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	<title>Giovanni Carapella &#187; legalità</title>
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		<title>PD LAZIO &#8211;  IL 12 Febbraio in campo A SINISTRA con Enrico Gasbarra, per tornare a vincere a Roma e nel Lazio.</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:50:51 +0000</pubDate>
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Le Primarie del 12 febbraio per l&#8217;elezione del segretario del PD LAZIO sono  una grande opportunità per un partito non ad personam di coinvolgere i  propri elettori e i simpatizzanti nella scelta dei propri vertici  politici.
E&#8217; importante partecipare e, in un partito  democratico perche&#8217; contendibile, misurarsi tra proposte di candidature,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="../wp-content/uploads/2011/11/le-nostre-bandiere.jpg"><img title="le nostre bandiere" src="../wp-content/uploads/2011/11/le-nostre-bandiere.jpg" alt="" width="533" height="400" /></a></em></strong></p>
<p><em><strong>Le Primarie del 12 febbraio per l&#8217;elezione del segretario del </strong><strong>PD LAZIO sono  una grande opportunità per un partito non ad personam di coinvolgere i  propri elettori e i simpatizzanti nella scelta dei propri vertici  politici.</strong></em></p>
<p><strong>E&#8217; importante partecipare</strong> e, in un partito  democratico perche&#8217; contendibile, misurarsi tra proposte di candidature,  tutte prestigiose e legittime, e opzioni programmatiche che le  differenti liste a sostegno dei candidati segretari presentano.</p>
<p>Lavorero&#8217; perche&#8217; le primarie siano trasparenti, fortemente partecipate e, non potendo sostenere il candidato <strong>Marco Pacciotti,</strong> escluso da una regola discutibile dalla fase dei&#8221;gazebo&#8221;, voterò con lealtà e convinzione per <strong>Enrico Gasbarra</strong>, un dirigente politico e un amministratore unitario e di valore.</p>
<p>Lo faro&#8217; dando vita e animando una lista, che insieme a tantissimi compagni ed amici. abbiamo voluto chiamare <strong>A SINISTRA con Gasbarra</strong>.</p>
<p><strong>Chi ha a cuore le sorti della sinistra democratica del nostro  paese non puo&#8217; rassegnarsi ad una deriva moderata della politica  italiana. </strong></p>
<p>Nel PD, partito in cui crediamo e in cui militiamo vogliamo contribuire a portare <strong>programmi, valori, ideali che  sono un patrimonio della migliore sinistra plurale e tollerante del nostro paese</strong>, laica e cattolica, socialista liberale e radicale.</p>
<p>Lo vogliamo fare sostenedo Gasbarra A sinistra, avendo fiducia nella  sua capacità di fare quella sintesi che è la ricetta magica per fare del  PD il perno dello schieramento di centrosinistra, <strong>per tornare a vincere a Roma e nel Lazio.</strong></p>
<p><strong><em>Giovanni Carapella</em></strong></p>
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		<title>Marco Pacciotti: &#8220;Ripartiamo dalle energie sane del PD&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 14:04:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista a Marco Pacciotti candidato segretario PD Lazio
Radicamento  sul territorio, beni comuni e diritti: sono queste le parole d&#8217;ordine  di Marco Pacciotti che è uno dei quattro candidati alla segreteria del  PD Lazio
di Francesca Ragno 11/01/2012



Marco Pacciotti

 





Marco Pacciotti, 43 anni, inizia a fare politica occupandosi di temi legati all&#8217;integrazione e alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista a Marco Pacciotti candidato segretario PD Lazio</strong></p>
<h2><em><strong>Radicamento  sul territorio, beni comuni e diritti: sono queste le parole d&#8217;ordine  di Marco Pacciotti che è uno dei quattro candidati alla segreteria del  PD Lazio</strong></em></h2>
<div>di Francesca Ragno 11/01/2012</div>
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<div><img src="http://www.romatoday.it/%7Emedia/immagine_articolo/58452287139726/marco-pacciotti.jpg" alt="Marco Pacciotti" /></div>
<p>Marco Pacciotti</p>
<ul>
<li><strong> </strong></li>
</ul>
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<div><ins><ins id="aswift_1_anchor"></ins></ins></div>
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<p><strong>Marco Pacciotti, 43 anni, inizia a fare politica occupandosi di temi legati all&#8217;integrazione e alla cooperazione</strong> internazionale. Attivo fin da giovane nella Sinistra Giovanile a  livello nazionale ha collaborato con l&#8217;ex ministro Livia Turco nel  settore della sanità. Si presenta candidato segretario per il Partito  Democratico del Lazio con una parola d&#8217;ordine <a href="http://www.pacciottisegretario.it/">&#8220;Diritti a sinistra&#8221;</a>. A Romatoday ha presentato la sua candidatura e le sue idee future per il Partito Democratico della nostra regione.</p>
<p><em>Dopo quasi due anni di commissariamento il PD Lazio avrà nuovamente un segretario. Come nasce la sua candidatura?</em></p>
<p><strong>Andiamo con ordine. Il commissariamento, malgrado l&#8217;impegno di Vannino Chiti, un dirigente a cui tutti</strong> riconoscono capacità e autonomia, non è riuscito a portare fuori il Pd  del Lazio dalle secche in cui si era arenato all&#8217;indomani della  sconfitta alle elezioni regionali del 2010. I mali di quel partito sono  ancora lì. Le correnti, la mancanza di un progetto politico, la distanza  e la separazione fra eletti nelle amministrazioni e militanti.</p>
<p>La  mia candidatura nasce da un gruppo di iscritti e dirigenti di base che  vuole cambiare questo stato di cose. Per questo dico: ripartiamo dai  circoli del Pd. Ripartiamo dalle tante energie sane che in questo  partito soffrono, non vengono valorizzate. Questa è la nostra ricchezza.  Ma per fare questo bisogna rompere la logica delle correnti separate,  dare poteri veri agli organismi dirigenti, tornare ad essere una  comunità che discute, decide e lavora insieme.</p>
<p><em>Qual è il suo progetto di Partito Democratico nel Lazio?</em></p>
<p><strong>Primo punto, lo ribadisco: i circoli. Sono diventati il luogo dove si vota una volta l&#8217;anno per il congresso di turno</strong>.  E&#8217; sano un partito in cui ci si iscrive quasi soltanto per votare? Io  credo di no. Dobbiamo dare ai circoli il potere di decidere davvero,  insieme agli eletti nelle istituzioni, non contro di loro. Penso alle  primarie delle idee, grandi consultazioni sui temi più importanti che  dobbiamo affrontare.</p>
<p>Credo che poi ci debba essere  un&#8217;organizzazione differente, più vicina ai territori, creando  coordinamenti intermedi fra le federazioni e i circoli. Per fare <a title="politica" href="http://www.romatoday.it/politica/" target="_self">politica</a>,  per governare il territorio, serve una dimensione più vasta del singolo  comune. Un partito che discute e decide alla luce del sole, insomma.  Per fare questo non basta un segretario, serve un gruppo dirigente  autorevole, rinnovato e libero. E occorre, infine, un partito che apra  le porte, che si metta in rete con i movimenti, le associazioni. Sono  tutte risorse per la sinistra, anche se per troppo tempo le abbiamo  dimenticate.</p>
<p><em>Se dovesse mettere in evidenza tre punti fondanti del suo programma da segretario cosa indicherebbe?</em></p>
<p><strong>Primo punto: il <a title="lavoro" href="http://www.romatoday.it/guida/lavoro/" target="_self">lavoro</a>. La Regione ha gli strumenti e le risorse necessarie per mettere in campo politiche</strong> di<br />
sviluppo. Che valorizzino le vocazioni dei differenti territori, che  bilancino gli squilibri nella nostra Regione.Bisogna mettere fine alla  contrapposizione fra Roma e il resto della Regione. E&#8217; possibile pensare  a un modello di sviluppo che integri i territori e non li frammenti.</p>
<p>Secondo punto: i beni comuni. Penso ai movimenti dei cittadini, il  referendum sull&#8217;acqua, la questione dei rifiuti, ma anche lo sviluppo  urbanistico del territorio. Ecco sono tutti temi che vanno affrontati  con un&#8217;ottica nuova: il Lazio è il nostro bene comune, lo dobbiamo  difendere insieme, dalla speculazione che torna ad affacciarsi, aiutata  anche dalla politica della Giunta <a title="Polverini" href="http://www.romatoday.it/persone/renata-polverini/" target="_self">Polverini</a>.  Allo stesso modo la questione dei rifiuti, va affrontata in questa  ottica. E&#8217; tanto utopico dire che la raccolta differenziata, porta a  porta, deve essere resa obbligatoria? Io credo di no, la politica deve  dare risposte concrete, deve saper cogliere le novità che si muovono  nella nostra società.</p>
<p>Terzo punto, ma non certo in ordine di importanza, la questione dei  diritti. In Italia, su molti versanti, siamo ancora fermi al &#8216;900. Cito  solo il tema che conosco meglio, perché dirigo il forum del Pd  sull&#8217;immigrazione. Ha senso che il figlio di un immigrato, nato in  Italia, non sia un cittadino come gli altri? Come pensa di tornare a  crescere questo paese se non con l&#8217;integrazione e la convivenza fra  culture diverse. Lo stesso ragionamento si applica al lavoro. Si parla  tanto di abolire l&#8217;articolo 18, il divieto di licenziare senza giusta  causa. Io credo che il tema sia un altro: come garantire lavoro e  diritti alle nuove generazioni. La disoccupazione giovanile è arrivata  al 30 per cento, vogliamo intervenire o continuiamo con un dibattito  astratto e inutile?</p>
<p><em>Il PD si trova all&#8217;opposizione sia nella  Capitale che in Regione, quali i punti di forza se dovesse diventare  segretario che caratterizzeranno l&#8217;azione di opposizione a livello  regionale e anche in vista di importanti appuntamenti elettorali nel  2013, tra un anno?</em></p>
<p><strong>La faccio breve: serve un&#8217;opposizione che sia al tempo stesso intransigente e davvero alternativa</strong>. Servono buoni candidati e, ad esempio, Nicola <a title="Zingaretti" href="http://www.romatoday.it/persone/nicola-zingaretti/" target="_self">Zingaretti</a> per Roma è un ottimo candidato. Non solo per il suo prestigio  personale, ma soprattutto perché, con le poche risorse a disposizione  della Provincia, ha fatto ottimi interventi, dal wi-fi a Porta futuro,  il centro per l&#8217;orientamento e la formazione. Ma anche un ottimo  candidato non basta. Serve anche una classe dirigente solidale,  innovativa.</p>
<p>Dobbiamo, però, sapere che non basta esprimere il  candidato più bravo sulla piazza per vincere. Serve un partito che  sappia entrare in sintonia con la società e che al tempo stesso proponga  un progetto condiviso, una sua visione sul futuro di Roma e del Lazio.  E&#8217; un lavoro complesso e lungo. Questo congresso può essere l&#8217;inizio. Ma  bisogna rompere gli schemi che ci hanno portato nella situazione  attuale. Io credo che il Pd abbia le energie per farlo. Per questo mi  sono candidato: per ridare speranza ai tanti militanti che ancora  credono nel progetto del Partito democratico&#8221;.</p>
</div>
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		<title>Permesso di soggiorno: &#8220;TASSA PER GLI IMMIGRATI: SBAGLIATA E INSPIEGABILE&#8221; di Marco Pacciotti</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 11:10:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marco Pacciotti, Forum immigrazione del PD

Parlarne  in questa fase economica, nella quale si chiedono ulteriori sacrifici a tutti noi, potrebbe sembrare  “sconveniente”,  forse impopolare. Ma la giusta richiesta di equità fatta e solo in  parte recepita dal Governo Monti, proprio perché giusta va ribadita  sempre e per tutti.
Mi  riferisco all’incredibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Marco Pacciotti, Forum immigrazione del PD<a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2124" title="paccio" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg" alt="" width="197" height="170" /></a><br />
</strong></em></p>
<p>Parlarne  in questa fase economica, nella quale si chiedono ulteriori sacrifici a tutti noi, potrebbe sembrare  “sconveniente”,  forse impopolare. Ma la giusta richiesta di equità fatta e solo in  parte recepita dal Governo Monti, proprio perché giusta va ribadita  sempre e per tutti.</p>
<p>Mi  riferisco all’incredibile tassa aggiuntiva, eredità del pacchetto  sicurezza Maroni, che prevede un esborso dagli 80 ai 200 euro per la  richiesta o rinnovo del permesso di soggiorno e della carta di  soggiorno. Imposta aggiuntiva poichè si somma ad altre e che trova una  giustificazione  nel foraggiare il fondo rimpatri e non meglio precisati costi riguardanti la sicurezza e le politiche di integrazione.</p>
<p>Dobbiamo  dire con nettezza che riteniamo ingiusta questa ennesima tassa. In  primis perché colpisce in modo discriminatorio persone in base alla loro  nazionalità e non su base di reddito o di altri criteri economici  comprensibili. In secondo luogo perché si tratta di donne e uomini che  già largamente contribuiscono all’erario pubblico con un gettito IRPEF  di oltre 6 miliardi di euro, pari al 4,1% del totale e rendono i conti  nel nostro sistema pensionistico  più vitali  con un contributo stimato dall’INPS in 7,5% di euro, pari al 12,9% dei  versamenti. Ricevendo indietro servizi infinitamente inferiori.</p>
<p>Una  boccata di ossigeno importante per le nostre casse, che ci arriva da  migranti che invece , come dimostrano i dati della Fondazione Leone  Moressa, condividono le ristrettezze economiche degli altri italiani e  percepiscono salari medi di 987 euro netti mensili,  circa il 23% in meno di quelli degli italiani.</p>
<p>Un reddito annuo che fa dire a circa al 64% delle famiglie composte da  stranieri di non essere in grado di poter affrontare ipotetiche spese impreviste  di 750 euro o nel 28% dei casi di dichiarare di avere difficoltà nell’acquistare abiti.  Sacrifici e difficoltà  che  li accomunano agli italiani, anche se in percentuali decisamente  maggiori, ma che non gli impedisce di essere cittadini esemplari per il  nostro fisco.</p>
<p>Inspiegabile quindi questo provvedimento  ideato  da Maroni e Tremonti che diabolicamente persevera nell’alimentare  l’idea falsa e sbagliata che i migranti stando in Italia godano di un  privilegio e che questo vada ripagato attraverso l’imposizione di una  simile tassa.</p>
<p>La realtà è ben diversa e va ribadita con forza.  II sistema paese e la nostra comunità, necessitano di questa “energia vitale” come la definì  il  Presidente Napolitano riferendosi ai ragazzi di origini straniera nati o  cresciuti in Italia. Ne abbiamo bisogno per non diventare un paese  vecchio e impaurito, ne abbiamo bisogno per rendere più creativa e  vitale la nostra cultura , ne abbiamo bisogno per la nostra economia e  il sistema welfaristico.  Rendersi conto di questo significa costruire un Italia più coesa e forte, cosa che tutti dovremmo desiderare.</p>
<p>da <em><strong>L&#8217;Unità del 4 gennaio 2012</strong></em></p>
<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2010/02/manifesto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-776" title="manifesto" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2010/02/manifesto1.jpg" alt="" width="400" height="560" /></a></p>
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		<title>Giorgio Napolitano: «Grazie italiani. Il nostro Paese ce la farà»</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 09:30:22 +0000</pubDate>
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Il testo integrale del discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Sabato, 31 dicembre 2011
&#8220;Grazie a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le  generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete  accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell&#8217;Italia unita  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<h1><em><strong>Il testo integrale del discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano</strong></em></h1>
</div>
<div><em><strong>Sabato, 31 dicembre 2011</strong></em></div>
<div><em><strong><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/basta-licenziamenti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2140" title="basta licenziamenti" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/basta-licenziamenti-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></strong></em>&#8220;Grazie a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le  generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete  accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell&#8217;Italia unita  e i suoi 150 anni di vita&#8221;. Così il Presidente della Repubblica,  Giorgio Napolitano, ha aperto il tradizionale messaggio televisivo, a  reti unificate, di fine anno.</div>
<div>
<p>&#8220;Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più  forti motivi di fiducia nel futuro dell&#8217;Italia. Che fa tutt&#8217;uno con  fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere  dinanzi alle avversità: spirito di sacrificio e slancio innovativo,  capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un&#8217;economia  avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un  capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un&#8217;eredità  culturale e di una creatività universalmente riconosciute. Non mi  nascondo, certo, che nell&#8217;animo di molti, la fiducia che ho sentito  riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere  oscurata, in questo momento, da interrogativi angosciosi e da dubbi che  possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo. La radice  di questi stati d&#8217;animo, anche aspramente polemici, è naturalmente nella  crisi finanziaria ed economica in cui l&#8217;Italia si dibatte. Ora, è un  fatto che l&#8217;emergenza resta grave: è faticoso riguadagnare credibilità,  dopo aver perduto pesantemente terreno&#8221;.</p>
<p>Per il Presidente della Repubblica &#8220;lo sforzo di risanamento del  bilancio, culminato nell&#8217;ultimo, così impegnativo decreto approvato  giorni fa dal Parlamento, deve essere portato avanti con rigore. Nessuna  illusione possiamo farci a questo riguardo. Ma siamo convinti che i  frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se  l&#8217;economia riprenderà a crescere : il che dipende da adeguate scelte  politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a  laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e  nazionale. Parlo dei sacrifici, guardando specialmente a chi ne soffre  di più o ne ha più timore. Nessuno, oggi &#8211; nessun gruppo sociale &#8211; può  sottrarsi all&#8217;impegno di contribuire al risanamento dei conti pubblici,  per evitare il collasso finanziario dell&#8217;Italia. Dobbiamo comprendere  tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è  cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo  pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle  spalle delle generazioni successive&#8221;.</p>
<p>Per il Capo dello Stato è necessario impegnarsi &#8220;a fondo per colpire  corruzione ed evasione fiscale. E&#8217; un&#8217;opera di lunga lena, che richiede  accurata preparazione di strumenti efficaci e continuità: ed è quanto si  richiede egualmente per un impegno di riduzione delle disuguaglianze,  di censimento delle forme di ricchezza da sottoporre a più severa  disciplina, di intervento incisivo su posizioni di rendita e di  privilegio. Ma mentre è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perché si  agisca in queste direzioni, è necessario riconoscere come si debba senza  indugio procedere alla puntuale revisione e alla riduzione della spesa  pubblica corrente : anche se ciò comporta rinunce dolorose per molti a  posizioni acquisite e a comprensibili aspettative&#8221;.</p>
<p>Quindi, &#8220;per procedere con equità si deve innanzitutto stare attenti a  non incidere su già preoccupanti situazioni di povertà, o a non  aggravare rischi di povertà cui sono esposti oggi strati più ampi di  famiglie, anche per effetto della crescita della disoccupazione,  soprattutto giovanile. Ma più in generale occorre definire nuove forme  di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una  copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di  provvidenze generatrici di sprechi. Bisogna dunque ripensare e rinnovare  le politiche sociali e anche, muovendo dall&#8217;esigenza pressante di un  elevamento della produttività, le politiche del lavoro. Senza mettere in  causa la dimensione sociale del modello europeo, il rispetto della  dignità e dei diritti del lavoro&#8221;.</p>
<p>Il Presidente ha ricordato i tanti incontri con le maestranze delle  fabbriche: &#8220;Comprendo, e sento molto, in questo momento, le difficoltà  di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro, come quelle di chi  ha concluso o sta per concludere la sua vita lavorativa mentre sono in  via di attuazione o si discutono ancora modifiche del sistema  pensionistico. Ma non dimentico come nel passato, in più occasioni, sia  stata decisiva per la salvezza e il progresso dell&#8217;Italia la capacità  dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio  costruttivo, nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento, e  anche di fare sacrifici, affermando in tal modo, nello stesso tempo, la  loro visione nazionale, il loro ruolo nazionale&#8221;.</p>
<p>Il Paese ha davanti grandi prove. &#8220;L&#8217;Italia può e deve farcela &#8211; ha  detto il Presidente &#8211; la nostra società deve uscirne più severa e più  giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più  coesa. Rigore finanziario e crescita. Crescita più intensa e unitaria,  nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla  competitività del sistema produttivo, all&#8217;investimento in ricerca e  innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della  concorrenza e del merito. E&#8217; a queste misure che ha annunciato di voler  lavorare il governo, nel dialogo con le parti sociali e in un rapporto  aperto col Parlamento. Obbiettivo di fondo : più occupazione qualificata  per i giovani e per le donne&#8221;.</p>
<p>Per il Capo dello Stato &#8220;i sacrifici sono inevitabili per tutti: ma la  preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini, è quella di  assicurare un futuro ai figli, ai giovani. E&#8217; questo obbiettivo che può  meglio motivare gli sforzi da compiere : è questo l&#8217;impegno cui non  possiamo sottrarci. Perseguire questi obbiettivi, uscire dalle  difficoltà in cui non solo noi ci troviamo è impossibile senza un più  coerente sforzo congiunto al livello europeo. E&#8217; comprensibile che anche  in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta  l&#8217;Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso  l&#8217;integrazione europea: solo uniti potremo ancora progredire e contare  come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All&#8217;Italia  tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più  conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche  chiusure e arroganze nazionali. Abbiamo solo da procedere nel cammino  intrapreso, anche per far meglio sentire, in seno alle istituzioni  europee &#8211; in condizioni di parità &#8211; il nostro contributo a nuove,  meditate decisioni ed evoluzioni dell&#8217;Unione&#8221;.</p>
<p>&#8220;E&#8217; importante ora che l&#8217;Italia possa contare su una fase di stabilità e  di serenità politica&#8221;, ha sottolineato il Presidente Napolitano. &#8220;Mi  auguro che i cittadini guardino con attenzione, senza pregiudizi, alla  prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro  capacità di rinnovarsi e di assolvere alla funzione insostituibile che  gli è propria di prospettare e perseguire soluzioni per i problemi di  fondo del paese. Non c&#8217;è futuro per l&#8217;Italia senza rigenerazione della  politica e della fiducia nella politica. Solo così ci porteremo, nei  prossimi anni, all&#8217;altezza di quei problemi di fondo che sono ardui e  complessi e vanno al di là di pur scottanti emergenze. Avvertiamo  quotidianamente i limiti della nostra realtà sociale, confrontandoci con  la condizione di quanti vivono in gravi ristrettezze, con le ansie e le  incertezze dei giovani nella difficile ricerca di una prospettiva di  lavoro. E insieme avvertiamo i limiti del nostro vivere civile,  confrontandoci con l&#8217;emergenza della condizione disumana delle carceri e  dei carcerati, o con quella del dissesto idrogeologico che espone a  ricorrenti disastri il nostro territorio, o con quella di una crescente  presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza  potersi, nei modi giusti, pienamente integrare. Ci si pongono dunque  acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti&#8221;.</p>
<p>Occorre &#8220;una nuova &#8216;forza motivante&#8217; perché si sprigioni e operi la  volontà collettiva indispensabile ; occorrono coraggio civile e sguardo  rivolto &#8216;con speranza fondata verso il futuro&#8217;&#8221;, ha detto il Presidente  Napolitano riprendendo &#8220;alte voci spirituali&#8221; levatesi nei giorni  natalizi. E ha concluso: &#8220;La fiducia in noi stessi è il solido  fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso  dello stare insieme di fronte alle difficoltà, dello stare insieme  nella comunità nazionale come nella famiglia. E allora apriamoci così al  nuovo anno: facciamone una grande occasione, un grande banco di prova,  per il cambiamento e il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno  l&#8217;Italia&#8221;.</p>
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		<title>Samb Modou e Diop Mor, due martiri</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 11:20:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[dichiarazione di Marco Pacciotti
L’Italia civile e democratica piange Samb Modou e Diop Mor. Due  uomini, due martiri, due vittime del razzismo e del pregiudizio. Dolore,  costernazione, incredulità: sono tanti i sentimenti che si accavallano  per il barbaro assassinio. C’è in noi la consapevolezza che, per  contrastare la spirale di violenza alimentata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>dichiarazione di Marco Pacciotti</strong></em></p>
<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2124" title="paccio" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg" alt="" width="197" height="170" /></a>L’Italia civile e democratica piange Samb Modou e Diop Mor. Due  uomini, due martiri, due vittime del razzismo e del pregiudizio. Dolore,  costernazione, incredulità: sono tanti i sentimenti che si accavallano  per il barbaro assassinio. C’è in noi la consapevolezza che, per  contrastare la spirale di violenza alimentata dalle troppe parole in  libertà di chi per anni ha sparso il seme dell’intolleranza e del  disprezzo per l’altro, serve l’impegno di tutti in una battaglia  culturale che contrasti ogni forma di intolleranza. Ci stringiamo con  forza attorno alla comunità senegalese che oggi piange le due vittime. E  allo stesso tempo abbracciamo tutti gli immigrati che sono venuti in  Italia in cerca di condizioni di vita migliori, in fuga da guerre, fame e  poverta’ e che, con il loro contributo quotidiano, aiutano questo Paese  a crescere e diventare migliore. Consci che l’accoglienza non basta e  solo una vera e piena integrazione chiudera’ definitivamente le porte  alla follia razzista.</p>
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		<title>Piegati e feriti&#8230;ma mai sconfitti!!!</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 10:41:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Esmeralda Tyli 
Stanotte  ho chiuso gli occhi con un senso di sconfitta e di amarezza infinita  addosso. Dentro di me suonava il requiem per la morte dei principi  umani. L&#8217;alba  del giorno dopo non lascia spazio alla sconfitta.
No!!  Gli sconfitti non siamo noi.Ci hanno piegati un&#8217;altra volta, ci hanno  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/02/normal-to-be-different1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1692" title="normal to be different" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/02/normal-to-be-different1-300x193.jpg" alt="" width="460" height="296" /></a>di</strong></em><em><strong><a href="http://www.facebook.com/ema.tyli"> Esmeralda Tyli</a> </strong></em></p>
<p>Stanotte  ho chiuso gli occhi con un senso di sconfitta e di amarezza infinita  addosso. Dentro di me suonava il requiem per la morte dei principi  umani. L&#8217;alba  del giorno dopo non lascia spazio alla sconfitta.</p>
<p>No!!  Gli sconfitti non siamo noi.Ci hanno piegati un&#8217;altra volta, ci hanno  feriti con le stesse pallottole con cui hanno  preso la vita di Mor Diop  e Modou Samb, ci hanno bruciato il cuore con lo stesso maledetto fuoco  con cui hanno bruciato  il campo rom di Torino&#8230;ma non ci hanno  sconfitti. Perchè il senso vero dell&#8217;umanità è sopravvissuto sempre al  marcio, alla putrefazione dell&#8217;anima di qualcuno. La vera sconfitta è di  chi, per anni in questo paese, ha gettato il seme dell&#8217;odio, del  disprezzo per la vita umana, il seme del razzismo. La vera sconfitta è  di coloro che non sanno il significato del rispetto per il prossimo, per  la vita. Mor Diop e  Modou Samb erano persone come noi, cittadini di  questo paese, membri di questa società che oggi piange per loro. Qualche  altro membro di questa società ha anche preteso negli anni di insegnare  la civiltà a Mor Dipo e a Modou Samb. Ecco&#8230;in nome di questa civiltà   a Mor Diop e a Modou Samb un membro di questa società ha indicato la  strada della morte. Mor Diop e Modou Samb  erano persone semplici, come  tutte le altre che ogni giorno li passavano accanto&#8230;Mor Diop e Modou  Samb sono diventati, a loro malgrado, i martiri dei giorni d&#8217;oggi, i  quali non si commemorano con le note di un requiem ma con quelle di  Bella Ciao!!! Perchè i martiri sono immortali&#8230;l&#8217;anima putrefatta dei  razzisti è un&#8217;anima morta, senza vita e senza futuro.</p>
<p><em>Ci hanno piegati&#8230;ma gli sconfitti non siamo noi. Sopraffatti dallo sgomento e dal dolore, ma non sconfitti!!</em></p>
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		<title>Lavoro: Cgil, 800 mila irregolari in campi e cantieri</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:50:49 +0000</pubDate>
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(ANSA) &#8211; ROMA, 16 NOV &#8211; Sono 800 mila gli irregolari nei campi e nei   cantieri del Paese di cui 550 mila sotto caporale: e&#8217; la stima di   Flai-Cgil e Fillea-Cgil. In particolare sono 400 mila i lavoratori che   nell&#8217;agricoltura vivono sotto caporale e 400 mila che nell&#8217;edilizia sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/muratore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2108" title="muratore" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/muratore-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></h6>
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(ANSA) &#8211; ROMA, 16 NOV &#8211; Sono 800 mila gli irregolari nei campi e nei   cantieri del Paese di cui 550 mila sotto caporale: e&#8217; la stima di   Flai-Cgil e Fillea-Cgil. In particolare sono 400 mila i lavoratori che   nell&#8217;agricoltura vivono sotto caporale e 400 mila che nell&#8217;edilizia sono   in nero, e sotto ricatto, di cui almeno 150 mila gestiti dai caporali.   Una emergenza di fronte alla quale i sindacati chiedono al nuovo   governo di intervenire: &#8221;Bisogna fermare questa deriva&#8221;, sostengono   Flai e Fillea, ricordando che la stima sull&#8217;apporto del lavoro sommerso   al Pil italiano sia pari ad oltre 17%, contro una media dei paesi   avanzati dell&#8217;Europa del 4%. Sulle misure da mettere in campo i   sindacati indicano la necessita&#8217; di costruire una rete di protezione per   i lavoratori che sono alla merce&#8217; dei caporali; di rafforzare tutti  gli  strumenti di controllo e contrasto ad ogni forma di irregolarita&#8217;  del  lavoro e di incentivare la sicurezza. Per le imprese che utilizzano   manodopera illegale deve essere prevista e punita la loro   responsabilita&#8217;.(ANSA).</h6>
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		<title>Il crepuscolo del berlusconismo, la svolta democratica e i compiti della sinistra.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 11:05:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’opinione del giorno dopo. 
di Giovanni Carapella
Domenica, 13 novembre ‘11 
Le dimissioni di Berlusconi hanno suscitato una legittima soddisfazione in chi per un ventennio ne ha contrastato filosofie, visioni, metodi. Erano divenute inevitabili e improrogabili.
Inevitabili perché oramai la difesa strenua e accanita dei propri interessi di parte era entrata in evidente rotta di collisosione con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/hasta-la-victoria-siempre.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2097" title="hasta la victoria siempre" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/hasta-la-victoria-siempre-300x225.jpg" alt="" width="228" height="179" /></a>L’opinione del giorno dopo. </em></strong></p>
<p><strong><em>di Giovanni Carapella</em></strong></p>
<p><em>Domenica, 13 novembre ‘11 </em></p>
<p>Le dimissioni di Berlusconi hanno suscitato una legittima soddisfazione in chi per un ventennio ne ha contrastato filosofie, visioni, metodi. Erano divenute inevitabili e improrogabili.</p>
<p>Inevitabili perché oramai la difesa strenua e accanita dei propri interessi di parte era entrata in evidente rotta di collisosione con la tutela benché minima degli interessi generali del Paese, con la necessità di autorevolezza e credibilità delle istituzioni e con gli interessi di gran parte del mondo produttivo dalle imprese, agli artigiani e ai ceti medi, alla grande massa dei lavoratori.</p>
<p>Improrogabili perché il tempo era abbondantemente scaduto.</p>
<p>Chi ha avuto l’opportunità e la ventura di girare nel corso degli ultimi anni per altre parti del mondo che non siano l’Europa, ha potuto constatare come  tanti paesi, come  Cile Argentina Uruguay Brasile Paraguay, dove solo trentanni fa dominavano regimi autoritari e repressivi abbiano voltato pagina e stiano guardando al futuro. La sensazione che ne deriva, pur con tutte le contraddizioni del caso, è che nel mondo contemporaneo le pagine buie della storia non sopravvivano temporalmente ad un ventennio.</p>
<p>In Italia, il ventennio berlusconiano è stato consumato e deve essere superato guardando al futuro. I giovanissimi nati nel ‘93 compiono quest’anno 18 anni e voteranno per la prima volta alle prossime elezioni politiche. Hanno conosciuto e vissuto solo l’epoca del berlusconismo e in tanti hanno maturato nelle scuole, nella vita sociale, sulla rete, nella battaglia referendaria per l’acqua bene comune  il suo fallimento e la sua vacuità. E soprattutto l’incapacità di quel modello e di quella visione della società, troppo spesso esaltata acriticamente anche da certa intellettualità di sinistra,  a dare risposte alle loro domande, alle loro ansie di futuro, al loro guardare avanti.</p>
<p>La svolta di cui ha bisogno l’Italia, che riconquista oggi la propria dignità e il proprio orgoglio democratico, deve partire da questa esigenza di guardare avanti. Una svolta democratica che è necessario consolidare contro i sempre possibili colpi di coda di chi, soprattutto nell’ultimo decennio, ha gestito il potere con protervia e con arroganza. Una svolta democratica che dovrà da subito fare i conti con le macerie del berlusconismo: la crisi economica e la fragilità sociale, la sfiducia nella politica e la scarsa credibilità delle istituzioni, la corruzione dilagante e la criminalità protagonista in tanti gangli della vita economica del paese, la limitata sovranità nazionale derivante dalle pesanti condizioni poste dal consesso economico europeo e mondiale.</p>
<p>Una sinistra moderna che abbia presente le condizioni oggettive del paese e voglia traguardare il futuro deve attraversare necessariamente questo stretto passaggio di responsabilità nazionale. E tuttavia la responsabilità democratica, la fedeltà alla costituzione e alle istituzioni democratiche, devono accompagnarsi ad una difesa attenta delle condizioni di vita del popolo, ad una risposta nuova alle aspettative di chi difese non ne ha e guarda con incertezza il futuro proprio e della sua generazione.</p>
<p>Non sono due esigenze inconciliabili! Contrapporre le tutele dei padri alle mancanza di tutele dei figli è falso e anche perdente. La risposta di cui il paese ha bisogno per uscire dalle macerie del berlusconismo è una risposta innovativa che garantisca al paese equità,  rilanci l’impresa e lo sviluppo sostenibile puntando a creare lavoro non a scapito dei diritti, faccia dei sacrifici necessari non la pena che i più devono subire per restituire forza ai soliti noti ma il contributo di solidarietà per dare diritti certezze tutele a chi oggi ne ha di meno, come i giovani le donne gli immigrati.</p>
<p>Innovare per fare più forte e più  unita la nostra democrazia e accantonare definitivamente tutti coloro che sotto l’ombrello del <em>“ meno male che  Silvio c’è”</em> hanno operato per aumentare le fratture e le distanze sociali.</p>
<p><em><strong>C’e’ tanto lavoro per la sinistra in Italia!</strong></em></p>
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		<title>&#8220;Onore al &#8220;cicogna&#8221; Fassino! &#8221; Condannato il calunniatore Igor Marini</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 14:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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di  Marco Pacciotti 

Con  il nomignolo di Cicogna, Piero Fassino allora segretario dei DS, fu  coinvolto in una vicenda giudiziaria dai contorni tuttora oscuri.  Lavoravo con lui come caposegreteria, quando fu fatta scoppiare la bomba  di Telekom Serbia. Ovvero di presunte tangenti che sarebbero arrivate  allora a Mortdella (Prodi) Ranocchio [...]]]></description>
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<div><strong><em>di  <a href="http://www.facebook.com/mpacciotti">Marco Pacciotti</a> </em></strong><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/261822_168486436552063_100001721228592_413494_1024935_n.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2091" title="261822_168486436552063_100001721228592_413494_1024935_n" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/261822_168486436552063_100001721228592_413494_1024935_n-150x150.jpg" alt="" width="205" height="205" /></a></div>
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<p>Con  il nomignolo di Cicogna, Piero Fassino allora segretario dei DS, fu  coinvolto in una vicenda giudiziaria dai contorni tuttora oscuri.  Lavoravo con lui come caposegreteria, quando fu fatta scoppiare la bomba  di Telekom Serbia. Ovvero di presunte tangenti che sarebbero arrivate  allora a Mortdella (Prodi) Ranocchio (Dini) e Cicogna (Fassino) dalla  vendita di quella compagnia telefonica. Una campagna preparataprima e  condota poi per mesi dal giornale della famiglia Berlusconi, che non  esitò a dar voce e credito a uno oscuro personaggio, tale Igor Marini  che si scopri poi non essere nè un broker come millantava nè un  faccenderie di livello, ma un truffatore recidivo e screditato.</p>
<p>Ricordo  l&#8217;amarezza di Fassino nell&#8217;essere ingiustamente costretto a difendersi.  L&#8217;amarezza di un uomo per bene che amava il Partito che dirigeva e a  cui era chiaro che l&#8217;attacco ad esso era rivolto attraverso lui e quello  che rappresentava, il Segretario appunto. Ricordo anche che accanto a  tanti attestati di stima e solidarietà da parte di militanti e  simpatizzanti, e di gran parte del gruppo dirigente, ci furono  anche silenzi e imbarazzi di altri, pochi a dire il vero ma comunque  troppi per chi conosce la rettitudine di Fassino.</p>
<p>A distanza di  anni, la giustizia rende definitivamente onore a Fassino, condannando a  10 anni di carcere Igor Marini e un suo socio per quella vicenda.   Purtroppo la distanza nel tempo non aiuta a rendere pubblica questa  sentenza, importante per le ragioni dette ma anche perchè &#8220;svela&#8221; come  in Italia una certa parte politica abbia tentato di annientare con false  accuse quella che allora era la leadership di minoranza. Una prassi  barbara e antidemocratica.</p>
<p>Spero che nei prossimi giorni avremo la  volontà di fare chiarezza fino in fondo. L&#8217;ottimo D&#8217;Avanzo che svelò il  falso e la montatura fatta è morto, la Repubblica titola oggi a pag. 27  la notizia, sotto quella dell&#8217;assoluzione del presunto pusher del  povero Marco Pantani. Dubito che Il Giornale, allora diretto da  Belpietro, facia di meglio. Sta a noi non lasciare che la cosa passi  come una banalità. Anche perchè a me, per quel che conta,  resta una  domanda che vorrei fosse chiarita in sede poltica in primis&#8230;poi si  vedrà se anche altrove. Come potè un personaggio oscuro e inaffidabile  come Marini, ricevere tanto credito e spazio su una importante testata  giornalistica nazionale?</p>
<p>Con l&#8217;avallo della proprietà  forse?&#8230;.sicuramente la violenza con cui la allora maggioranza di  centrodestra cavalcò la polemica, sposando senza dubbi la tesi  accusatoria fa pensar male!</p>
<p>Credo che rendere onore oggi a Fassino sia non solo giusto umananmente ma anche utile per la democrazia e la politica!</p>
<p>Roma, 11/11/2011</p>
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		<title>La manomissione delle parole. Ovvero come uscire a sinistra dal Berlusconismo.</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 21:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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di  Gianluca Maurizi

La manomissione delle parole e’ forse il danno piu’ grande prodotto dal Berlusconismo.
Ed e’ triste vedere come molti, anche nel Pd, ne siano affascinati. Il  Renzi della Leopolda e proprio questo: un mistificatore. Lo dimostra  senza ombra di dubbio quando consapevolmente induce confusione tra  liberta’ di licenziare e liberta’ di [...]]]></description>
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<div><em><strong>di  <a href="http://www.facebook.com/gianluca.maurizi">Gianluca Maurizi</a></strong></em></div>
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<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/10/costituzione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2041" title="costituzione" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/10/costituzione-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><strong><em>La manomissione delle parole e’ forse il danno piu’ grande prodotto dal Berlusconis</em>mo.</strong></p>
<p>Ed e’ triste vedere come molti, anche nel Pd, ne siano affascinati. Il  Renzi della Leopolda e proprio questo: un mistificatore. Lo dimostra  senza ombra di dubbio quando consapevolmente induce confusione tra  liberta’ di licenziare e liberta’ di assumere. Rinnovare il lessico  della sinistra non significa mistificare, non puo’ significarlo. <strong>Trovare nuove parole vuol dire invece, oggi piu’ che mai,  ritrovare la radicalita’ del loro senso.</strong> Sostituire il vocabolario della destra significa preservare da  contaminazione la radice del significato. Liberta’ non e’ liberismo,   leadership non e’ leaderismo, giustizia non e’ giustizialismo.  E  bisogna fare attenzione a non accettare la mistificazione imposta  dall’avversario, per non confondersi, per restare se stessi, coerenti  con la propria anima.</p>
<p><strong> Ci sono valori su cui nessuno puo’ permettersi di negoziare in nome del partito. </strong>Tanto  piu’ se si hanno ruoli di responsabilita’. L’intervento pubblicato oggi  dal senatore Ichino rende attuale una splendida pagina di Abert Camus,  quella che conclude ‘La Peste’: “Rieux sapeva quello che ignorava la  folla, e che si puo’ leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste  non muore ne’ scompare, ma che puo’ restare per decine di anni  addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente  nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle  cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, per ventura e per  insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per  mandarli a morire in una citta’ felice”. <strong>Fuor di metafora e’  l’intero meccanismo culturale del berlusconismo che va scardinato e con  esso le idee liberiste (o finte tali considerando la caratura del  personaggio) che ne sono alla base.</strong> Ma cio’ puo’ essere fatto  soltanto riproponendo alla collettivita’ un’idea del noi radicalmente  opposta all’io dominante di questi anni. E serviranno tempo e pazienza  per farlo.<strong> Soltanto nella radicalita’ delle scelte e delle  parole da preservare e nella differenziazione etica dell’agire politico  la sinistra potra’ trovare la passione per vincere.</strong></p>
<p>Gli ultimi dati del Census Bureau di Washington fanno rabbrividire. Tra  il 1979 e il 2007 l&#8217;1% degli statunitensi piu&#8217; ricchi ha visto aumentare  il proprio reddito del 275% contro il 18% dei piu&#8217; poveri e il 40%  della classe media. Lo 0,001% degli americani piu&#8217; ricchi detiene il  22,2% della ricchezza nazionale, mentre al 90% piu&#8217; povero ne va appena  il 4%. Ne viene che al restante 9,99% tocca il 73,8%. Sono numeri che ci  impongono alcune domande: E&#8217; questo il modello che vogliamo importare?  Parlare di redistribuzione del reddito, prima che di ulteriori  flessibilita&#8217; del lavoro, e&#8217; davvero cosi&#8217; ottocentesco? Il fallimento  del liberismo economico e’ sotto gli occhi di tutti. Lo hanno sancito  gli stessi ‘animal spirits’ che ne sono motore, lo ha sentenziato il  crack di Lehman Brothers  che ha dimostrato come <strong>in presenza di istituzioni “troppo grandi per fallire” la finanza ha diritto di ricatto sulla comunita’. </strong>Il  liberismo si fonda su due simmetrie: quella delle informazioni e quella  tra capitale e lavoro. Entrambe sono una pia illusione accademica<strong>:  perche&#8217; le informazioni sono monopolio di pochi privilegiati e perche&#8217;  se il capitale e&#8217; ormai transanzionale il lavoro resta incatenato alla  sua fisicita&#8217;.</strong></p>
<p>Essere dalla parte dei piu’ deboli e  degli esclusi, lottare contro il precariato, difendere il tenore di vita  delle classi popolari, definire un sistema di welfare piu’ adeguato  alle modifiche intervenute con la globalizzazione, creare una societa’  dei diritti in cui tutti si sentano a casa propria devono restare le  priorita’ della sinistra, cardini che devono essere chiaramente  individuabili per chi il Pd vuole votare. Senza aver paura del  significato della parole. <strong>Liberta’, uguaglianza, redistribuzione  del reddito, giustizia sociale riportate al loro significato ultimo,  restano parole d’ordine infinitamente piu’ moderne di quelle mistificate  dal liberismo, fondato, in definitiva, sulla manomissione intellettuale  piu’ grande: che tutti gli uomini sono uguali anche in assenza di una  Politica in grado di determinarlo</strong></p>
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