, certo, che nell&#8217;animo di molti, la fiducia che ho sentito  riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere  oscurata, in questo momento, da interrogativi angosciosi e da dubbi che  possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo. La radice  di questi stati d&#8217;animo, anche aspramente polemici, è naturalmente nella  crisi finanziaria ed economica in cui l&#8217;Italia si dibatte. Ora, è un  fatto che l&#8217;emergenza resta grave: è faticoso riguadagnare credibilità,  dopo aver perduto pesantemente terreno&#8221;.</p>
<p>Per il Presidente della Repubblica &#8220;lo sforzo di risanamento del  bilancio, culminato nell&#8217;ultimo, così impegnativo decreto approvato  giorni fa dal Parlamento, deve essere portato avanti con rigore. Nessuna  illusione possiamo farci a questo riguardo. Ma siamo convinti che i  frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se  l&#8217;economia riprenderà a crescere : il che dipende da adeguate scelte  politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a  laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e  nazionale. Parlo dei sacrifici, guardando specialmente a chi ne soffre  di più o ne ha più timore. Nessuno, oggi &#8211; nessun gruppo sociale &#8211; può  sottrarsi all&#8217;impegno di contribuire al risanamento dei conti pubblici,  per evitare il collasso finanziario dell&#8217;Italia. Dobbiamo comprendere  tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è  cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo  pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle  spalle delle generazioni successive&#8221;.</p>
<p>Per il Capo dello Stato è necessario impegnarsi &#8220;a fondo per colpire  corruzione ed evasione fiscale. E&#8217; un&#8217;opera di lunga lena, che richiede  accurata preparazione di strumenti efficaci e continuità: ed è quanto si  richiede egualmente per un impegno di riduzione delle disuguaglianze,  di censimento delle forme di ricchezza da sottoporre a più severa  disciplina, di intervento incisivo su posizioni di rendita e di  privilegio. Ma mentre è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perché si  agisca in queste direzioni, è necessario riconoscere come si debba senza  indugio procedere alla puntuale revisione e alla riduzione della spesa  pubblica corrente : anche se ciò comporta rinunce dolorose per molti a  posizioni acquisite e a comprensibili aspettative&#8221;.</p>
<p>Quindi, &#8220;per procedere con equità si deve innanzitutto stare attenti a  non incidere su già preoccupanti situazioni di povertà, o a non  aggravare rischi di povertà cui sono esposti oggi strati più ampi di  famiglie, anche per effetto della crescita della disoccupazione,  soprattutto giovanile. Ma più in generale occorre definire nuove forme  di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una  copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di  provvidenze generatrici di sprechi. Bisogna dunque ripensare e rinnovare  le politiche sociali e anche, muovendo dall&#8217;esigenza pressante di un  elevamento della produttività, le politiche del lavoro. Senza mettere in  causa la dimensione sociale del modello europeo, il rispetto della  dignità e dei diritti del lavoro&#8221;.</p>
<p>Il Presidente ha ricordato i tanti incontri con le maestranze delle  fabbriche: &#8220;Comprendo, e sento molto, in questo momento, le difficoltà  di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro, come quelle di chi  ha concluso o sta per concludere la sua vita lavorativa mentre sono in  via di attuazione o si discutono ancora modifiche del sistema  pensionistico. Ma non dimentico come nel passato, in più occasioni, sia  stata decisiva per la salvezza e il progresso dell&#8217;Italia la capacità  dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio  costruttivo, nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento, e  anche di fare sacrifici, affermando in tal modo, nello stesso tempo, la  loro visione nazionale, il loro ruolo nazionale&#8221;.</p>
<p>Il Paese ha davanti grandi prove. &#8220;L&#8217;Italia può e deve farcela &#8211; ha  detto il Presidente &#8211; la nostra società deve uscirne più severa e più  giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più  coesa. Rigore finanziario e crescita. Crescita più intensa e unitaria,  nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla  competitività del sistema produttivo, all&#8217;investimento in ricerca e  innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della  concorrenza e del merito. E&#8217; a queste misure che ha annunciato di voler  lavorare il governo, nel dialogo con le parti sociali e in un rapporto  aperto col Parlamento. Obbiettivo di fondo : più occupazione qualificata  per i giovani e per le donne&#8221;.</p>
<p>Per il Capo dello Stato &#8220;i sacrifici sono inevitabili per tutti: ma la  preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini, è quella di  assicurare un futuro ai figli, ai giovani. E&#8217; questo obbiettivo che può  meglio motivare gli sforzi da compiere : è questo l&#8217;impegno cui non  possiamo sottrarci. Perseguire questi obbiettivi, uscire dalle  difficoltà in cui non solo noi ci troviamo è impossibile senza un più  coerente sforzo congiunto al livello europeo. E&#8217; comprensibile che anche  in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta  l&#8217;Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso  l&#8217;integrazione europea: solo uniti potremo ancora progredire e contare  come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All&#8217;Italia  tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più  conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche  chiusure e arroganze nazionali. Abbiamo solo da procedere nel cammino  intrapreso, anche per far meglio sentire, in seno alle istituzioni  europee &#8211; in condizioni di parità &#8211; il nostro contributo a nuove,  meditate decisioni ed evoluzioni dell&#8217;Unione&#8221;.</p>
<p>&#8220;E&#8217; importante ora che l&#8217;Italia possa contare su una fase di stabilità e  di serenità politica&#8221;, ha sottolineato il Presidente Napolitano. &#8220;Mi  auguro che i cittadini guardino con attenzione, senza pregiudizi, alla  prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro  capacità di rinnovarsi e di assolvere alla funzione insostituibile che  gli è propria di prospettare e perseguire soluzioni per i problemi di  fondo del paese. Non c&#8217;è futuro per l&#8217;Italia senza rigenerazione della  politica e della fiducia nella politica. Solo così ci porteremo, nei  prossimi anni, all&#8217;altezza di quei problemi di fondo che sono ardui e  complessi e vanno al di là di pur scottanti emergenze. Avvertiamo  quotidianamente i limiti della nostra realtà sociale, confrontandoci con  la condizione di quanti vivono in gravi ristrettezze, con le ansie e le  incertezze dei giovani nella difficile ricerca di una prospettiva di  lavoro. E insieme avvertiamo i limiti del nostro vivere civile,  confrontandoci con l&#8217;emergenza della condizione disumana delle carceri e  dei carcerati, o con quella del dissesto idrogeologico che espone a  ricorrenti disastri il nostro territorio, o con quella di una crescente  presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza  potersi, nei modi giusti, pienamente integrare. Ci si pongono dunque  acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti&#8221;.</p>
<p>Occorre &#8220;una nuova &#8216;forza motivante&#8217; perché si sprigioni e operi la  volontà collettiva indispensabile ; occorrono coraggio civile e sguardo  rivolto &#8216;con speranza fondata verso il futuro&#8217;&#8221;, ha detto il Presidente  Napolitano riprendendo &#8220;alte voci spirituali&#8221; levatesi nei giorni  natalizi. E ha concluso: &#8220;La fiducia in noi stessi è il solido  fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso  dello stare insieme di fronte alle difficoltà, dello stare insieme  nella comunità nazionale come nella famiglia. E allora apriamoci così al  nuovo anno: facciamone una grande occasione, un grande banco di prova,  per il cambiamento e il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno  l&#8217;Italia&#8221;.</p>
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		<title>Samb Modou e Diop Mor, due martiri</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 11:20:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[dichiarazione di Marco Pacciotti
L’Italia civile e democratica piange Samb Modou e Diop Mor. Due  uomini, due martiri, due vittime del razzismo e del pregiudizio. Dolore,  costernazione, incredulità: sono tanti i sentimenti che si accavallano  per il barbaro assassinio. C’è in noi la consapevolezza che, per  contrastare la spirale di violenza alimentata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>dichiarazione di Marco Pacciotti</strong></em></p>
<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2124" title="paccio" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg" alt="" width="197" height="170" /></a>L’Italia civile e democratica piange Samb Modou e Diop Mor. Due  uomini, due martiri, due vittime del razzismo e del pregiudizio. Dolore,  costernazione, incredulità: sono tanti i sentimenti che si accavallano  per il barbaro assassinio. C’è in noi la consapevolezza che, per  contrastare la spirale di violenza alimentata dalle troppe parole in  libertà di chi per anni ha sparso il seme dell’intolleranza e del  disprezzo per l’altro, serve l’impegno di tutti in una battaglia  culturale che contrasti ogni forma di intolleranza. Ci stringiamo con  forza attorno alla comunità senegalese che oggi piange le due vittime. E  allo stesso tempo abbracciamo tutti gli immigrati che sono venuti in  Italia in cerca di condizioni di vita migliori, in fuga da guerre, fame e  poverta’ e che, con il loro contributo quotidiano, aiutano questo Paese  a crescere e diventare migliore. Consci che l’accoglienza non basta e  solo una vera e piena integrazione chiudera’ definitivamente le porte  alla follia razzista.</p>
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		<title>Bersani: dal Pd fiducia e lealtà, sosterremo il governo con l&#8217;orgoglio delle nostre idee</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 19:44:51 +0000</pubDate>
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Dichiarazione di voto di Pier Luigi Bersani sul voto di fiducia al governo Monti&#8220;Noi non pretenderemo mai  di dettarvi il compito, neanche ci aspettiamo facciate tutto quel che  faremmo noi, vi sosterremo lealmente ma con l&#8217;orgoglio e la bussola  delle nostre idee&#8221;. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ul id="description" style="text-align: left;">
<li><em><strong>Dichiarazione di voto di Pier Luigi Bersani sul voto di fiducia al governo Monti<a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/335675_2530341627026_1508043024_2653625_555075431_o.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-2118" title="335675_2530341627026_1508043024_2653625_555075431_o" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/335675_2530341627026_1508043024_2653625_555075431_o-1024x768.jpg" alt="" width="181" height="135" /></a></strong></em>&#8220;Noi non pretenderemo mai  di dettarvi il compito, neanche ci aspettiamo facciate tutto quel che  faremmo noi, vi sosterremo lealmente ma con l&#8217;orgoglio e la bussola  delle nostre idee&#8221;. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi  Bersani, in aula a Montecitorio sul voto di fiducia al governo Monti.Il  leader del Pd ha rivolto un monito anche all&#8217;ex maggioranza: &#8220;Tuteleremo  il governo Monti verso chiunque volesse scaricargli responsabilità che  non ha. Mi auguro, caro Reguzzoni, che non sia così, perchè se fosse  così non staremo zitti, loro sono qui da un giorno voi da tre anni,  conosciamo la colla dei manifesti&#8221;.
<div>18 novembre 2011</div>
</li>
</ul>
<ul id="description" style="text-align: left;">
<li style="text-align: left;"><a href="http://www.youdem.tv/doc/226581/bersani-dal-pd-fiducia-e-lealt-sosterremo-il-governo-con-lorgoglio-delle-nostre-idee.htm">Bersani: dal Pd fiducia e lealtà, sosterremo il governo con le nostre idee</a></li>
<li style="text-align: left;"><em><strong><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/329924_2530157262417_1508043024_2653441_1028793015_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2117" title="329924_2530157262417_1508043024_2653441_1028793015_o" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/329924_2530157262417_1508043024_2653441_1028793015_o-300x225.jpg" alt="" width="412" height="309" /></a><br />
</strong></em></li>
</ul>
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		<title>Lavoro: Cgil, 800 mila irregolari in campi e cantieri</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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(ANSA) &#8211; ROMA, 16 NOV &#8211; Sono 800 mila gli irregolari nei campi e nei   cantieri del Paese di cui 550 mila sotto caporale: e&#8217; la stima di   Flai-Cgil e Fillea-Cgil. In particolare sono 400 mila i lavoratori che   nell&#8217;agricoltura vivono sotto caporale e 400 mila che nell&#8217;edilizia sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/muratore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2108" title="muratore" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/muratore-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></h6>
<h6>
(ANSA) &#8211; ROMA, 16 NOV &#8211; Sono 800 mila gli irregolari nei campi e nei   cantieri del Paese di cui 550 mila sotto caporale: e&#8217; la stima di   Flai-Cgil e Fillea-Cgil. In particolare sono 400 mila i lavoratori che   nell&#8217;agricoltura vivono sotto caporale e 400 mila che nell&#8217;edilizia sono   in nero, e sotto ricatto, di cui almeno 150 mila gestiti dai caporali.   Una emergenza di fronte alla quale i sindacati chiedono al nuovo   governo di intervenire: &#8221;Bisogna fermare questa deriva&#8221;, sostengono   Flai e Fillea, ricordando che la stima sull&#8217;apporto del lavoro sommerso   al Pil italiano sia pari ad oltre 17%, contro una media dei paesi   avanzati dell&#8217;Europa del 4%. Sulle misure da mettere in campo i   sindacati indicano la necessita&#8217; di costruire una rete di protezione per   i lavoratori che sono alla merce&#8217; dei caporali; di rafforzare tutti  gli  strumenti di controllo e contrasto ad ogni forma di irregolarita&#8217;  del  lavoro e di incentivare la sicurezza. Per le imprese che utilizzano   manodopera illegale deve essere prevista e punita la loro   responsabilita&#8217;.(ANSA).</h6>
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		<title>Il crepuscolo del berlusconismo, la svolta democratica e i compiti della sinistra.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 11:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’opinione del giorno dopo. 
di Giovanni Carapella
Domenica, 13 novembre ‘11 
Le dimissioni di Berlusconi hanno suscitato una legittima soddisfazione in chi per un ventennio ne ha contrastato filosofie, visioni, metodi. Erano divenute inevitabili e improrogabili.
Inevitabili perché oramai la difesa strenua e accanita dei propri interessi di parte era entrata in evidente rotta di collisosione con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/hasta-la-victoria-siempre.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2097" title="hasta la victoria siempre" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/hasta-la-victoria-siempre-300x225.jpg" alt="" width="228" height="179" /></a>L’opinione del giorno dopo. </em></strong></p>
<p><strong><em>di Giovanni Carapella</em></strong></p>
<p><em>Domenica, 13 novembre ‘11 </em></p>
<p>Le dimissioni di Berlusconi hanno suscitato una legittima soddisfazione in chi per un ventennio ne ha contrastato filosofie, visioni, metodi. Erano divenute inevitabili e improrogabili.</p>
<p>Inevitabili perché oramai la difesa strenua e accanita dei propri interessi di parte era entrata in evidente rotta di collisosione con la tutela benché minima degli interessi generali del Paese, con la necessità di autorevolezza e credibilità delle istituzioni e con gli interessi di gran parte del mondo produttivo dalle imprese, agli artigiani e ai ceti medi, alla grande massa dei lavoratori.</p>
<p>Improrogabili perché il tempo era abbondantemente scaduto.</p>
<p>Chi ha avuto l’opportunità e la ventura di girare nel corso degli ultimi anni per altre parti del mondo che non siano l’Europa, ha potuto constatare come  tanti paesi, come  Cile Argentina Uruguay Brasile Paraguay, dove solo trentanni fa dominavano regimi autoritari e repressivi abbiano voltato pagina e stiano guardando al futuro. La sensazione che ne deriva, pur con tutte le contraddizioni del caso, è che nel mondo contemporaneo le pagine buie della storia non sopravvivano temporalmente ad un ventennio.</p>
<p>In Italia, il ventennio berlusconiano è stato consumato e deve essere superato guardando al futuro. I giovanissimi nati nel ‘93 compiono quest’anno 18 anni e voteranno per la prima volta alle prossime elezioni politiche. Hanno conosciuto e vissuto solo l’epoca del berlusconismo e in tanti hanno maturato nelle scuole, nella vita sociale, sulla rete, nella battaglia referendaria per l’acqua bene comune  il suo fallimento e la sua vacuità. E soprattutto l’incapacità di quel modello e di quella visione della società, troppo spesso esaltata acriticamente anche da certa intellettualità di sinistra,  a dare risposte alle loro domande, alle loro ansie di futuro, al loro guardare avanti.</p>
<p>La svolta di cui ha bisogno l’Italia, che riconquista oggi la propria dignità e il proprio orgoglio democratico, deve partire da questa esigenza di guardare avanti. Una svolta democratica che è necessario consolidare contro i sempre possibili colpi di coda di chi, soprattutto nell’ultimo decennio, ha gestito il potere con protervia e con arroganza. Una svolta democratica che dovrà da subito fare i conti con le macerie del berlusconismo: la crisi economica e la fragilità sociale, la sfiducia nella politica e la scarsa credibilità delle istituzioni, la corruzione dilagante e la criminalità protagonista in tanti gangli della vita economica del paese, la limitata sovranità nazionale derivante dalle pesanti condizioni poste dal consesso economico europeo e mondiale.</p>
<p>Una sinistra moderna che abbia presente le condizioni oggettive del paese e voglia traguardare il futuro deve attraversare necessariamente questo stretto passaggio di responsabilità nazionale. E tuttavia la responsabilità democratica, la fedeltà alla costituzione e alle istituzioni democratiche, devono accompagnarsi ad una difesa attenta delle condizioni di vita del popolo, ad una risposta nuova alle aspettative di chi difese non ne ha e guarda con incertezza il futuro proprio e della sua generazione.</p>
<p>Non sono due esigenze inconciliabili! Contrapporre le tutele dei padri alle mancanza di tutele dei figli è falso e anche perdente. La risposta di cui il paese ha bisogno per uscire dalle macerie del berlusconismo è una risposta innovativa che garantisca al paese equità,  rilanci l’impresa e lo sviluppo sostenibile puntando a creare lavoro non a scapito dei diritti, faccia dei sacrifici necessari non la pena che i più devono subire per restituire forza ai soliti noti ma il contributo di solidarietà per dare diritti certezze tutele a chi oggi ne ha di meno, come i giovani le donne gli immigrati.</p>
<p>Innovare per fare più forte e più  unita la nostra democrazia e accantonare definitivamente tutti coloro che sotto l’ombrello del <em>“ meno male che  Silvio c’è”</em> hanno operato per aumentare le fratture e le distanze sociali.</p>
<p><em><strong>C’e’ tanto lavoro per la sinistra in Italia!</strong></em></p>
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		<title>Cultura e creatività come motori economici a Roma e nel territorio valgono 35 miliardi di euro</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 07:38:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due ricerche della Provincia, presentate a Porta Futuro:  dal teatro al cinema e alla musica, dall&#8217;informatica alla moda e al  design, dall&#8217;architettura all&#8217;enogastronomia e alla ricerca industriale,  aziende in aumento del 3,8%, contributo all&#8217;intero fatturato del 14%. E  in Europa il comparto incide per il 2,6% del Pil e dà lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><em>Due ricerche della Provincia, presentate a Porta Futuro:  dal teatro al cinema e alla musica, dall&#8217;informatica alla moda e al  design, dall&#8217;architettura all&#8217;enogastronomia e alla ricerca industriale,  aziende in aumento del 3,8%, contributo all&#8217;intero fatturato del 14%. E  in Europa il comparto incide per il 2,6% del Pil e dà lavoro a 5  milioni di persone. Il sostegno di Palazzo Valentini</em></h3>
<p><em>di ALDO GIANFRATE da La Repubblica<br />
</em></p>
<div>
<p><img title="Cultura e creatività come motori economici a Roma e nel territorio valgono 35 miliardi di euro" src="http://roma.repubblica.it/images/2011/11/11/210255784-d4c74af8-1f42-4b4a-ae24-1e9c3756d920.jpg" alt="Cultura e creatività come motori economici a Roma e nel territorio valgono 35 miliardi di euro" width="300" /></p>
</div>
<p>Cresce del 3,8% nella provincia di Roma il numero delle  aziende dei settori legati alla creatività e alla cultura, sempre più  necessarie alla crescita economica del territorio. Di questo si è  parlato nel dibattito di ieri sera a Testaccio, &#8220;Creatività a Roma:  numeri, scenari e prospettive&#8221;, promosso dal Dipartimento innovazione e  impresa della Provincia e ospitato nella sede romana di Porta Futuro, in  via Galvani. Nel corso della tavola rotonda, moderata da Gioacchino De  Chirico, si è cercato di tracciare un quadro critico dell&#8217;influenza che  la creatività esercita nei diversi settori produttivi, con l&#8217;aiuto di  ricerche condotte da due associazioni (Informale e Tools for Culture).</p>
<p>Quel  che è emerso è che le imprese che presentano un &#8220;potenziale creativo&#8221;,  inteso come capacità di portare nel mercato prodotti nuovi e utili,  contribuiscono al 14% dell&#8217;intero fatturato della provincia di Roma, con  un valore della produzione pari a 35,5 miliardi di euro. Teatro, arte e  cultura, settori in cui la creatività ha maggior peso, hanno prodotto  fatturato per oltre 7 miliardi di euro, grazie soprattutto alla forza  commerciale delle produzioni cinematografiche (2,2 miliardi di euro),  televisive (1,2 miliardi) e pubblicitarie (925 milioni di euro), ma  anche sulla spinta di attività tradizionalmente meno redditizie, come le  creazioni artistiche e letterarie (377 milioni di euro). Il settore  della ricerca industriale, invece, ha generato circa 5,2 miliardi di  euro di fatturato.</p>
<p>Ci sono poi alcune tipologie produttive in cui la creatività è più  marginale, ma rappresenta un fondamentale valore aggiunto. E&#8217; il caso  delle attività legate alla gestione degli spazi urbani, come le  costruzioni: secondo le stime elaborate, oltre 4 miliardi di euro del  fatturato complessivo (circa 18 miliardi e mezzo) è strettamente  connesso alla creatività. Anche l&#8217;industria gastronomica della provincia  deve alle trovate creative parte della sua fortuna, per la precisione  550 milioni di euro sui quasi 3 miliardi complessivi.</p>
<p>Per quanto  riguarda il numero delle aziende della provincia che operano nei settori  di arte, cultura, moda e comunicazione, lo scorso anno è stato  registrato un aumento di circa il 3,8%. A trainare il settore, i servizi  informatici (quasi 24% in più rispetto al 2009), il design (+15,29%) e  la musica (+14,41%). E&#8217; cresciuto meno il numero di aziende  pubblicitarie (+5,23), di arredo e architettura (+2,68) e dello  spettacolo (+2,39). Cala la moda, anche se di poco (-0,38%), e rimane  piuttosto stabile l&#8217;industria mediale (radio, tv ed editoria). Meritano  un discorso a parte le imprese di produzione di film e video, cresciute  relativamente poco (+0,88), ma che rappresentano la maggioranza  dell&#8217;industria creativa: quasi il 20% del totale.</p>
<p>Si tratta di  dati importanti, a cui l&#8217;amministrazione provinciale ha provato a dare  ulteriore impulso. Sono stati utilizzati circa un milione e 250mila euro  per bandi pubblici, incontri e varie iniziative a sostegno di un  settore tra i più dinamici tra le economie sviluppate. Nell&#8217;Unione  Europea, il &#8220;comparto creativo&#8221; è capace di incidere per il 2,6%  dell&#8217;intero Pil e di dare lavoro a oltre cinque milioni di persone (2,8  milioni di lavoratori solo in Italia, che deve al settore il 9,6% del  suo prodotto interno lordo), tanto che la Commissione europea sta  spingendo da tempo per concrete politiche di crescita in questi settori e  per convincere gli stati membri che creatività e affari non possono più  viaggiare separati.</p>
<p>(11 novembre 2011)</p>
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		<title>&#8220;Onore al &#8220;cicogna&#8221; Fassino! &#8221; Condannato il calunniatore Igor Marini</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 14:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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di  Marco Pacciotti 

Con  il nomignolo di Cicogna, Piero Fassino allora segretario dei DS, fu  coinvolto in una vicenda giudiziaria dai contorni tuttora oscuri.  Lavoravo con lui come caposegreteria, quando fu fatta scoppiare la bomba  di Telekom Serbia. Ovvero di presunte tangenti che sarebbero arrivate  allora a Mortdella (Prodi) Ranocchio [...]]]></description>
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<div><strong><em>di  <a href="http://www.facebook.com/mpacciotti">Marco Pacciotti</a> </em></strong><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/261822_168486436552063_100001721228592_413494_1024935_n.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2091" title="261822_168486436552063_100001721228592_413494_1024935_n" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/261822_168486436552063_100001721228592_413494_1024935_n-150x150.jpg" alt="" width="205" height="205" /></a></div>
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<p>Con  il nomignolo di Cicogna, Piero Fassino allora segretario dei DS, fu  coinvolto in una vicenda giudiziaria dai contorni tuttora oscuri.  Lavoravo con lui come caposegreteria, quando fu fatta scoppiare la bomba  di Telekom Serbia. Ovvero di presunte tangenti che sarebbero arrivate  allora a Mortdella (Prodi) Ranocchio (Dini) e Cicogna (Fassino) dalla  vendita di quella compagnia telefonica. Una campagna preparataprima e  condota poi per mesi dal giornale della famiglia Berlusconi, che non  esitò a dar voce e credito a uno oscuro personaggio, tale Igor Marini  che si scopri poi non essere nè un broker come millantava nè un  faccenderie di livello, ma un truffatore recidivo e screditato.</p>
<p>Ricordo  l&#8217;amarezza di Fassino nell&#8217;essere ingiustamente costretto a difendersi.  L&#8217;amarezza di un uomo per bene che amava il Partito che dirigeva e a  cui era chiaro che l&#8217;attacco ad esso era rivolto attraverso lui e quello  che rappresentava, il Segretario appunto. Ricordo anche che accanto a  tanti attestati di stima e solidarietà da parte di militanti e  simpatizzanti, e di gran parte del gruppo dirigente, ci furono  anche silenzi e imbarazzi di altri, pochi a dire il vero ma comunque  troppi per chi conosce la rettitudine di Fassino.</p>
<p>A distanza di  anni, la giustizia rende definitivamente onore a Fassino, condannando a  10 anni di carcere Igor Marini e un suo socio per quella vicenda.   Purtroppo la distanza nel tempo non aiuta a rendere pubblica questa  sentenza, importante per le ragioni dette ma anche perchè &#8220;svela&#8221; come  in Italia una certa parte politica abbia tentato di annientare con false  accuse quella che allora era la leadership di minoranza. Una prassi  barbara e antidemocratica.</p>
<p>Spero che nei prossimi giorni avremo la  volontà di fare chiarezza fino in fondo. L&#8217;ottimo D&#8217;Avanzo che svelò il  falso e la montatura fatta è morto, la Repubblica titola oggi a pag. 27  la notizia, sotto quella dell&#8217;assoluzione del presunto pusher del  povero Marco Pantani. Dubito che Il Giornale, allora diretto da  Belpietro, facia di meglio. Sta a noi non lasciare che la cosa passi  come una banalità. Anche perchè a me, per quel che conta,  resta una  domanda che vorrei fosse chiarita in sede poltica in primis&#8230;poi si  vedrà se anche altrove. Come potè un personaggio oscuro e inaffidabile  come Marini, ricevere tanto credito e spazio su una importante testata  giornalistica nazionale?</p>
<p>Con l&#8217;avallo della proprietà  forse?&#8230;.sicuramente la violenza con cui la allora maggioranza di  centrodestra cavalcò la polemica, sposando senza dubbi la tesi  accusatoria fa pensar male!</p>
<p>Credo che rendere onore oggi a Fassino sia non solo giusto umananmente ma anche utile per la democrazia e la politica!</p>
<p>Roma, 11/11/2011</p>
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		<title>In nome del popolo italiano. Per la ricostruzione democratica, sociale, economica del paese</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 07:39:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervento di Pier Luigi Bersani
Piazza San Giovanni, Roma 5 novembre 2011
Grazie a voi, Democratiche e Democratici, Amici e Compagni, Cittadine e Cittadini che siete qui con noi. 
Voglio dire prima di ogni altra cosa lo sgomento per la drammatica alluvione che ha investito la Liguria e prima ancora la Liguria e la Toscana e che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/bersani-e-la-piazza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2067" title="bersani e la piazza" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/bersani-e-la-piazza-300x225.jpg" alt="" width="392" height="282" /></a>Intervento di Pier Luigi Bersani</strong></em></p>
<p><em>Piazza San Giovanni, Roma 5 novembre 2011</em></p>
<p><strong>Grazie a voi, Democratiche e Democratici, Amici e Compagni, Cittadine e Cittadini che siete qui con noi. </strong></p>
<p><em><strong>Voglio dire prima di ogni altra cosa lo sgomento per la drammatica alluvione che ha investito la Liguria e prima ancora la Liguria e la Toscana e che ci lascia in ansia anche in queste ore. Tante vittime, tante famiglie nel dramma; Genova, e tanti meravigliosi paesi, cari agli italiani e a tutto il mondo, terribilmente devastati. Cittadini che vedono le loro case e i loro beni invasi, travolti dall’acqua. Una tragedia. Noi ci stringiamo attorno alle famiglie delle vittime e alle popolazioni colpite. Noi ci saremo, in ogni sede utile, e per tutto il tempo necessario perché vengano le risposte dell’emergenza e del soccorso, del ripristino e della ricostruzione. Cominciamo oggi stesso da San Giovanni lanciando una grande sottoscrizione per un aiuto concreto. Da questa piazza un abbraccio commosso ai cittadini colpiti della Liguria e della Toscana.</strong></em></p>
<p>Siamo tanti in questa piazza ferita dalle violenze di poche settimane fa e che oggi riportiamo alla sua storia migliore.</p>
<p>San Giovanni non è solo una piazza. E’ il simbolo di tutte le piazze del nostro paese: luoghi dove il popolo italiano con i suoi partiti, le sue associazioni, i suoi sindacati, ha fatto la nostra democrazia. Luoghi di pace, di festa, di lotta.</p>
<p>Noi non permetteremo mai che rimangano vuoti. E non permetteremo che rimangano muti.</p>
<p>Mai!</p>
<p>Anche per questo fatemi dire grazie alle forze dell’ordine che anche oggi non hanno fatto mancare il loro impegno e il loro servizio prezioso.</p>
<p>E grazie alle Associazioni e ai Movimenti che hanno scelto di essere qui. Con i loro simboli e le loro proposte.</p>
<p>Un saluto alle forze del centrosinistra: SEL, IDV, I Socialisti, i Moderati di Portas.</p>
<p>Vedo le vostre bandiere: grazie per questa presenza generosa.</p>
<p>Ma il saluto più affettuoso lo voglio dare ai nostri ospiti europei e internazionali. Li accogliamo con emozione, amicizia, fraternità.</p>
<p>Sappiamo bene che questa manifestazione si svolge nel cuore di un’emergenza drammatica per l’Europa e per l’Occidente intero. E di un’emergenza ancora più drammatica per l’Italia.</p>
<p>Ma proprio la coscienza della difficoltà ci spinge a pronunciare oggi una promessa e a stringere un patto con le grandi forze della sinistra e del progressismo europeo.</p>
<p>Lo facciamo a Roma, a Roma nella città dove si firmarono i primi trattati dell’Unione e dove si è sottoscritta la Costituzione dell’Europa.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La nostra promessa è che riporteremo l’Italia là dove deve stare</strong>.</p>
<p><strong>Là dove ci aspetta il mondo</strong>.</p>
<p>Riporteremo l’Italia alla sua dignità, al suo buon nome, alla vocazione europeista che fu di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi.</p>
<p>Il patto è che tutti assieme – noi, le grandi forze della democrazia e del progresso – rilanceremo il sogno di un’Europa politica, sovrana, forte della sua civiltà e aperta verso il mondo.</p>
<p>Dopo l’euro, non si va indietro, si va avanti!</p>
<p>Perché l’Euro non è la malattia.</p>
<p>La malattia è l’Europa delle destre, l’Europa azzoppata dalle destre.</p>
<p>L’Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy.</p>
<p>Quanto a Berlusconi, lui nella tragedia si è ritagliato un posto ma solo nelle vignette di satira. E sia chiaro che anche di questa vergogna dovrà rispondere!</p>
<p>La destra dunque, non altri, ha messo in ginocchio l’Europa! A partire da come hanno gestito l’emergenza della Grecia.</p>
<p>Certo che quello era un problema serio. Ma poteva essere isolato con facilità. La Grecia è il 3% del PIL Europeo!</p>
<p>Ma ha prevalso la loro dottrina, quella coltivata per anni: quella della chiusura e del ripiegamento difensivo in politica e quella del lasciar fare al mercato in economia. Hanno prodotto un disastro.</p>
<p>E così, per non aver voluto spendere uno, adesso spendiamo mille!</p>
<p>Ora – solo ora – anche le destre si svegliano e scoprono che abbiamo un destino comune, ma è tardi, dopo che a piene mani si è seminato l’egoismo delle persone, dei territori e delle nazioni.</p>
<p>Adesso improvvisano. Balbettano. Inventano soluzioni che durano un giorno. Di colpo scoprono che bisogna mettere qualche briglia ai mercati.</p>
<p>Peccato che le briglie non ce le hanno più. Le hanno gettate via!</p>
<p>E allora tocca a noi.</p>
<p>Lo dico a Francois e Sigmar e agli altri leader europei, con i quali parliamo e che la pensano come noi.</p>
<p>Questa volta dobbiamo riuscire, non possiamo fallire, dobbiamo tornare a vincere per ridare speranza, riforme e un’etica comune a un grande continente.</p>
<p>Tocca a noi – ai democratici, ai socialisti, ai liberali veri –  rifare l’Europa.</p>
<p>E farla più democratica, sovrana, giusta, libera.</p>
<p>Noi lavoreremo a un continente più unito nelle sue politiche economiche e sociali. Lo renderemo di nuovo protagonista sulla scena internazionale.</p>
<p>E per riuscirci combatteremo assieme, da subito, con una nostra piattaforma perché l’Europa si dia finalmente gli strumenti per garantire l’Euro, gli strumenti per controllare la finanza e farla partecipare a uno sforzo comune, gli strumenti per sostenere investimenti, occupazione, crescita.</p>
<p>Questo – cari Democratici – è il primo messaggio che si leva da qui: <strong>mai come oggi tocca alle forze progressiste alzare la bandiera dell’Europa</strong> perché nel ripiegamento – nell’idea che ciascuno si occupa solo di casa sua –  vincono le destre e i risultati li abbiamo sotto gli occhi!</p>
<p>Ma oggi a Roma, è giusto che prendiamo un altro impegno ugualmente decisivo.  Ed è spingere l’Europa a fare quello che non ha mai fatto davvero: guardare al Mediterraneo, finalmente!</p>
<p>Il Mediterraneo. Il nostro Mare.</p>
<p>Verrà un giorno in cui questo nostro mare si lascerà alle spalle le tragedie e i lutti di adesso; un giorno in cui lanceremo fiori sull’acqua per ricordare con vergogna la barbarie di migliaia di esseri umani – donne, bambini – annegati mentre inseguivano  una speranza di vita.</p>
<p>Verrà il giorno delle Istituzioni libere nei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.</p>
<p><strong>Verrà il giorno in cui i popoli di Israele e di Palestina vivranno in pace, da fratelli, nei loro Stati</strong>.</p>
<p><strong>Noi quel giorno lo vogliamo e lo vedremo</strong>!</p>
<p>Siamo pronti.</p>
<p>Siamo pronti a una nuova era di scambi e di amicizia.</p>
<p>Siamo pronti a darci la mano per crescere assieme.</p>
<p>L’Italia deve portare l’Europa a quell’incontro e il nostro Mezzogiorno deve portare l’Italia – tutta l’Italia – a quell’appuntamento.</p>
<p>Assieme ai progressisti daremo all’Europa una voce dentro il mondo globale.</p>
<p>Perché il mondo è globale. Ma non per questo è diventato un mondo giusto e rispettoso dei diritti umani.</p>
<p>E’ un mondo dove gli squilibri sono ancora intollerabili  e scrivono il destino di miliardi di persone.</p>
<p>Ma c’è un solo modo per evitare le crisi che stiamo vivendo: crescere un po’ tutti senza troppi squilibri nei rapporti economici e commerciali. E crescere ciascuno nel suo paese senza diseguaglianze sociali indecenti.</p>
<p>Un’altra strada non c’è!</p>
<p>Per arrivarci bisogna regolare i grandi fattori della globalizzazione; la finanza, l’accesso alle materie prime, la temperatura del globo, le migrazioni, le guerre.</p>
<p>E debellare la fame e nutrire il pianeta, gli obiettivi al centro dell’Expo di Milano nel 2015.</p>
<p>Bisogna fare dei passi graduali, ma sicuri, verso un Governo democratico del mondo!</p>
<p>Questa per noi, per il Partito Democratico, lo diciamo da Roma, deve essere la piattaforma di una nuova grande organizzazione delle forze progressiste e democratiche del mondo, che oltrepassi le famiglie più antiche e gloriose e unisca le forze in nome di quei valori indisponibili che sono l’uguaglianza e la libertà.</p>
<p>La sfida è immensa ma appassionante: creare le idee-guida per un mondo nuovo. Guardare di nuovo all’economia reale, alle persone e alle cose, ai beni comuni e ai valori delle società. Idee guida alternative a quelle disastrose della destra, perché le crisi di oggi non si ripetano mai più.</p>
<p>Care Democratiche e cari Democratici,</p>
<p>in questo quadro difficile ci siamo noi, c’è l’Italia.</p>
<p>Un grande paese.</p>
<p>Lasciate che lo ripeta: <strong>un grande paese</strong>.</p>
<p>Alle spalle abbiamo una storia complessa.</p>
<p>Abbiamo conosciuto grandezze e tragedie. Due guerre mondiali, il colonialismo, una dittatura e la vergogna delle leggi razziali.</p>
<p>Ma anche la forza di un popolo che ha sempre saputo rialzarsi e ripartire. Come dopo il fascismo, quando in una manciata di anni un panorama di macerie, morali e materiali, ha lasciato il posto a una delle potenze industriali del pianeta.</p>
<p>Anche per questo, tra le cose che ci indignano di più è vedere il nostro paese sbeffeggiato. Vedere che, all’estero, dell’Italia si ride.</p>
<p>Questo non era mai accaduto: e questo non lasceremo che accada mai più.</p>
<p>Perché, nonostante tutto, siamo ancora tra i dieci Paesi più ricchi del mondo.</p>
<p>Abbiamo un patrimonio ineguagliabile, di bellezze, risorse, capacità.</p>
<p>Abbiamo una geografia cruciale. E siamo presenti a milioni in ogni angolo del mondo. Gente che lavora, gente rispettata, gente per bene.</p>
<p>E allora proprio noi, che non facciamo ombra a nessuno e possiamo parlare con tutti, noi possiamo fare molto per un’Europa nuova e per un mondo nuovo!</p>
<p>Basta che non perdiamo la stima di noi stessi!</p>
<p>Ma la stima di noi stessi passa dalla stima degli altri!</p>
<p><strong>La realtà è che oggi noi non siamo quello che dovremmo essere</strong>.</p>
<p>Mentre siamo dove non dovremmo stare: nel luogo più esposto della crisi, nel suo epicentro, percepiti ormai come un rischio ed esposti alle scelte e alle convenienze di altri.</p>
<p>L’ho detto e ripetuto quasi ogni giorno: <strong>non c’era una sola ragione perché ci trovassimo lì!</strong></p>
<p>Se ci siamo arrivati è per la politica di un Governo incapace e sconsiderato.</p>
<p>Ci siamo arrivati perché una propaganda volgare ha  combattuto contro il linguaggio della verità.</p>
<p>Purtroppo avevamo visto bene, e per tempo, quello che adesso vedono tutti.</p>
<p>Avevamo visto dove si precipitava.</p>
<p>Chi non ci vuole bene, da mesi ci descrive come un partito incerto, ondivago.</p>
<p>Ma io torno a chiedere, da qui, da questa piazza: c’è qualcuno, c’è una forza politica, un commentatore che in tutto questo tempo abbia avuto una posizione più chiara e netta della nostra?</p>
<p>Abbiamo detto due anni fa che dopo il decennio  della destra – perché otto anni su dieci hanno governato loro! – ci sarebbe stato un tramonto fiammeggiante e pericoloso.</p>
<p>Abbiamo avanzato le nostre proposte su ogni decreto che loro licenziavano. Abbiamo detto ogni santo giorno che quel signore doveva andarsene, perché ci avrebbe condotti al disastro.</p>
<p>E abbiamo ripetuto che tutti i paesi più esposti – Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna – a questa crisi avevano dato comunque una risposta: cambiando governo o anticipando le elezioni.</p>
<p>Noi – il primo partito dell’opposizione – siamo sempre stati pronti a fare la nostra parte, in entrambi i casi.</p>
<p>C’è stato qualcuno più chiaro di noi?</p>
<p>Alzi la mano.</p>
<p>Lo vogliamo vedere.</p>
<p>Alzi la mano chi ha visto meglio e più lontano!</p>
<p>E allora Basta!</p>
<p>Basta con la denigrazione del PD, dell’unica forza che può davvero dare una mano al Paese.</p>
<p>Lo dico senza superbia. Senza arroganza.</p>
<p>Lo dico perché adesso l’Italia è davvero nei guai.</p>
<p>La situazione è grave. E’ molto grave.</p>
<p>Il Paese soffre, ha paura, è pessimista.</p>
<p>Noi non cavalcheremo mai questa paura. Sarebbe irresponsabile.</p>
<p>No. Noi abbiamo convocato questa piazza per dire una parola importante, <strong>e questa parola è “Fiducia”!</strong></p>
<p>Anche questa è una promessa, che nasce, che parte da qui, da San Giovanni.</p>
<p><strong>L’Italia ce la farà</strong>.</p>
<p><strong>Gli italiani ce la faranno</strong>.</p>
<p>Lo ripeto: siamo uno dei Paesi con più “storia” nel mondo.</p>
<p>E abbiamo già dimostrato di saper domare la finanza pubblica, quando c’era gente seria al Governo.</p>
<p>Non ci nascondiamo i problemi, ma guardiamo anche al paese che sta in campo. Che reagisce.</p>
<p>A quell’Italia che migliora le esportazioni. E questo succede perché abbiamo lavoro buono, impresa buona, prodotti buoni.</p>
<p>E se è così, perché non dovremmo avere un mestiere nel mondo nuovo?</p>
<p>Lo sappiamo bene che i nostri ricercatori scappano via, ma sappiamo anche che passate le Alpi ce li prendono al volo, perché sono tra i migliori. I figli migliori di un paese che non sa neppure di averli!</p>
<p>E quanta ricchezza abbiamo ancora nascosta, al riparo e che non sta dando una mano?</p>
<p>E quanta ricchezza morale abbiamo già in campo!</p>
<p>La ricchezza della società consapevole, che ha riempito le piazze di Milano, di Napoli, Torino, Bologna e decine di altre città, dove il centrosinistra ha trionfato nel voto amministrativo.</p>
<p>E ancora, la ricchezza di quel volontariato che non raccoglie solo soldi ma si rimbocca le maniche. E di quel Mezzogiorno dove una massa di giovani e donne, di persone oneste, aspetta di potersi esprimere, di liberare talenti e capacità.</p>
<p>Eccole, le vere energie di questo paese.</p>
<p>Davanti a noi c’è un cammino complicato. Ma non tutto è buio! E non tutto è notte.</p>
<p>Ci sono molte luci. E una brilla più delle altre: la nostra Costituzione, la più bella del mondo, capace di illuminare i passi fondamentali del nostro cammino.</p>
<p>Abbiamo le forze e ce la faremo.</p>
<p>Ma non sarà una passeggiata.</p>
<p>Certo, prima di tutto c’è una vecchia pratica da sbrigare: <strong>Berlusconi deve andare a casa.</strong></p>
<p>O ci va da solo o ce lo manderemo noi o in Parlamento o alle elezioni.</p>
<p>Ma deve andare a casa.</p>
<p>Lo abbiamo detto da tempo. All’inizio quasi da soli. Poi, mano a mano, si sono uniti gli altri. Con un po’ di ritardo, com’è nello stile di una parte di questo paese. Quelli che sventolano la bandiera, ma solo alla fine della partita!</p>
<p>Ma va bene lo stesso. L’importante è che lo dicano.</p>
<p>Però, per favore, nessuno faccia la caricatura di quello che abbiamo detto e che diciamo noi.</p>
<p>Nessuno ci spieghi col dito alzato che non basta cacciare Berlusconi per risolvere i problemi!</p>
<p>Lo dite a noi? A noi?</p>
<p>Ma lo sappiamo da prima di voi, che quando se ne andrà non si porterà via i problemi!</p>
<p>Ce li lascerà tutti, e per ogni giorno che passa ce ne lascerà uno di più.</p>
<p>Però sappiamo anche che il giorno dopo si potrà finalmente cominciare a lavorare per uscirne, dai problemi!</p>
<p>E quando verrà quel momento non racconteremo favole, perché di favole si può morire.</p>
<p>Chi vorrà sentire delle favole dovrà rivolgersi altrove.</p>
<p><strong>Perché per noi la seconda parola, dopo “Fiducia” sarà “Verità”. <a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/le-nostre-bandiere.jpg"><img class="size-medium wp-image-2068 alignleft" title="le nostre bandiere" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/le-nostre-bandiere-300x225.jpg" alt="" width="486" height="363" /></a></strong></p>
<p>Assieme alle italiane e agli italiani guarderemo in faccia i problemi, soprattutto quelli che non si risolvono in un giorno.</p>
<p>E il <strong>Primo</strong> di questi problemi è un macigno sulla strada dell’Italia: è il fatto che da anni cresciamo poco. Troppo poco. Nei tre anni della crisi abbiamo perso ricchezza per più del doppio della media europea.</p>
<p>Altroché star meglio degli altri!</p>
<p>Oggi davanti a noi non vediamo una ripresa ma una stagnazione che può diventare facilmente recessione. E tutto questo mette in discussione il lavoro e in particolare il lavoro dei giovani.</p>
<p>Il <strong>Secondo </strong>problema è una finanza pubblica che non è in sicurezza. Il costo del debito cresce in modo pauroso mentre l’economia è troppo bassa per portare da sé risorse alle casse dello Stato.</p>
<p>Le loro manovre ingiuste lasciano aperti buchi impressionanti, anche perché hanno promesso all’Italia e al mondo di prendere soldi dove soldi non ce ne sono!</p>
<p><strong>Terzo </strong>problema: la macchina pubblica non gira.</p>
<p>Il sistema delle decisioni nelle Istituzioni e nella Pubblica Amministrazione non sta meglio dopo la cura populista di questi anni. Anzi sta molto peggio.</p>
<p>Non si è riformato nulla, non si è semplificato nulla, si è complicato di più. Fare uno Stato che funzioni è ancora un cantiere da aprire.</p>
<p>Il <strong>Quarto</strong> problema è che alcuni servizi fondamentali sono finiti in affanno e in alcune aree del Paese ormai sono andati sotto la soglia della sostenibilità e della decenza.</p>
<p>Sto parlando di sanità, di scuola, di sicurezza, di servizi locali, dal trasporto pubblico che si sta bloccando ai servizi sociali. I nostri Comuni non possono fare i bilanci! E sto naturalmente parlando di cura del territorio!</p>
<p><strong>La cura del territorio</strong>, l’amore per la nostra terra: e mentre lo dico, ancora una volta, il pensiero più affettuoso va alla gente straordinaria di Liguria e Toscana che piange vite perdute e subisce danni incalcolabili. E abbiamo un Governo che ha cancellato i cinquecento milioni all’anno che noi avevamo sempre garantito per la difesa del suolo, che ha provato a fare un altro condono edilizio; abbiamo una maggioranza che al Senato ha votato che i cambiamenti climatici non ci sono (alla Camera sono stati più contenuti. Hanno solo votato che Ruby è la nipote di Mubarak).</p>
<p>Il <strong>Quinto</strong> e ultimo problema, che però tutti gli altri contiene, è il tessuto civico e democratico di questo nostro paese.</p>
<p>Le diseguaglianze sociali e quelle fra Nord e Sud sono aumentate in modo drammatico.</p>
<p>Un ragazzo su quattro è a rischio povertà. Quella povertà che la crisi ha sospinto anche dove non era mai arrivata: nel ceto medio, tra tanti artigiani e piccole imprese che abbassano la saracinesca perché non reggono più. O tra quei cinquantenni che perdono il lavoro e si chiedono con disperazione se per loro ci sarà un’altra possibilità. E vogliamo tacere del colpo che stanno subendo le condizioni dei disabili? O possiamo tacere che ai cittadini de L’Aquila viene chiesto in questi giorni di pagare in un colpo dodici rate di tasse arretrate mentre ancora le attività sono ferme? L’elenco sarebbe infinito.</p>
<p>Ma in questo enorme disagio, in questo quadro d’insieme la credibilità delle Istituzioni e della politica è ai minimi storici.</p>
<p>Il populismo nelle sue diverse espressioni alla fine ha portato un risultato solo: quello di moltiplicare le spinte dell’antipolitica.</p>
<p>Lo dico da qui: noi – almeno noi – sappiamo distinguere. Sappiamo che l’indignazione di milioni di cittadini non solo è legittima ma giusta.</p>
<p>Ma sappiamo anche che senza la fiducia in una buona politica, la democrazia non può funzionare e le risposte non possono venire.</p>
<p>Ecco, questi sono i problemi che dobbiamo guardare in faccia.</p>
<p>E non c’è bisogno di essere maghi dell’economia per sapere che l’emergenza finirà, che il mondo ci lascerà tranquilli solo quando vedrà che li stiamo affrontando sul serio, quei problemi. Ma se non troveremo delle ricette nostre, arriveranno le ricette degli altri come si sta già ben vedendo, e potranno anche non piacerci, e lasceremo comunque agli altri un pezzo della nostra libertà e della nostra dignità. Se i sacrifici bisognerà farli, li decideremo noi! Almeno questo, un grande Paese deve poterlo dire. E un grande Partito deve dirlo.</p>
<p>Per questo fiducia e verità dovranno darsi la mano.</p>
<p>Dichiarare i problemi e avere la fiducia per uscirne: questo è il punto.</p>
<p>Lo si può fare in un solo modo. Con l’equità.</p>
<p>Con l’idea di uno sforzo comune dove chi ha di più dà di più, con l’idea di un cambiamento che scomodi un po’ tutti, ma scomodi di più chi finora si è scomodato meno. E con una guida politica unita, solida e pulita che trasmetta dedizione totale all’Italia e agli Italiani e non ai propri interessi.</p>
<p><strong>Noi chiamiamo tutto questo ricostruzione</strong>.</p>
<p>E’ il messaggio di Piazza San Giovanni. <strong>Ricostruzione</strong>.</p>
<p>Ricostruzione della fiducia e della speranza.</p>
<p>Ricostruzione di una democrazia costituzionale piena e funzionante. Ricostruzione di un patto sociale e di sviluppo sostenibile. Di una nuova mappa di diritti umani, civili, sociali e insieme di nuovi doveri e responsabilità verso gli altri.</p>
<p>Sappiamo bene che questi giorni ci richiamano a una emergenza drammatica. Lo abbiamo detto agli Italiani e lo abbiamo detto al Presidente della Repubblica che ringrazio qui per il Suo impegno straordinario: noi non cerchiamo ribaltoni o soluzioni di piccolo cabotaggio parlamentare. Se c’è discontinuità, se c’è cambiamento, se c’è una credibilità internazionale e interna da parte di un nuovo Governo, noi siamo pronti assieme a tutte le opposizioni a prenderci le nostre responsabilità, a dare un contributo di equità e di efficacia a misure che a questo punto debbono essere vere e proprie misure di salvezza nazionale.</p>
<p>Ma tutto questo, se si determinasse, sarebbe un passaggio di transizione, l’avvicinamento ad un ciclo più radicale e impegnativo di cambiamento che potrà avvenire solo con il concorso attivo e l’assunzione di responsabilità e condivisione dei cittadini elettori.</p>
<p>Sia chiaro comunque che anche un eventuale governo di transizione non potrebbe che muoversi nel senso di un nuovo patto sociale, capace di tenere unito questo paese, dopo le drammatiche divisioni di questi anni.</p>
<p>E sappiamo già quale senso dare a questa svolta, quale obiettivo mettere davanti a tutto; sappiamo con quale bussola orientare le nostre politiche come fu per l’Euro.</p>
<p>Questo grande obiettivo, questa bussola sarà il lavoro per la nuova generazione.</p>
<p><strong>Nessuno sarà abbandonato</strong>, nessuna scelta sarà dimenticata ma il lavoro dei giovani sarà la bussola. Perché se l’Italia vuole avere un futuro deve mettere al lavoro la nuova generazione.</p>
<p>Sappiamo anche da dove cominciare per dare il segno del cambio di stagione.</p>
<p>Cominceremo dalla politica, dalla sua riforma, dalla riforma delle Istituzioni e della Pubblica Amministrazione.</p>
<p>Siamo stanchi di presentare proposte (dal dimezzamento dei Parlamentari all’abolizione dei vitalizi) e vederle bloccate dalla destra salvo finire anche noi nel mucchio del discredito.</p>
<p>Siamo stanchi.</p>
<p>E’ un gioco pericoloso non solo per noi, ma per la democrazia!</p>
<p>Vogliamo una maggioranza per governare, e il giorno dopo si fa sul serio!</p>
<p>Vi garantisco che si fa sul serio, e si allineano i costi della nostra politica ai costi europei. Non un euro in più. E dopo tante parole a vuoto, qualcosa di serio sulla Pubblica Amministrazione! Cinque livelli di governo non si possono più sostenere! La pletora amministrativa e delle società pubbliche non si può più sostenere. La spesa corrente va messa sotto controllo davvero, come già abbiamo dimostrato di saper fare a differenza della destra, tutta chiacchiere e distintivo, capace solo di farla crescere, azzerando gli investimenti.</p>
<p>Cominceremo dunque da lì, e insieme, da subito, una riforma fiscale.</p>
<p>L’evasione deve pagare, i patrimoni rilevanti e le grandi ricchezze devono pagare. Non può pagare solo chi sta pagando adesso e chi ha pagato fin qui, non si può dare addosso solo al lavoro, ai pensionati, alle famiglie.</p>
<p>Ci vuole un fisco orientato all’equità, al lavoro, alla crescita.</p>
<p>Noi sappiamo come si fa e lo faremo. Perché sono il fisco e l’evasione, le cose che ci fanno più diversi dall’Europa, anche se nella lettera del Governo non se ne faceva cenno!</p>
<p>E le liberalizzazioni, noi le abbiamo fatte, noi le sappiamo fare, ne abbiamo un nuovo elenco pronto e le faremo, perché pensiamo che la flessibilità non la si può chiedere solo ai lavoratori, che non si può scaricare sul consumatore, a piè di lista, i costi e i profitti di chi è protetto, che non si può impedire a un giovane di fare il mestiere che sa fare. Non puoi tenerlo a tirocinio per mesi o anni senza che prenda un euro!</p>
<p>E poi il welfare da preservare e riformare. Cominciando dalla precarietà. Lo ripetiamo: un’ora di lavoro stabile deve costare un po’ meno e un’ora di lavoro precario deve costare un po’ di più. Questa è la premessa per dare a un ragazzo la possibilità di arrivare per tempo a un salario decente. Ed è la condizione perché lui e tutti i suoi coetanei abbiano la speranza di una pensione decente. In questa logica, e solo in questa logica, siamo pronti a confrontarci: a discutere delle ricadute in positivo di un meccanismo di flessibilità volontaria in uscita, che può e deve alzare l’età effettiva di pensionamento.</p>
<p>Bisogna fare qualcosa per chi cerca il lavoro e non lo trova.</p>
<p>Anche a noi piace la Danimarca, la flexicurity di cui in questi giorni il Governo si è improvvisamente innamorato; che costa però tantissimi soldi. La Danimarca noi la stiamo vedendo in cartolina! Da un anno e mezzo è in corso una fase violenta di espulsione dal lavoro.</p>
<p>Vogliamo, in aggiunta, incoraggiare i licenziamenti, pensando che questo di per sé migliori il mercato del lavoro?</p>
<p>Come si può pensare una sciocchezza simile?</p>
<p>Perché non pensiamo piuttosto a crearlo, un po’ di lavoro.</p>
<p>Perché non pensiamo alla politica industriale, alla ricerca, alle tecnologie italiane, alle reti, all’efficienza energetica, all’economia verde, al nostro made in Italy a partire dal potenziale che può esprimere il Mezzogiorno! Perché non pensare per il Mezzogiorno a mettere almeno una parte delle residue risorse europee in un programma garantito e automatico per investimenti e occupazione di giovani e donne a cominciare dai giovani laureati?</p>
<p>La nostra industria, la nostra agricoltura abbandonata, i servizi, la piccola impresa: vogliamo tornare a occuparcene?</p>
<p>Perché il lavoro non cade dal cielo, ma viene da lì.</p>
<p><strong>Insomma, riforme!</strong></p>
<p>Un progetto di ricostruzione per il lavoro: per il lavoro delle donne e delle nuove generazioni.</p>
<p>E riforme per la ricostruzione democratica.</p>
<p>Dopo dieci anni di cura populista c’è tutto da risistemare e su tutto abbiamo pronta una proposta. Istituzioni, legge elettorale, federalismo, funzionamento della giustizia, conflitti di interesse e incompatibilità, informazione e Rai tv, ovunque si volge lo sguardo c’è un peggioramento, c’è malfunzionamento, c’è discredito del sistema.</p>
<p>Perché era l’altro modello che secondo loro doveva funzionare: quello del “salvatore della patria”, quello del nome sul simbolo, quello del consenso che viene prima delle regole, perché le regole legano le mani al campione; il modello che vive sul nemico e sul capro espiatorio: il magistrato, il comunista, il terrone, l’immigrato, l’euro.</p>
<p>Il modello che non conosce la distinzione dei poteri, il modello che comunica ma non governa, perché quel che conta non è fare, è raccontare; non è fare è dire che si fa, è convincere che si sta facendo, è gonfiare con la comunicazione la bolla delle illusioni.</p>
<p>Noi da questa piazza lo diciamo all’Italia: questo modello ci ha precipitati nel fondo del pozzo perché non è in grado di decidere nulla, e alla fine il conto lo paghiamo tutti!</p>
<p>Ma attenzione. Ci riproveranno, non hanno altra carta che quella!</p>
<p>E allora qui diciamo: noi siamo pronti alla battaglia e stavolta il terreno lo imporremo noi!</p>
<p>E il terreno sarà un’alternativa chiara: o il modello populista o la riforma della democrazia nel solco della Costituzione.</p>
<p>Questa sarà la scelta. O affidarsi di nuovo a un imbonitore o scegliere finalmente  un modello che ci riporta alle grandi democrazie del mondo. Perché salvatori della patria non ce ne sono più – abbiamo già dato! – e ci si può salvare solo tutti assieme!</p>
<p>Ecco dunque – care democratiche e democratici, amici e compagni che siete qui – la ricostruzione che vogliamo è una ricostruzione civica, morale, economica e sociale. E’ una profonda ricostruzione democratica.</p>
<p>Fra poche settimane presenteremo il nostro progetto alla “Conferenza per la Ricostruzione”.</p>
<p>Siamo pronti.</p>
<p>E del resto cos’altro abbiamo fatto in questi anni, cos’altro stiamo facendo se non predisporre idee e progetti, per l’Italia?</p>
<p>Diremo alla “Conferenza per la Ricostruzione” la sintesi del nostro progetto, e sarà un progetto alternativo, un progetto di cambiamento. Pareggio di bilancio sì ma insieme a equità, lavoro e sviluppo.</p>
<p>Ci rivolgeremo alle italiane e agli italiani.</p>
<p>Chiederemo l’aiuto di tutti per sgombrare le macerie di questi anni.</p>
<p>Ci metteremo al servizio di un risveglio collettivo.</p>
<p>Proporremo un progetto di governo che sappia parlare alle sensibilità positive, ai movimenti che si sono risvegliati nel Paese.</p>
<p>Quello delle donne, innanzitutto.</p>
<p>Perché l’autonomia e la dignità delle donne, insieme al loro stare in campo, misurano da sempre il grado di civiltà, di benessere,  di un paese. Quando il rispetto per le donne regredisce, quando si umiliano i loro diritti, è il Paese intero che subisce un danno culturale e sociale incalcolabile. Ma insieme, e grazie ai movimenti, abbiamo reagito. Quelle piazze d&#8217;Italia di febbraio con la sciarpa bianca sono state un simbolo di riscossa prima di tutto sul piano civile. E ci inchiniamo, un mese dopo la tragedia, alla memoria delle cinque donne morte fra le macerie del laboratorio in cui lavoravano a quattro euro l’ora. Sentiamo tutti la vergogna di quelle morti.</p>
<p>Vogliamo dunque un cambiamento che poggi sulle straordinarie risorse femminili di questo Paese. Più donne nel lavoro, nelle carriere. Più donne nelle Istituzioni. Più riconoscenza per la loro intelligenza.</p>
<p>E allora diciamo sì a un piano per l&#8217;occupazione delle donne a partire dal Sud. Diciamo sì’ alla legge contro le dimissioni in bianco che questo governo ha stracciato. E alle risorse per la scuola pubblica e la cultura. Se faremo tutto questo anche l&#8217;economia si rimetterà in moto, si torneranno a fare figli e le famiglie saranno più forti contro la crisi. E soprattutto basta con umiliazione e la retrocessione delle donne! Dignità e rispetto!</p>
<p>Sapremo parlare con la forza del riformismo, al richiamo che ci viene dai movimenti che sono cresciuti attorno alla domanda di diritti, in un paese che fatica persino a licenziare una norma di civiltà contro l’omofobia, o riconoscere che un bambino nato qui, di qualsiasi colore sia è un italiano! Movimenti attorno ai beni comuni, a cominciare da quello della legalità e dal bene comune dell’istruzione, della conoscenza,  della scuola.</p>
<p>Sapremo parlare alle speranze che tornano a fiorire nel Mezzogiorno e che abbiamo visto vivere sui volti e nelle parole dei duemila ragazzi che abbiamo incontrato a Napoli  e che faranno con il Partito Democratico un viaggio lungo un anno, un viaggio di formazione, scambio di esperienze e iniziative sul territorio.</p>
<p>E ci faremo interrogare dal risveglio di sensibilità religiose che sentono il dovere di una presenza più attiva sul terreno della politica.</p>
<p>Stiamo lavorando e vogliamo lavorare ancora per offrire a loro lo spazio di una politica consapevole delle sue responsabilità, della sua autonomia e anche del suo limite, una politica che poggi sul pilastro di un Umanesimo forte, sulla centralità della Persona; una politica che possa unire i credenti e i non credenti appassionati della comune umanità degli uomini, della loro dignità e della loro libertà.</p>
<p>Ci metteremo a servizio, non a comando.</p>
<p>Chi ha il compito di guidare si mette a servizio, perché il senso del guidatore sta nel viaggio di tutti e non nel suo!</p>
<p>Il messaggio fondamentale lo daremo, ho detto, alle italiane e agli italiani.</p>
<p>Le alleanze politiche vengono dopo. Perché il più contiene il meno;  e perché se non si alza la canzone popolare i cantanti da soli concludono poco!</p>
<p>Le alleanze politiche sono dunque per noi la conseguenza, non la premessa, della proposta per l’Italia.</p>
<p><strong>Se diciamo ricostruzione, allora diciamo alleanza dei progressisti e dei moderati, diciamo patto di governo per una legislatura di ricostruzione</strong>, per sostenere la riscossa del Paese, per sconfiggere il rischio che viene dalla peggiore destra d’Europa.</p>
<p>E’ inutile immaginare una destra diversa, la destra italiana è quella e non può essere che quella!</p>
<p>Questa dunque è e resta la nostra proposta: alleanza dei progressisti e dei moderati per una legislatura di ricostruzione.</p>
<p>Unità per la ricostruzione.</p>
<p>Sappiamo che questa proposta è una sfida per tutti.</p>
<p>Per il centrosinistra, per le forze di centro e per lo stesso Partito Democratico. Ma guardando il dramma del Paese tutti devono accettarla!</p>
<p>Il Centrosinistra è alla prova della sua credibilità.</p>
<p>Tutti, Partito Democratico, SEL, IDV, Partito Socialista ne siamo consapevoli. Vogliamo ne siano consapevoli quelle culture radicali, e quelle culture ambientaliste a cui ci rivolgiamo con amicizia.</p>
<p>Nessuno si stupisca che il Partito Democratico dica con forza: non rifaremo l’Unione.</p>
<p>Il Partito Democratico è nato dopo, e per correggere quell’esperienza (che pure, adesso si può dirlo, lasciò alla destra 5 punti di avanzo primario, 70 miliardi all’anno che sono stati buttati via) ma non rifaremo quel percorso!</p>
<p>Sono contento di poter annunciare qui, a San Giovanni, che abbiamo fatto passi avanti nella costruzione di un centrosinistra di governo; sia nel lavoro programmatico, sui punti più delicati; sia per l’allestimento di un meccanismo del tutto nuovo che garantisca la stabilità della maggioranza parlamentare; sia per i percorsi di partecipazione popolare, per l’indicazione della leadership del centrosinistra e sia, infine, per una proposta politica comune aperta alle forze moderate.</p>
<p>Con questo appello alle forze di Centro per un patto di legislatura noi non strattoniamo nessuno. Vogliamo mettere davanti a tutti la situazione reale del Paese che non giustifica pregiudizi o barriere insormontabili per chi voglia lasciarsi alle spalle il populismo, per chi voglia mettere in sicurezza i fondamentali del Paese e dargli una prospettiva.</p>
<p>La destra non è scomparsa, Berlusconi non è stato e non è una barzelletta. La destra ci sarà, sarà forte e sarà aggressiva, cattiva.</p>
<p>Lo diciamo anche a coloro che si sono illusi in questi anni che Berlusconi fosse comunque preferibile al Centrosinistra; a coloro che ancora oggi perdono tempo a pensare che si possa oltrepassare Berlusconi e riprendere la nostra strada e il nostro volto nel mondo escludendo il Partito Democratico o indebolendolo, o dividendolo. Vediamo bene le operazioni in corso. Vediamo la ricerca confusa di soluzioni che possano prescindere dal PD o ridurlo a una ruota di scorta, a una salmeria.</p>
<p>No.</p>
<p>Il primo Partito del Paese non può essere e non sarà mai una ruota di scorta. Abbandonate questa idea, è una illusione!</p>
<p>E’ un’idea distruttiva non per noi ma per l’Italia!</p>
<p>E se in queste posizioni si annidasse ancora dell’egoismo sociale, l’idea cioè che la nave possa galleggiare facendo bagnare solo quelli della terza classe, ci si convinca finalmente: qui è a rischio la nave e non solo la terza classe!</p>
<p>Mentre rivolgiamo questo appello agli altri, sappiamo bene quello che tocca a noi.</p>
<p>Ce ne è anche per noi!</p>
<p>Per noi che abbiamo osato, unici in Italia, ma in buona compagnia nel mondo, chiamarci Partito e Democratico annunciando con questo la promessa di una riforma della democrazia rappresentativa, della politica, dei partiti; per noi che siamo nati per rompere il muro tra politica e società civile; per noi partito del lavoro, della Costituzione dell’unità della nazione; per noi, c’è una responsabilità da assumere davanti agli italiani.</p>
<p>Dopo soli quattro anni, ancora giovani quindi, e con tante cose da migliorare, siamo il primo partito del Paese, non siamo più un esperimento!</p>
<p>Davanti agli italiani che vogliono il cambiamento tocca soprattutto a noi prenderci la responsabilità.</p>
<p>Siamo all’altezza di questo?</p>
<p>I nostri comportamenti, le nostre discussioni sono sempre all’altezza della nostra responsabilità?</p>
<p>Sia chiaro: la discussione noi la rivendichiamo, fa parte del nostro progetto di democrazia. O il berlusconismo è così entrato in vena che sembra strano agli italiani che non parli uno solo per tutti?</p>
<p>Non è così, in nessuna democrazia del mondo! Non c’è uno che parla per tutti!</p>
<p>Il punto è: di che cosa si discute e come si discute.</p>
<p>Si deve discutere sui problemi veri, che i cittadini capiscono, e non sui problemi che capiamo solo noi e qualche organo di stampa. Si deve discutere, ma trasmettendo solidarietà e unità sulle scelte che si prendono.</p>
<p>E se ci chiamiamo Partito Democratico, vuol dire che non facciamo il verso al berlusconismo ma che facciamo l’inverso del berlusconismo!</p>
<p>E’ perché pensiamo che la comunicazione sta alla politica come la finanza sta all’economia: utili entrambe, buone, indispensabili: ma non possono prendere il comando, non possono dettare il compito!</p>
<p>Se ci chiamiamo Partito Democratico è perché rivendichiamo un punto di vista politico, autonomo, sulla realtà. Capaci dunque di ascoltare tutti, di dialogare con tutti, di aprirci in modo vero, ma mai di metterci a rimorchio di qualcuno.</p>
<p>Per la ricostruzione del Paese noi chiediamo alle Italiane e agli Italiani di essere messi alla prova del governo. Nel passaggio più difficile dell’Italia, dal dopoguerra a oggi, il Partito Democratico avrà il suo vero battesimo.</p>
<p>Ci aiuterà una nuova generazione che è già in campo.</p>
<p>Mostreremo di saper essere quel Partito riformista e di governo che l’Italia aspetta. Ciò che abbiamo seminato fin qui, con fatica, ma non senza risultati, ci aiuterà a essere un Partito riformista che governa non stando solo nel palazzo, ma stando nel palazzo, nelle piazze e nei luoghi di vita e di lavoro degli italiani.</p>
<p>Radicati, presenti nella realtà come un grande partito popolare.</p>
<p>Quello che si vede in questa piazza, quello che tornando a casa è pronto a muoversi piazza per piazza, casa per casa, per dire alle italiane e agli italiani: <strong>noi ci siamo</strong>.</p>
<p><strong>Noi siamo con voi.</strong></p>
<p><strong>Abbiate fiducia, assieme cambieremo le cose, assieme ce la faremo</strong>. <strong>L’Italia ce la farà. </strong></p>
<p><strong>Viva l’unità per la ricostruzione, viva il Partito Democratico, viva l’Italia.</strong></p>
<h1 id="watch-headline-title"><strong><em>Le nostre bandiere per ricostruire l&#8217;Italia. </em></strong></h1>
<h1><strong><em>La piazza canta l&#8217;inno di Mameli.</em></strong></h1>
<p><strong><em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=mLDYbbiWbLg&amp;feature=autoshare">Le nostre bandiere per ricostruire l\&#8217;Italia.</a></em></strong></p>
<p><strong><em>http://www.youtube.com/watch?v=mLDYbbiWbLg&amp;feature=autoshare</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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