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	<title>Giovanni Carapella &#187; carapella</title>
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	<description>La forza della buona politica</description>
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		<title>PD LAZIO &#8211;  IL 12 Febbraio in campo A SINISTRA con Enrico Gasbarra, per tornare a vincere a Roma e nel Lazio.</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:50:51 +0000</pubDate>
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Le Primarie del 12 febbraio per l&#8217;elezione del segretario del PD LAZIO sono  una grande opportunità per un partito non ad personam di coinvolgere i  propri elettori e i simpatizzanti nella scelta dei propri vertici  politici.
E&#8217; importante partecipare e, in un partito  democratico perche&#8217; contendibile, misurarsi tra proposte di candidature,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="../wp-content/uploads/2011/11/le-nostre-bandiere.jpg"><img title="le nostre bandiere" src="../wp-content/uploads/2011/11/le-nostre-bandiere.jpg" alt="" width="533" height="400" /></a></em></strong></p>
<p><em><strong>Le Primarie del 12 febbraio per l&#8217;elezione del segretario del </strong><strong>PD LAZIO sono  una grande opportunità per un partito non ad personam di coinvolgere i  propri elettori e i simpatizzanti nella scelta dei propri vertici  politici.</strong></em></p>
<p><strong>E&#8217; importante partecipare</strong> e, in un partito  democratico perche&#8217; contendibile, misurarsi tra proposte di candidature,  tutte prestigiose e legittime, e opzioni programmatiche che le  differenti liste a sostegno dei candidati segretari presentano.</p>
<p>Lavorero&#8217; perche&#8217; le primarie siano trasparenti, fortemente partecipate e, non potendo sostenere il candidato <strong>Marco Pacciotti,</strong> escluso da una regola discutibile dalla fase dei&#8221;gazebo&#8221;, voterò con lealtà e convinzione per <strong>Enrico Gasbarra</strong>, un dirigente politico e un amministratore unitario e di valore.</p>
<p>Lo faro&#8217; dando vita e animando una lista, che insieme a tantissimi compagni ed amici. abbiamo voluto chiamare <strong>A SINISTRA con Gasbarra</strong>.</p>
<p><strong>Chi ha a cuore le sorti della sinistra democratica del nostro  paese non puo&#8217; rassegnarsi ad una deriva moderata della politica  italiana. </strong></p>
<p>Nel PD, partito in cui crediamo e in cui militiamo vogliamo contribuire a portare <strong>programmi, valori, ideali che  sono un patrimonio della migliore sinistra plurale e tollerante del nostro paese</strong>, laica e cattolica, socialista liberale e radicale.</p>
<p>Lo vogliamo fare sostenedo Gasbarra A sinistra, avendo fiducia nella  sua capacità di fare quella sintesi che è la ricetta magica per fare del  PD il perno dello schieramento di centrosinistra, <strong>per tornare a vincere a Roma e nel Lazio.</strong></p>
<p><strong><em>Giovanni Carapella</em></strong></p>
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		<title>L&#8217;appello democratico:«Non comprate quei caccia F35»</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 12:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista al generale Mini: «Scelta F-35 velleitaria, Difesa più snella»




Di Umberto De Giovannangeli
7 gennaio 2012






  






«Quello che dobbiamo fare oggi per il  futuro, oltre ai risparmi possibili e indispensabili, è programmare,  nero su bianco, la transizione dalla struttura di Difesa attuale a  quella ridotta di molto, che l’impegno comune europeo ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><em>Intervista al generale Mini: «Scelta F-35 velleitaria, Difesa più snella»</em></h1>
<div>
<div><img src="http://www.unita.it/polopoly_fs/1.369318.1325961219%21/image/4093487630.jpg_gen/derivatives/box_304/4093487630.jpg" alt="militari" width="304" height="254" /></div>
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<div><strong><em>Di <a href="http://cerca.unita.it/?f=fir&amp;orderby=1&amp;key=Umberto%20De%20Giovannangeli">Umberto De Giovannangeli</a></em></strong></p>
<div>7 gennaio 2012</div>
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<div><a href="http://www.unita.it/italia/non-comprate-quei-caccia-f5-br-dal-pd-all-idv-monta-il-coro-di-no-1.367890"> <img src="http://www.unita.it/polopoly_fs/1.367896.1325529952%21/image/2437476670.jpg_gen/derivatives/landscape_144/2437476670.jpg" alt="caccia f5" width="144" height="125" /></a><a href="http://www.unita.it/italia/non-comprate-quei-caccia-f5-br-dal-pd-all-idv-monta-il-coro-di-no-1.367890"> </a></div>
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<p>«Quello che dobbiamo fare oggi per il  futuro, oltre ai risparmi possibili e indispensabili, è programmare,  nero su bianco, la transizione dalla struttura di Difesa attuale a  quella ridotta di molto, che l’impegno comune europeo ci vorrà  chiedere». A sostenerlo è il generale Fabio Mini, ex Capo di Stato  maggiore delle forze Nato del Sud Europa, già comandante della missione  Nato-Kfor in Kosovo nel periodo 2002-2003.</p>
<p><strong>Generale Mini, avverte il rischio, paventato nell’intervista a  l’Unità dall’ex Capo di Stato Maggiore, generale Vincenzo Camporini, che  le nostre Forze Armate si trasformino in uno «stipendificio»? </strong><br />
«Stipendificio è una espressione denigratoria che non tiene conto della  realtà economica e sociale del Paese . Allora, “stipendificio” sarebbe  anche mantenere in piedi un apparato di polizia che è il più numeroso al  mondo in termini di rapporto cittadini/forze di sicurezza. Allora,  sarebbe “stipendificio” anche la Cassa integrazione guadagni che va a  beneficio di lavoratori che non dipendono dalla Pubblica  amministrazione. Mi sembra anche disonesto intellettualmente affrontare  questo argomento come se il personale fosse responsabile dei debiti e  gli armamenti fossero più importanti del personale, e come se i tagli  sulla sopravvivenza e la dignità delle persone dovessero compensare i  lussi della tecnologia».</p>
<p><strong>Ma allora, a suo avviso, che cosa è davvero necessario fare per  ridisegnare complessivamente, in termini di assetti, costi, funzioni, la  Difesa italiana? </strong><br />
«Innanzitutto, occorre cercare di far cassa sui programmi che non  incidono sugli equilibri sociali. E qui bisogna vedere quali sono i  programmi di armamento non indispensabili nella qualità e nella  quantità. In secondo luogo, è fondamentale ridisegnare completamente al  Difesa con una riforma strutturale profonda, che deve, a mio avviso,  avere le sue basi concettuali da alcune considerazioni strategiche&#8230;».</p>
<p><strong>Quali? </strong><br />
«Essenzialmente tre: 1) La minaccia militare alla sopravvivenza  dell’Italia non esiste e quand’anche si manifestasse, sarebbe  affrontabile anche con poco; 2) Non siamo soli nella difesa e nella  gestione della sicurezza. Dobbiamo chiedere e dobbiamo dare un equo  contributo alla sicurezza comune. Equo vuole dire non solo sostenibile  dal punto di vista finanziario, ma soprattutto come impegno politico  nella difesa. In terza istanza, noi non siamo né americani, né russi, né  cinesi, e se continuiamo così, rischiamo di non essere più nemmeno  europei. Non possiamo, non dobbiamo prendere i modelli altrui che hanno  mire globali, per imitare maldestramente i grandi. Finora abbiamo  contribuito alla sicurezza internazionale partecipando con una quota  assolutamente non equa rispetto agli impegni degli altri. Ci siamo fatti  grandi di essere il terzo Paese contributore di forze militari alle  missioni internazionali, credendo che questo, di per sé, ci consentisse  di essere anche terzi nella considerazione mondiale. Una illusione.  Perché in realtà abbiamo visto che questo non è vero, e i nostri sforzi  militari, per quanto encomiabili, sono stati vanificati da atteggiamenti  politici velleitari e non pari alla dignità dello sforzo della  sicurezza. Quello che dobbiamo fare oggi per il futuro, oltre ai  risparmi a cui ho fatto riferimento, è programmare, nero su bianco, la  transizione dalla struttura attuale a quella, ridotta di molto, che  l’impegno comune europeo ci vorrà chiedere».</p>
<p><strong>Ma quanto può durare questa transizione? </strong><br />
«Per gli armamenti non c’è problema. Si può cominciare da subito a  individuare i mezzi che saranno necessari da qui ai prossimi dieci anni.  Per il personale, la transizione durerà per il periodo minimo  indispensabile a fare in modo che gli esuberi vengano assorbiti senza  penalizzare il personale, e che le nuove immissioni da subito siano  calibrate alla struttura del futuro. Se la crisi continua per due, tre  anni, si potrà parlare della fine della transizione tra otto-dieci anni.  Ma allora non avremo lo stesso strumento di oggi, diventato ancora più  inefficiente, ma avremo uno strumento piccolo che ci darà la possibilità  di esprimere con dignità la nostra posizione politica sullo scenario  internazionale».</p>
<p><strong>Resta il fatto che il dibattito e le polemiche di questi giorni  si sono concentrate sul programma di acquisto di 131 F35. Qual è in  proposito la sua opinione? </strong><br />
«Sugli F35 non contesto la scelta tecnica. Si tratta certo di un aereo  migliore di quelli che abbiamo, e ci mancherebbe altro visto quanto ci  costano…È però, l’F35, un aereo che è già meno sofisticato di quelli che  stanno uscendo adesso e per i fanatici della tecnologia, sarà vecchio  quando entrerà in servizio da noi. Quello che è ormai insostenibile, è  la base concettuale sulla quale è stato fatto il programma: era  velleitaria la pretesa italiana di volersi dotare di aerei che nemmeno  gli Usa avevano in quel momento; era velleitario il programma numerico  che nessuno in Europa si poteva permettere. Ed era velleitario, alla  fine, perché non si capiva, e non si continua a capire, contro chi quel  programma doveva essere impiegato».</p>
<p><strong>Il presidente Obama ha annunciato per i prossimi anni un taglio  di 450 miliardi di dollari al bilancio del Pentagono. È un esempio da  seguire? </strong><br />
«È da seguire ma dobbiamo stare molto attenti perché, probabilmente, le  lobby americane faranno pressioni sulla Nato affinché gli europei non  solo mantengano gli impegni presi ma ne assumano altri per compensare &#8211;  nel nome di una condivisione dei sacrifici &#8211; le riduzioni Usa».</p>
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		<title>Permesso di soggiorno: &#8220;TASSA PER GLI IMMIGRATI: SBAGLIATA E INSPIEGABILE&#8221; di Marco Pacciotti</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 11:10:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marco Pacciotti, Forum immigrazione del PD

Parlarne  in questa fase economica, nella quale si chiedono ulteriori sacrifici a tutti noi, potrebbe sembrare  “sconveniente”,  forse impopolare. Ma la giusta richiesta di equità fatta e solo in  parte recepita dal Governo Monti, proprio perché giusta va ribadita  sempre e per tutti.
Mi  riferisco all’incredibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Marco Pacciotti, Forum immigrazione del PD<a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2124" title="paccio" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg" alt="" width="197" height="170" /></a><br />
</strong></em></p>
<p>Parlarne  in questa fase economica, nella quale si chiedono ulteriori sacrifici a tutti noi, potrebbe sembrare  “sconveniente”,  forse impopolare. Ma la giusta richiesta di equità fatta e solo in  parte recepita dal Governo Monti, proprio perché giusta va ribadita  sempre e per tutti.</p>
<p>Mi  riferisco all’incredibile tassa aggiuntiva, eredità del pacchetto  sicurezza Maroni, che prevede un esborso dagli 80 ai 200 euro per la  richiesta o rinnovo del permesso di soggiorno e della carta di  soggiorno. Imposta aggiuntiva poichè si somma ad altre e che trova una  giustificazione  nel foraggiare il fondo rimpatri e non meglio precisati costi riguardanti la sicurezza e le politiche di integrazione.</p>
<p>Dobbiamo  dire con nettezza che riteniamo ingiusta questa ennesima tassa. In  primis perché colpisce in modo discriminatorio persone in base alla loro  nazionalità e non su base di reddito o di altri criteri economici  comprensibili. In secondo luogo perché si tratta di donne e uomini che  già largamente contribuiscono all’erario pubblico con un gettito IRPEF  di oltre 6 miliardi di euro, pari al 4,1% del totale e rendono i conti  nel nostro sistema pensionistico  più vitali  con un contributo stimato dall’INPS in 7,5% di euro, pari al 12,9% dei  versamenti. Ricevendo indietro servizi infinitamente inferiori.</p>
<p>Una  boccata di ossigeno importante per le nostre casse, che ci arriva da  migranti che invece , come dimostrano i dati della Fondazione Leone  Moressa, condividono le ristrettezze economiche degli altri italiani e  percepiscono salari medi di 987 euro netti mensili,  circa il 23% in meno di quelli degli italiani.</p>
<p>Un reddito annuo che fa dire a circa al 64% delle famiglie composte da  stranieri di non essere in grado di poter affrontare ipotetiche spese impreviste  di 750 euro o nel 28% dei casi di dichiarare di avere difficoltà nell’acquistare abiti.  Sacrifici e difficoltà  che  li accomunano agli italiani, anche se in percentuali decisamente  maggiori, ma che non gli impedisce di essere cittadini esemplari per il  nostro fisco.</p>
<p>Inspiegabile quindi questo provvedimento  ideato  da Maroni e Tremonti che diabolicamente persevera nell’alimentare  l’idea falsa e sbagliata che i migranti stando in Italia godano di un  privilegio e che questo vada ripagato attraverso l’imposizione di una  simile tassa.</p>
<p>La realtà è ben diversa e va ribadita con forza.  II sistema paese e la nostra comunità, necessitano di questa “energia vitale” come la definì  il  Presidente Napolitano riferendosi ai ragazzi di origini straniera nati o  cresciuti in Italia. Ne abbiamo bisogno per non diventare un paese  vecchio e impaurito, ne abbiamo bisogno per rendere più creativa e  vitale la nostra cultura , ne abbiamo bisogno per la nostra economia e  il sistema welfaristico.  Rendersi conto di questo significa costruire un Italia più coesa e forte, cosa che tutti dovremmo desiderare.</p>
<p>da <em><strong>L&#8217;Unità del 4 gennaio 2012</strong></em></p>
<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2010/02/manifesto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-776" title="manifesto" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2010/02/manifesto1.jpg" alt="" width="400" height="560" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giorgio Napolitano: «Grazie italiani. Il nostro Paese ce la farà»</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 09:30:22 +0000</pubDate>
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Il testo integrale del discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Sabato, 31 dicembre 2011
&#8220;Grazie a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le  generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete  accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell&#8217;Italia unita  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<h1><em><strong>Il testo integrale del discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano</strong></em></h1>
</div>
<div><em><strong>Sabato, 31 dicembre 2011</strong></em></div>
<div><em><strong><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/basta-licenziamenti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2140" title="basta licenziamenti" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/basta-licenziamenti-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></strong></em>&#8220;Grazie a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le  generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete  accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell&#8217;Italia unita  e i suoi 150 anni di vita&#8221;. Così il Presidente della Repubblica,  Giorgio Napolitano, ha aperto il tradizionale messaggio televisivo, a  reti unificate, di fine anno.</div>
<div>
<p>&#8220;Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più  forti motivi di fiducia nel futuro dell&#8217;Italia. Che fa tutt&#8217;uno con  fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere  dinanzi alle avversità: spirito di sacrificio e slancio innovativo,  capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un&#8217;economia  avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un  capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un&#8217;eredità  culturale e di una creatività universalmente riconosciute. Non mi  nascondo, certo, che nell&#8217;animo di molti, la fiducia che ho sentito  riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere  oscurata, in questo momento, da interrogativi angosciosi e da dubbi che  possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo. La radice  di questi stati d&#8217;animo, anche aspramente polemici, è naturalmente nella  crisi finanziaria ed economica in cui l&#8217;Italia si dibatte. Ora, è un  fatto che l&#8217;emergenza resta grave: è faticoso riguadagnare credibilità,  dopo aver perduto pesantemente terreno&#8221;.</p>
<p>Per il Presidente della Repubblica &#8220;lo sforzo di risanamento del  bilancio, culminato nell&#8217;ultimo, così impegnativo decreto approvato  giorni fa dal Parlamento, deve essere portato avanti con rigore. Nessuna  illusione possiamo farci a questo riguardo. Ma siamo convinti che i  frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se  l&#8217;economia riprenderà a crescere : il che dipende da adeguate scelte  politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a  laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e  nazionale. Parlo dei sacrifici, guardando specialmente a chi ne soffre  di più o ne ha più timore. Nessuno, oggi &#8211; nessun gruppo sociale &#8211; può  sottrarsi all&#8217;impegno di contribuire al risanamento dei conti pubblici,  per evitare il collasso finanziario dell&#8217;Italia. Dobbiamo comprendere  tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è  cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo  pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle  spalle delle generazioni successive&#8221;.</p>
<p>Per il Capo dello Stato è necessario impegnarsi &#8220;a fondo per colpire  corruzione ed evasione fiscale. E&#8217; un&#8217;opera di lunga lena, che richiede  accurata preparazione di strumenti efficaci e continuità: ed è quanto si  richiede egualmente per un impegno di riduzione delle disuguaglianze,  di censimento delle forme di ricchezza da sottoporre a più severa  disciplina, di intervento incisivo su posizioni di rendita e di  privilegio. Ma mentre è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perché si  agisca in queste direzioni, è necessario riconoscere come si debba senza  indugio procedere alla puntuale revisione e alla riduzione della spesa  pubblica corrente : anche se ciò comporta rinunce dolorose per molti a  posizioni acquisite e a comprensibili aspettative&#8221;.</p>
<p>Quindi, &#8220;per procedere con equità si deve innanzitutto stare attenti a  non incidere su già preoccupanti situazioni di povertà, o a non  aggravare rischi di povertà cui sono esposti oggi strati più ampi di  famiglie, anche per effetto della crescita della disoccupazione,  soprattutto giovanile. Ma più in generale occorre definire nuove forme  di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una  copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di  provvidenze generatrici di sprechi. Bisogna dunque ripensare e rinnovare  le politiche sociali e anche, muovendo dall&#8217;esigenza pressante di un  elevamento della produttività, le politiche del lavoro. Senza mettere in  causa la dimensione sociale del modello europeo, il rispetto della  dignità e dei diritti del lavoro&#8221;.</p>
<p>Il Presidente ha ricordato i tanti incontri con le maestranze delle  fabbriche: &#8220;Comprendo, e sento molto, in questo momento, le difficoltà  di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro, come quelle di chi  ha concluso o sta per concludere la sua vita lavorativa mentre sono in  via di attuazione o si discutono ancora modifiche del sistema  pensionistico. Ma non dimentico come nel passato, in più occasioni, sia  stata decisiva per la salvezza e il progresso dell&#8217;Italia la capacità  dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio  costruttivo, nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento, e  anche di fare sacrifici, affermando in tal modo, nello stesso tempo, la  loro visione nazionale, il loro ruolo nazionale&#8221;.</p>
<p>Il Paese ha davanti grandi prove. &#8220;L&#8217;Italia può e deve farcela &#8211; ha  detto il Presidente &#8211; la nostra società deve uscirne più severa e più  giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più  coesa. Rigore finanziario e crescita. Crescita più intensa e unitaria,  nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla  competitività del sistema produttivo, all&#8217;investimento in ricerca e  innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della  concorrenza e del merito. E&#8217; a queste misure che ha annunciato di voler  lavorare il governo, nel dialogo con le parti sociali e in un rapporto  aperto col Parlamento. Obbiettivo di fondo : più occupazione qualificata  per i giovani e per le donne&#8221;.</p>
<p>Per il Capo dello Stato &#8220;i sacrifici sono inevitabili per tutti: ma la  preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini, è quella di  assicurare un futuro ai figli, ai giovani. E&#8217; questo obbiettivo che può  meglio motivare gli sforzi da compiere : è questo l&#8217;impegno cui non  possiamo sottrarci. Perseguire questi obbiettivi, uscire dalle  difficoltà in cui non solo noi ci troviamo è impossibile senza un più  coerente sforzo congiunto al livello europeo. E&#8217; comprensibile che anche  in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta  l&#8217;Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso  l&#8217;integrazione europea: solo uniti potremo ancora progredire e contare  come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All&#8217;Italia  tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più  conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche  chiusure e arroganze nazionali. Abbiamo solo da procedere nel cammino  intrapreso, anche per far meglio sentire, in seno alle istituzioni  europee &#8211; in condizioni di parità &#8211; il nostro contributo a nuove,  meditate decisioni ed evoluzioni dell&#8217;Unione&#8221;.</p>
<p>&#8220;E&#8217; importante ora che l&#8217;Italia possa contare su una fase di stabilità e  di serenità politica&#8221;, ha sottolineato il Presidente Napolitano. &#8220;Mi  auguro che i cittadini guardino con attenzione, senza pregiudizi, alla  prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro  capacità di rinnovarsi e di assolvere alla funzione insostituibile che  gli è propria di prospettare e perseguire soluzioni per i problemi di  fondo del paese. Non c&#8217;è futuro per l&#8217;Italia senza rigenerazione della  politica e della fiducia nella politica. Solo così ci porteremo, nei  prossimi anni, all&#8217;altezza di quei problemi di fondo che sono ardui e  complessi e vanno al di là di pur scottanti emergenze. Avvertiamo  quotidianamente i limiti della nostra realtà sociale, confrontandoci con  la condizione di quanti vivono in gravi ristrettezze, con le ansie e le  incertezze dei giovani nella difficile ricerca di una prospettiva di  lavoro. E insieme avvertiamo i limiti del nostro vivere civile,  confrontandoci con l&#8217;emergenza della condizione disumana delle carceri e  dei carcerati, o con quella del dissesto idrogeologico che espone a  ricorrenti disastri il nostro territorio, o con quella di una crescente  presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza  potersi, nei modi giusti, pienamente integrare. Ci si pongono dunque  acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti&#8221;.</p>
<p>Occorre &#8220;una nuova &#8216;forza motivante&#8217; perché si sprigioni e operi la  volontà collettiva indispensabile ; occorrono coraggio civile e sguardo  rivolto &#8216;con speranza fondata verso il futuro&#8217;&#8221;, ha detto il Presidente  Napolitano riprendendo &#8220;alte voci spirituali&#8221; levatesi nei giorni  natalizi. E ha concluso: &#8220;La fiducia in noi stessi è il solido  fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso  dello stare insieme di fronte alle difficoltà, dello stare insieme  nella comunità nazionale come nella famiglia. E allora apriamoci così al  nuovo anno: facciamone una grande occasione, un grande banco di prova,  per il cambiamento e il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno  l&#8217;Italia&#8221;.</p>
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		<title>Primarie PD Lazio &#8211; Con MARCO PACCIOTTI  &#8211; A sinistra per il lavoro e la coesione sociale</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 14:21:58 +0000</pubDate>
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Marco Pacciotti

 www.pacciottisegretario.it
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<p><em><strong>Marco Pacciotti</strong></em></p>
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<p><em><strong> <a href="http://www.pacciottisegretario.it/" target="_blank">www.pacciottisegretario.it</a></strong></em></p>
<p>Rifondare il Pd del Lazio. Questo è il tema che abbiamo di fronte al  quale il congresso deve dare una risposta. Un partito ancora stordito  dalla sconfitta alle regionali, che rischia di diventare marginale in  alcune zone, sul quale pesano le divisioni nazionali e la mancanza di  autonomia del gruppo dirigente. Noi indichiamo quattro punti da cui  ripartire che tengano al centro una lettura di sinistra. Una sinistra  europea, moderna e ancorata a valori forti, che costruisca ponti dove  altri hanno elevato muri. Il Pd deve avere una sua visione sulla  Regione, sullo sviluppo, su come fare coesione sociale in aree provate  dalla crisi. È ora di riaffermare con forza una visione di società  fondata su diritti e lavoro, su un modello di welfare che sia motore di  sviluppo, esteso a chi oggi ne è escluso. Penso ai giovani, alle donne e  ai cinquantenni che perdono il lavoro, ai migranti che rendono le  nostre comunità più vitali e prospere.</p>
<p>In secondo luogo: il Pd deve essere il partito dei circoli e degli  iscritti. È dannoso continuare a “convocarli” una tantum solo per votare  un segretario o considerarli cinghia di trasmissione del consenso. È  necessario uno scambio di idee e informazioni partecipato e continuo,  ricorrere alle primarie delle idee, puntare sulla formazione politica di  base. Inoltre avere organismi dirigenti snelli a tutti i livelli  contribuirà a ridare a questi la necessaria credibilità. Altro punto  qualificante deve essere la nostra opposizione alla  Polverini. Una  opposizione propositiva, ma incalzante e libera, che denunci la  fragilità di una maggioranza tenuta insieme da logiche spartitorie.  Logiche che ci devono vedere estranei.</p>
<p>Infine un grande partito popolare e riformista come il Pd non può  limitarsi a dire no. Dobbiamo dire con forza che serve un piano  regionale per il lavoro e la formazione professionale fra loro  collegati. Si intervenga sugli sprechi, riducendo il numero delle  commissioni e delle società regionali, si decentrino le funzioni. Si  chieda di ripartire dalle opere pubbliche e di investire sulla green  economy per creare sviluppo. Si abbia la lungimiranza di coinvolgere  nell’opera di salvaguardia dell’ambiente la rete delle università e  della ricerca del Lazio, una ricchezza di conoscenza in grado di offrire  soluzioni diverse dalle discariche.</p>
<p>Per provare a fare queste cose avrò bisogno di un partito in salute e di  un gruppo dirigente autonomo e competente, all’altezza di questa sfida.</p>
<p>Roma, 29 dicembre 2011</p>
<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/basta-licenziamenti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2140" title="basta licenziamenti" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/basta-licenziamenti-300x199.jpg" alt="" width="374" height="247" /></a></p>
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		<title>Il Pd regionale ritrova l&#8217;unità ma solo su Zingaretti sindaco</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 19:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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Partita  la corsa a quattro per la segreteria regionale, i candidati hanno  incontrato il commissario Vannino Chiti al quale hanno affidato le  speranze di vedere il presidente della Provincia correre per Roma 2013.  Si voterà il prossimo 12 febbraio per mettere fine all&#8217;imbarazzante  periodo di transizione della segreteria regionale

Venerdì, 16 [...]]]></description>
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<h2><em><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/261822_168486436552063_100001721228592_413494_1024935_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2091" title="261822_168486436552063_100001721228592_413494_1024935_n" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/261822_168486436552063_100001721228592_413494_1024935_n-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Partita  la corsa a quattro per la segreteria regionale, i candidati hanno  incontrato il commissario Vannino Chiti al quale hanno affidato le  speranze di vedere il presidente della Provincia correre per Roma 2013.  Si voterà il prossimo 12 febbraio per mettere fine all&#8217;imbarazzante  periodo di transizione della segreteria regionale</em></h2>
</div>
<div>Venerdì, 16 dicembre 2011 &#8211; 13:20:26</div>
<div>
C&#8217;e&#8217; una cosa su cui candidati alla segreteria del Pd del Lazio sono  d&#8217;accordo: Nicola Zingaretti è l&#8217;uomo giusto per correre la sfida delle  comunali 2013. Giovanni Bachetet, Enrico Gasbarra, Marta Leonori e Marco  Pacciotti al Senato hanno incontrato il commissario del Pd Lazio  Vannino Chiti e confermato il loro sostegno condiviso a un&#8217;eventuale  candidatura a sindaco dell&#8217;attuale presidente della Provincia di Roma.</p>
<div>
<div><img title="Vannino Chiti full" src="http://affaritaliani.libero.it/static/upload/vann/vannino-chiti_full1.jpg" alt="Vannino Chiti full" /></div>
</div>
<p><strong>Il più convinto sostenitore di Zingaretti candidato sindaco è  stato Gasbarra: &#8220;Per me e&#8217; senz&#8217;altro il candidato migliore per la  città&#8221;. Concorda Pacciotti: &#8220;Zingaretti è una risorsa che sento di  appoggiare&#8221;. Sulla stessa linea Leonori, che però ricorda l&#8217;impegno a  indire le primarie per la scelta del candidato sindaco: &#8220;Zingaretti è un  ottimo candidato, sta anche portando avanti un grande lavoro in  Provincia.</strong> Ma vedremo cosa succederà con le primarie&#8221;. &#8220;Auguro a  Nicola di poter competere alle primarie almeno con un altro candidato &#8211;  fa eco Bachelet &#8211; in modo tale che la sfida sia anche improntata ad una  grande partecipazione&#8221;. Nel corso dell&#8217;incontro con Chiti, i candidati  alla segreteria del Pd Lazio hanno anche colto l&#8217;occasione per ricordare  alcuni punti del programma che ognuno di loro ha già presentato nei  giorni scorsi.</p>
<p>E se Gasbarra ha proposto di destinare una parte del bilancio del Pd  alla creazione di un fondo per l&#8217;emergenza sociale, Bachelet ha ribadito  la necessita&#8217; di ricucire il partito lì dove, negli ultimi mesi, ci  sono state delle strappature. La corsa per la segreteria del Pd Lazio,  che dovrà traghettare il partito fuori dal commissariamento durato oltre  un anno, è aperta: le elezioni primarie sono fissate per il 12  febbraio.</p>
</div>
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		<title>Samb Modou e Diop Mor, due martiri</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 11:20:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[dichiarazione di Marco Pacciotti
L’Italia civile e democratica piange Samb Modou e Diop Mor. Due  uomini, due martiri, due vittime del razzismo e del pregiudizio. Dolore,  costernazione, incredulità: sono tanti i sentimenti che si accavallano  per il barbaro assassinio. C’è in noi la consapevolezza che, per  contrastare la spirale di violenza alimentata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>dichiarazione di Marco Pacciotti</strong></em></p>
<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2124" title="paccio" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg" alt="" width="197" height="170" /></a>L’Italia civile e democratica piange Samb Modou e Diop Mor. Due  uomini, due martiri, due vittime del razzismo e del pregiudizio. Dolore,  costernazione, incredulità: sono tanti i sentimenti che si accavallano  per il barbaro assassinio. C’è in noi la consapevolezza che, per  contrastare la spirale di violenza alimentata dalle troppe parole in  libertà di chi per anni ha sparso il seme dell’intolleranza e del  disprezzo per l’altro, serve l’impegno di tutti in una battaglia  culturale che contrasti ogni forma di intolleranza. Ci stringiamo con  forza attorno alla comunità senegalese che oggi piange le due vittime. E  allo stesso tempo abbracciamo tutti gli immigrati che sono venuti in  Italia in cerca di condizioni di vita migliori, in fuga da guerre, fame e  poverta’ e che, con il loro contributo quotidiano, aiutano questo Paese  a crescere e diventare migliore. Consci che l’accoglienza non basta e  solo una vera e piena integrazione chiudera’ definitivamente le porte  alla follia razzista.</p>
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		<title>Il Pd che vogliamo: Diritti a sinistra per Marco Pacciotti segretario nel Lazio</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 17:22:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parte nei prossimi giorni il percorso complesso e articolato che porterà il PD del Lazio dopo un anno di gestione commissariale a scegliere, attraverso le primarie, con il concorso dei circoli e degli iscritti prima e degli elettori poi, il proprio segretario e il proprio gruppo dirigente.
Le primarie sono nel codice genetico del PD, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Parte nei prossimi giorni il percorso complesso e articolato che porterà il PD del Lazio dopo un anno di gestione commissariale a scegliere, attraverso le primarie, con il concorso dei circoli e degli iscritti prima e degli elettori poi, il proprio segretario e il proprio gruppo dirigente.</strong></em></p>
<p><em><strong>Le primarie sono nel codice genetico del PD, un partito che serve al Paese se sa essere aperto, inclusivo, pulito, radicato tra la gente, innovatore e al tempo stesso conservatore di valori fondanti della democrazia repubblicana antifascista come quello dell&#8217;etica pubblica. Un partito moderno che sappia essere unito senza essere la sommatoria di capibastone, un partito che dia spazio a giovani, donne, immigrati, operai, a chi cioe&#8217; di spazio e voce ne ha di meno nella nostra società. Un PD capace di promuovere risorse culturali, energie umane, emozioni e valori che possano portare il Paese fuori dal pantano dove lo ha cacciato il crepuscolo berlusconiano.</strong></em></p>
<p><em><strong>Un partito contendibile che sappia confrontarsi parlando laicamente di merito e nel merito; che sappia misurasi con opzioni programmatiche e gruppi dirigenti diversi ma finalizzati all&#8217;obiettivo del bene comune.</strong></em></p>
<p><em><strong>Questo il PD che vorrei.  Per questo PD , pur rispettando e stimando tutti gli altri candidati in campo, </strong><strong>sosterro&#8217; con lealtà e convinzione Marco Pacciotti. Un dirigente vero, uno che la gavetta l&#8217;ha fatta perche&#8217; è cresciuto in una scuola politica che ti insegna il valore dello stare sul pezzo, tra la gente e non solo nei salotti del potere,  un dirigente che ha grandi capacità nel tenere insieme la squadra. Nell&#8217;epoca in cui prevale la selezione della classe dirigente sulla base del criterio della nomina del capo aerea Marco è una risorsa controcorrente, lo sento un militante , uno di noi. Per questo lo sosterro&#8217; e mi battero&#8217; con tante compagne e compagni a sostegno della sua candidatura.</strong></em></p>
<p><strong> IL PD CHE VOGLIAMO: DIRITTI A SINISTRA!</strong></p>
<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2124" title="paccio" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg" alt="" width="197" height="170" /></a>Costruire un partito regionale, dove i territori siano protagonisti,  valorizzando e mettendo in rete le competenze, le esperienze, creare una  “comunità” dove tutti si sentano a casa. Insomma, “rifondare” il Pd. È  questo il compito di cui si dovrà far carico il nuovo segretario,  insieme a <strong>un gruppo dirigente vero che sappia fare della lealtà la propria ragione fondante. </strong></p>
<p>In  questi anni il problema principale è stato il non sentirsi parte di un  grande progetto comune, in cui si hanno prima a cuore le ragioni della  “ditta”, come dice Bersani, rispetto all’ambizione personale. Quando un  partito si riduce ad essere una somma di tanti e troppi particolarismi,  quando il protagonismo del singolo diventa l’unica forma di azione  politica, ecco che allora viene meno la stessa ragion d’essere del Pd.</p>
<p>Il  Congresso 2009 non ha risolto i problemi del Pd Lazio, anzi li ha  acuiti. Il partito assomiglia sempre più a una federazione di potentati,  con alleanze mobili. Nasce di qui l’esigenza di una candidatura  diversa, dal basso, svincolata dalle mozioni del congresso nazionale,  con al centro il ruolo degli iscritti e dei circoli. Capace di ridare  entusiasmo a chi è fuori da queste logiche spartitorie. In questa pagine  proviamo a scrivere “i titoli”: non un programma classico, scritto  sulla pietra, ma un punto di partenza che arricchiremo strada facendo  con il contributo delle tante energie di cui dispone il Pd. Energie  messe da parte a cui proveremo a ridare voce,</p>
<p>Il Partito  Democratico è nato per innovare e cambiare la politica, per provare a  ridurre la distanza fra cittadini e istituzioni, per imprimere una  svolta profonda a una società dove il merito e il ricambio, non solo  generazionale, rimangono un miraggio. Per  dare una visione differente  di società, per recuperare lo spazio fra le forze del centro-sinistra e  il loro popolo, per recuperare la frattura fra le aspirazioni, i bisogni  e gli ideali e l’aridità di un ceto politico distinto e distante.<strong> L’obiettivo è ridare una speranza a un Paese che non crede più in se stesso,</strong> in cui la violazione delle regole è diventata norma, in cui assistiamo a  un arretramento prima di tutto culturale che ha assunto connotati  inquietanti.</p>
<p>La manomissione delle parole è forse il danno  più grande prodotto dal Berlusconismo. Ed è triste vedere come molti,  anche nel Pd, ne siano affascinati. Innovare non significa rottamare<strong>. </strong>Trovare  nuove parole vuol dire oggi più che mai, ritrovare la radicalità del  loro senso. Libertà non è liberismo,  leadership non è leaderismo,  giustizia non è giustizialismo.  E bisogna fare attenzione a non  accettare la mistificazione imposta dall’avversario; per non  confondersi, per restare se stessi, coerenti con la propria anima. <strong>Dirsi  di sinistra oggi significa radicalità delle scelte. Dirsi di sinistra  oggi vuol dire innanzitutto un modo di fare politica fondato sull’etica.</strong></p>
<p>Gli  ultimi dati del Census Bureau di Washington fanno rabbrividire. Tra il  1979 e il 2007 l’1% degli statunitensi più ricchi ha visto aumentare il  proprio reddito del 275% contro il 18% dei più poveri e il 40% della  classe media. Lo 0,001% degli americani più ricchi detiene il 22,2%  della ricchezza nazionale, mentre al 90% più povero ne va appena il 4%.  Ne viene che al restante 9,99% tocca il 73,8%. Sono numeri che ci  impongono alcune domande: È questo il modello che vogliamo importare?  Parlare di redistribuzione del reddito, prima che di ulteriori  flessibilità del lavoro, è davvero così ottocentesco?</p>
<p>Il  fallimento del liberismo economico è sotto gli occhi di tutti. Lo hanno  sancito gli stessi ‘animal spirits’ che ne sono motore, lo ha  sentenziato il crack di Lehman Brothers  che ha dimostrato come in  presenza di istituzioni “troppo grandi per fallire” la finanza abbia  diritto di ricatto sulla comunità. Il liberismo si fonda su due  simmetrie: quella delle informazioni e quella tra capitale e lavoro.  Entrambe sono una pia illusione accademica: perché le informazioni sono  monopolio di pochi privilegiati e perché se il capitale è ormai  transnazionale il lavoro resta incatenato alla sua fisicità.</p>
<p>Essere  dalla parte dei più deboli e degli esclusi, lottare contro il  precariato, difendere il tenore di vita delle classi popolari, definire  un sistema di welfare più adeguato alle modifiche intervenute con la  globalizzazione, creare una società dei diritti in cui tutti si sentano a  casa propria devono restare le priorità della sinistra, cardini che  devono essere chiaramente individuabili per chi voglia votare il Pd.  Senza aver paura del significato della parole. <strong>Libertà, uguaglianza, redistribuzione del reddito, giustizia sociale, </strong>riportate  al loro significato ultimo, restano parole d’ordine infinitamente più  moderne di quelle mistificate dal liberismo, fondato, in definitiva,  sulla manomissione intellettuale più grande: che tutti gli uomini  possano davvero essere uguali anche in assenza di una Politica in grado  di determinarlo.</p>
<p>L’Italia è un Paese fermo, ingessato, bloccato dalla paura. <strong>Essere  di sinistra significa avere il coraggio di cambiare, di riscoprire il  merito, di costruire le condizioni per creare una reale uguaglianza  delle opportunità, di mettere in campo un efficace e moderno sistema di  protezione sociale.</strong> Dal punto vista dei diritti civili siamo  rimasti fermi rispetto al resto del mondo occidentale. Quelli che ormai  nella gran parte dei paesi europei sono considerati diritti di  cittadinanza da noi sono ancora un miraggio. Dal punto di vista dei  diritti sociali siamo ancorati a un sistema che non considera le  evoluzioni avvenute negli ultimi decenni. Pomigliano insegna. E il  rischio è di riportare il nostro Paese a una situazione ottocentesca in  cui i sindacati pesano sempre meno e sono sempre più chiusi nel loro  fortino a difesa dell’esistente e i lavoratori sono sempre più soli di  fronte a un sistema delle imprese che tende al contrario a fare fronte  comune.</p>
<p>Negli ultimi anni il problema principale del  fronte progressista è stata una forte subalternità culturale nei  confronti della destra. Agire sempre in difesa senza mai – o quasi –  dettare i temi dell’agenda politica. Non avere una chiara analisi  condivisa sulla società italiana. Una visione. Non essere riusciti a  costruire un’identità precisa del Pd. In poche parole non essere  riusciti ad aprire una stagione nuova. Questi sono i temi con cui il  Partito democratico deve fare i conti, da subito. Altrimenti quella  separazione fra cittadini e politica diventerà sempre più profonda con  esiti davvero non scritti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>IL LAZIO: COSTRUIRE UNA CASA COMUNE</strong></p>
<p>Nel  Lazio la crisi politica del Pd è più profonda che altrove. Il voto alle  regionali ci conferma, con il livello altissimo di astensione, una  profonda frattura fra istituzioni e cittadini. Fra le istituzioni e il  nostro popolo innanzitutto. Gli elettori del Pd sono esigenti, vogliono  percepire distintamente la diversità fra il centro sinistra e la destra.  Non si tratta soltanto di governare meglio della destra: l’abbiamo  fatto, senza dubbio, nei cinque anni della giunta Marrazzo, ma questo  non è sufficiente.</p>
<p>I tre anni che abbiamo di fronte saranno decisivi. <strong>Attorno a Nicola Zingaretti è possibile ricostruire un progetto vincente</strong>,  in grado di riportare il centrosinistra al governo della capitale prima  e della Regione poi. Ma per farcela serve un cambio di passo immediato  e  il gruppo dirigente del Pd del Lazio deve essere consapevole di  questo: deve avere la capacità e buon senso per assumere su di sé la  responsabilità di governare questo processo.</p>
<p><strong>L</strong><strong>a prima cosa da fare è slegare il partito</strong>,  Iiberarlo dai vincoli imposti da un gruppo dirigente che si è  dimostrato diviso e inadeguato. È il momento di mettere da parte le  piccole ambizioni personali e, come il calciatore di De Gregori, agire  con coraggio, altruismo e fantasia. Il coraggio di saper scegliere chi e  cosa rappresentare, senza troppi tatticismi. L’altruismo di mettere da  parte interessi particolari, voglia di leadership e piccole camarille  per ricostruire un percorso davvero unitario. La fantasia per immaginare  la propria idea di società e trovare gli strumenti culturali per  imporla.</p>
<p>Dopo il lungo commissariamento, <strong>occorre ricostruire l’autonomia del gruppo dirigente rispetto al livello nazionale.</strong> Che non significa mettersi necessariamente di traverso, ma, al  contrario contribuire con un’elaborazione autonoma e originale alla  creazione di quell’alternativa di governo che, se è necessaria alle  nostre latitudini, lo è ancor di più a livello nazionale. Autonomia del  gruppo dirigente del Lazio significa avere la capacità e l’autorevolezza  di avviare un’analisi profonda sulla nostra Regione, individuare le  linee di azione e metterle in pratica. Non è sufficiente dire “la  Polverini sbaglia”: bisogna dire – e bisogna farlo adesso – cosa  vogliamo fare, quale prospettiva, quale visione abbiamo sul futuro della  nostra terra.</p>
<p>È indifferibile ricominciare dall’analisi  di una società che è profondamente cambiata, in cui gli storici legami  sociali vengono meno, in cui impera la divisione, lo scontro a tutti i  livelli. Questo è il primo compito che abbiamo di fronte. Insieme al  gruppo del Pd alla Regione dobbiamo coinvolgere le forze sociali, le  energie che abbiamo nelle università, nei centri di ricerca, in <strong>un grande sforzo di elaborazione, per provare a disegnare un futuro differente</strong> per una Regione che non può essere soltanto Roma. Ma che al tempo  stesso si deve integrare con la Capitale: l’area metropolitana è il  primo passo, ma anche questo non sarà sufficiente.</p>
<p>Tutte  le grandi aree metropolitane, quelle con cui dobbiamo competere, hanno  un’estensione territoriale ben più vasta della provincia di Roma. <strong>Dobbiamo costruire una Regione Capitale che si integra e interagisce con Roma e non la considera nemica e lontana. </strong>Va  costruito un progetto capace di creare una nuova cittadinanza, di  valorizzare il patrimonio e le diversità culturali. Il progetto  strategico della provincia di Roma può essere la base di partenza con i  suoi cinque ambiti di azione: un ambiente pulito, un territorio  organizzato, una cultura innovativa, uno sviluppo intelligente, una  società unità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma per fare questo non basta un segretario autorevole, serve un impegno collettivo</strong>,  occorre uscire dalla logica dei caminetti, della mera spartizione e  gestione del potere. Anche perché da spartire è rimasto davvero poco. Il  Pd del Lazio, negli anni scorsi, ha vissuto nella continua ed  estenuante ricerca della mediazione a tutti i livelli, nelle riunioni a  porte chiuse, con organismi dirigenti esautorati e feriti, svuotati di  senso e di potere decisionale. <strong>La nostra opposizione alla Pisana e al Campidoglio deve fare un salto di qualità per costruire la futura alternativa di Governo.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Abbiamo l’esigenza di tornare a navigare in mare aperto,</strong> di dare al gruppo regionale un interlocutore credibile. Le primarie per  eleggere il segretario regionale e la nuova assemblea possono essere il  primo passo, se diamo respiro a quelle  forze di cambiamento, di  innovazione vera che, seppur fra mille contraddizioni, si sono fatte  sentire in questi anni. Ma anche questo non basta se il tutto si riduce a  un confronto fra persone e non fra piattaforme politiche. <strong>Servono le “primarie delle idee” più che delle persone.</strong> Occorre coinvolgere i territori, i circoli, nelle decisioni  strategiche. Uscire dalla logica del caminetto per entrare nella logica  della partecipazione. Abbiamo gli strumenti, bisogna solo avere la  volontà di saperli usare.</p>
<p>Primo banco di prova sarà <strong>la costruzione di una segreteria politica</strong>,  non solo a carattere esecutivo, ma primo luogo dove si costruisce la  linea politica da seguire e da verificare nella Direzione regionale. E  sarebbe bene che questo organismo, al di là delle previsioni statutarie,  fosse votato e non solo comunicato alla Direzione. Anzi, dovremmo  quanto prima modificare lo Statuto in questo senso. Servono segnali di  discontinuità rispetto a un partito in cui la segreteria è stata  concepita più come “staff” che come centro dell’azione politica del  Partito.</p>
<p>Per questo <strong>le primarie non possono essere una mera conta</strong>.  Senza il positivo protagonismo dei circoli e del territorio non c’è  Partito Democratico. Senza la valorizzazione dei nostri iscritti, la  promozione di una classe dirigente che esca dalle logiche di mera  appartenenza e fedeltà, non c’è quel cambio di passo che serve per  invertire una tendenza anche elettoralmente negativa. Intere zone,  pensiamo al sud della Regione, sono per noi ormai un deserto:  nell’ultima tornata amministrativa non abbiamo neanche saputo  intercettare il vento positivo che arrivava dal nord. In troppi Comuni  importanti il candidato del Pd non è neanche arrivato al ballottaggio.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Merito, competenza, selezione dei più capaci e non dei più fedeli</strong>:  sono gli obiettivi minimi per dire di aver davvero vinto i congressi.  In questo quadro, relativamente all’area romana, ci sembra opportuno  avviare un ragionamento sulla necessità di riorganizzazione territoriale  del Pd, un’organizzazione che tenga conto delle modifiche  istituzionali, ma anche di una realtà sempre più interconnessa. Per  questo proponiamo che si avvii un processo di unificazione fra la  federazione della Provincia e quella di Roma.</p>
<p>È in questo quadro che si inserisce la necessità di <strong>una riforma della legge elettorale regionale che parta dall’ineludibile necessità dell’eliminazione del listino.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>I TEMI D’AZIONE</strong></p>
<p>Il  tema dei beni comuni e di come questi vengono utilizzati e preservati  rispetto alla speculazione è di grande attualità. Non solo il risultato  referendario ci segnala una sensibilità diffusa fra gli elettori del  centro sinistra, ma anche l’attenzione di questi ultimi alla gestione  dei beni comuni. In ultima istanza si tratta di una vera e propria  chiave di lettura della realtà, in base alla quale orientare la nostra  azione politica. Per questo, in ultima analisi, <strong>il Lazio è il nostro bene Comune.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>- IL DIRITTO AL LAVORO</p>
<p>Non  può essere solo la riproposizione di uno slogan d’antan, ma deve  rappresentare il nostro primo impegno. E dobbiamo puntare sulla buona  occupazione. Ci hanno raccontato che la crisi non c’era, che era tutta  un’invenzione dei soliti detrattori pessimisti. E, invece, la portata di  questa pessima stagione economica è superiore a tutte le peggiori  previsioni. Ora sono gli organismi internazionali, a partire dal Fondo  monetario internazionale, a dirci che in Italia siamo già in piena  recessione. E la crisi, inevitabilmente, colpisce soprattutto i più  deboli, i precari cui non vengono rinnovati i contratti, quelli che  prima si arrabattavano per arrivare alla fine del mese e adesso non  arrivano più neanche alla metà. Ogni giorno si hanno notizie di crisi  aziendali, dall’Alitalia al distretto della ceramica di Civita  Castellana, dalla Fiat Cassino a Videocon, fino al polo farmaceutico di  Pomezia e alla Ritel. Si tratta di migliaia di famiglie che resteranno  senza reddito nei prossimi mesi, alle quali questa destra non riesce a  dare una risposta convincente. Il Pd Lazio deve essere in grado di  rilanciare una stagione di battaglie per la piena e buona occupazione,  unendo la difesa dei posti di lavoro esistenti a idee innovative per uno  sviluppo ecocompatibile. Ma allo stesso tempo dobbiamo aprire una nuova  stagione dei diritti: non c’è crescita senza ampliamento dei diritti.</p>
<p>- IL DIRITTO ALLA MOBILITÀ</p>
<p>Le  varie società pubbliche che gestiscono il trasporto sono alla  bancarotta. Cosa facciamo, cosa diciamo? Privatizziamo, rifinanziamo a  fondo perduto come accade di solito, salvo accorgersi che non serve a  nulla? Nel primo caso dobbiamo capire che un eventuale privato ci  vorrebbe guadagnare dal servizio e quindi, automaticamente, sarebbero a  rischio le tratte più periferiche, che generano meno introiti, sono meno  frequentate, ma costituiscono spesso l’unico mezzo di collegamento per  migliaia di cittadini. Nel secondo caso bisogna quanto meno trovare i  fondi. Ed è complicato. Insomma, bisogna intanto garantire il servizio  pubblico, altro che privati. Studiando, contemporaneamente, una nuova  struttura che riunifichi le varie società che esistono sul territorio.  Questo è il punto da cui partire: creare una sola holding regionale che  gestisca nel complesso il trasporto su gomma, le metropolitane e le  ferrovie concesse sarebbe non la soluzione di tutti i mali, ma almeno  l’inizio della soluzione. Azzerare l’evasione, realizzare una rete  capillare, integrata ed ecosostenibile dei trasporti, ridurre i costi  della gestione attraverso un sistema trasparente di assegnazione degli  appalti e delle manutenzioni: partire da qui per garantire il diritto  pubblico alla mobilità.</p>
<p>- IL DIRITTO AL TERRITORIO</p>
<p>È  il tema più scottante dell’ultimo anno, in cui il Pd si è opposto,  almeno a parole, al piano casa Ciocchetti-Polverini. Senza mai avanzare  però una proposta alternativa. Dobbiamo capovolgere l’ottica usata negli  ultimi decenni. Il territorio è il nostro bene comune per definizione. E  l’uso del territorio va pianificato con attenzione. Costruire,  cementificare è un danno per tutti, in primo luogo per chi andrà ad  abitare in città senza senso, senza anima, senza &#8220;vissuto&#8221;. Servirebbe  una legge nazionale sull’uso dei suoli, ma anche a livello regionale si  può fare molto, stabilendo norme più chiare e stringenti, più semplici,  ma proprio per questo automaticamente più restrittive. Tolleranza zero  per l’abusivismo che non è più quello di necessità, ma essenzialmente  speculativo. Obbligo di elevato grado di autosufficienza energetica per  le nuove costruzioni, rispetto assoluto per le norme di salvaguardia  idrogeologica, delle coste e dei fiumi.</p>
<p>- IL DIRITTO ALLA SALUTE</p>
<p>Ripensare  davvero il sistema sanitario, chiudendo gli ospedali inutili, creando  policlinici di livello per macroarea, potenziando la medicina di base,  creando una rete assistenziale h24. Riequilibrare la sanità romana,  ipertrofica, con quella delle province. Rivedere il sistema degli  accreditamenti, tagliando la sanità privata che non può stare sullo  stesso piano di quella pubblica. Incrementare il sistema di controlli  per garantire l’adeguatezza delle prestazioni. Occorre una svolta  copernicana, lasciando da parte le troppe timidezze della giunta  Marrazzo. Bisogna soprattutto creare un sistema di modulazione dei  pagamenti, a seconda del reddito, che permetta di garantire ai meno  abbienti un sistema sanitario di qualità, pagato da chi ha i redditi più  alti.</p>
<p>- IL DIRITTO A NON MORIRE DI DISCARICHE</p>
<p>Raccolta  porta a porta obbligatoria, per legge, su tutto il territorio  regionale, nell’arco di due anni. È l’unico modo, radicale, anzi  brutale, per voltare pagina, dire addio alle discariche e superare  l’emergenza rifiuti. Serve un ruolo forte del pubblico non solo nella  raccolta, ma anche negli impianti di gassificazione &#8211; la parte  redditizia del ciclo &#8211; che non possono essere lasciati ai soliti  soggetti. La produzione di energia attraverso i rifiuti può diventare  una ricchezza per la nostra Regione. Al tempo stesso valorizzare i  rivoluzionari progetti avanzati da molte università italiane per il  trattamento dell’indifferenziato.</p>
<p>- IL DIRITTO A UNA POLITICA TRASPARENTE</p>
<p>Riportare  a cinquanta il numero dei consiglieri regionali, garantendo  rappresentanza a tutte le Province. Taglio del 50 per cento dello  stipendio complessivo dei consiglieri regionali che oggi viaggia oltre i  15mila euro. Riforma del sistema previdenziale dei consiglieri  regionali: non più il vitalizio garantito dopo una legislatura, ma  semplice versamento dei contributi previdenziali. Eliminazione della  liquidazione.<strong> </strong>Taglio del cinquanta per cento degli  stipendi dei dirigenti apicali della Regione. Eliminazione del concetto  di auto blu personale, creando un sistema a rotazione. L’auto blu è  comunque da utilizzare solo per gli impegni istituzionali. Va riformato  il Consiglio regionale. Taglio del numero delle commissioni, da portare a  8, accorpando le competenze per materia omogenea e dotando le  commissioni di potere legiferante sul modello della Camera. Taglio del  personale in servizio nelle segreterie politiche, nell’ufficio di  presidenza, nei gruppi politici: una riduzione del 50 per cento,  effettuata potenziando al contempo i servizi istituzionali del Consiglio  che devono essere autorevoli e autonomi rispetto alla politica.  Chiusura degli enti inutili e semplificazione del sistema di governance  delle aziende.</p>
<p>- IL DIRITTO A UNA CAPITALE METROPOLITANA</p>
<p>È  urgente, ancora più che dotare la capitale di maggiori poteri. Serve un  coordinamento di area vasta per garantire al sistema Roma una  dimensione competitiva dal punto di vista economico, dello sviluppo,  delle conoscenze. Fare sistema attraverso la Regione che deve essere  davvero organo di programmazione e non di amministrazione. Delega agli  enti locali di tutti i poteri amministrativi. Punto di partenza il  progetto strategico della provincia di Roma e i suoi cinque ambiti di  intervento: un ambiente pulito, un territorio organizzato, una cultura  innovativa, uno sviluppo intelligente, una società unita.</p>
<p>- IL DIRITTO ALL’INFORMAZIONE</p>
<p>Nuove  tecnologie e diffusione della banda larga anche nelle aree rurali sono  temi fondamentali per una democrazia moderna, una democrazia 2.0 dove  l’interattività e la comunicazione della pubblica amministrazione deve  essere in grado di diventare bidirezionale, favorendo la partecipazione  dei cittadini.</p>
<p>- IL DIRITTO ALL’ABITARE</p>
<p>Il centro  sinistra al governo della Regione si è trovato a fare i conti con i  bilanci dissestati delle Ater, con un governo nazionale che malgrado gli  annunci ha investito poco nell’edilizia pubblica. Siamo rimasti a metà  del guado, non siamo stati in grado di rilanciare con forza una grande  stagione di investimenti pubblici in questo settore, utilizzando anche  forme innovative, in grado di rafforzare il mercato degli affitti, in  crisi dopo le dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti. La  casa, la qualità dell’abitare, devono diventare uno dei temi centrali  della nostra iniziativa. Trasformazione delle Ater in vere e proprio  Agenzie degli affitti, in cui, accanto alla missione sociale, quella di  garantire un alloggio alle fasce più basse, ci sia anche la possibilità  di mettere a reddito appartamenti affittati a canone concordato. In  questa maniera si dà una risposta alla vera emergenza abitativa dei  prossimi anni che non è più soltanto quella di chi rientra nel canone  sociale dell’Ater, ma è quella del ceto medio che non riesce ad accedere  al mercato dell’affitto e rischia di rimanere schiacciato dai prezzi  sempre alle stelle degli alloggi in vendita.</p>
<p>- IL DIRITTO ALL’AMBIENTE</p>
<p>Energie  rinnovabili, valorizzazione delle ricchezze naturali e delle vocazioni  dei territori. Ma anche lotta all’abusivismo, città progettate per i  cittadini e non per i costruttori. Si tratta di progettare un nuovo  modello di sviluppo per il Lazio. La green economy come motore di  sviluppo. La destra della Polverini ha inaugurato una stagione di  progressivo smantellamento del sistema di aree protette della nostra  Regione. Il piano casa è solo il primo passo. La sinistra, al contrario,  deve puntare a nuovi parchi, nuove riserve naturali. E allo stesso  tempo va semplificato il sistema di gestione, restituendo centralità  alle comunità locali, per fare delle aree protette un motore dello  sviluppo sostenibile e non un blocco per i territori.</p>
<p>- IL DIRITTO ALLA SICUREZZA E ALLA LEGALITÀ</p>
<p>Non siamo<strong> </strong>riusciti,  in questi anni, a declinare a sinistra il concetto di sicurezza. Città  più sicure non vuol dire soltanto più forze dell’ordine, ma vuol dire  città vive, ricche di cultura, città in cui si esce la sera perché non  sono progettate solo per lavorare e dormire. Diritto alla legalità  significa contrastare e battere quelli che ormai non sono più soltanto  infiltrazioni ma veri e propri insediamenti della criminalità  organizzata nel sud del Lazio e in forte espansione nel resto della  Regione, in modo particolare sul litorale e a Roma.</p>
<p>- IL DIRITTO ALLA CITTADINANZA</p>
<p>La  Regione Lazio è una delle aree a più alto numero di comunità immigrati  in Italia. La popolazione straniera, soprattutto nelle province del  Lazio, è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. Questo  comporta la necessità di una riflessione dell’impatto sul tessuto  sociale ed economico nella nostra Regione per fare in modo che questi  nuovi cittadini possano essere parte integrante della nostra comunità e  possano sviluppare in pieno la loro capacità. C’è bisogno di ripensare  la cittadinanza, facilitare l’accesso ai servizi e soprattutto  migliorare le possibilità di integrazione attraverso percorsi culturali,  formativi e lavorativi.</p>
<p>- IL DIRITTO ALL’EUROPA</p>
<p>L’Italia  è il terzo beneficiario in termini di fondi strutturali provenienti  dalle politiche di coesione, dopo Spagna e Polonia. Il Lazio è fra le  regioni con obiettivo “competitività e occupazione” che più sono  chiamate al compito di un investimento dei fondi in senso responsabile e  in accordo con le politiche europee. Un loro rafforzamento costituisce  un valore aggiunto a livello regionale. In questo contesto le azioni del  Pd Lazio devono avere un maggiore raccordo a livello comunitario con  l’obiettivo di contribuire al processo di integrazione europea, di  coesione fra le sue regioni.</p>
<p>- IL DIRITTO ALLA PARITÀ</p>
<p>Mai  più una sola donna del Pd in Consiglio regionale, per di più non eletta  direttamente. Quella che serve è una rivoluzione culturale al nostro  interno e dentro la società per garantire piena rappresentanza di genere  non soltanto nelle istituzioni, ma anche negli organismi di gestione  delle società pubbliche. Nuove regole della rappresentanza, nuovi  sistemi di protezione sociale e promozione economica finalizzati a  creare maggiore e migliore occupazione femminile. Un nuovo approccio  culturale per realizzare una Regione in grado di garantire pari  opportunità di genere in ogni settore e a tutti i livelli.</p>
<p>- IL DIRITTO AI DIRITTI</p>
<p>I  temi etici sono stati una spina nel fianco del Pd in questi primi anni  di vita. Noi siamo convinti che i nostri iscritti siano molto più avanti  della nostra classe dirigente. Noi crediamo che il tema dell’estensione  dei diritti civili debba far parte della nostra carta di identità.  Anche nel Lazio dobbiamo avviare una vasta campagna di consultazione  degli iscritti, per arrivare a una posizione unita del Partito  democratico.</p>
<p><strong>IL LAZIO, BENE COMUNE</strong></p>
<p>Questi  sono alcuni dei temi su cui, partendo da una finalmente approfondita  analisi della realtà, costruire un nuovo “progetto Lazio”. Un progetto  per dare un’identità precisa al nostro territorio, differenziando le  funzioni, creando un sistema integrato che garantisca sviluppo,  competitività e coesione alla nostra Regione.</p>
<p>Il Lazio, per la sua  posizione geografica, per le sue caratteristiche, deve diventare il  centro di un sistema più ampio che metta in rete le università, che crei  un’offerta turistica integrata, che unisca infrastrutture moderne alla  valorizzazione dei beni culturali, che unisca culture, tradizioni. Una  Regione cerniera del Mediterraneo, che valorizzi Roma e non la subisca  come un corpo estraneo.</p>
<p>Si tratta di un lavoro lungo, complesso,  ma necessario se vogliamo costruire un Partito del territorio, utile ai  cittadini, davvero riformista. Un Partito che non vive soltanto di  congressi, ma lancia una sfida forte al centro destra, una sfida delle  idee, dei programmi. Un Partito che punta a riconquistare Roma e il  Lazio e dice prima quali saranno le linee su cui governerà.</p>
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		<title>Lavoro: Cgil, 800 mila irregolari in campi e cantieri</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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(ANSA) &#8211; ROMA, 16 NOV &#8211; Sono 800 mila gli irregolari nei campi e nei   cantieri del Paese di cui 550 mila sotto caporale: e&#8217; la stima di   Flai-Cgil e Fillea-Cgil. In particolare sono 400 mila i lavoratori che   nell&#8217;agricoltura vivono sotto caporale e 400 mila che nell&#8217;edilizia sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/muratore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2108" title="muratore" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/muratore-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></h6>
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(ANSA) &#8211; ROMA, 16 NOV &#8211; Sono 800 mila gli irregolari nei campi e nei   cantieri del Paese di cui 550 mila sotto caporale: e&#8217; la stima di   Flai-Cgil e Fillea-Cgil. In particolare sono 400 mila i lavoratori che   nell&#8217;agricoltura vivono sotto caporale e 400 mila che nell&#8217;edilizia sono   in nero, e sotto ricatto, di cui almeno 150 mila gestiti dai caporali.   Una emergenza di fronte alla quale i sindacati chiedono al nuovo   governo di intervenire: &#8221;Bisogna fermare questa deriva&#8221;, sostengono   Flai e Fillea, ricordando che la stima sull&#8217;apporto del lavoro sommerso   al Pil italiano sia pari ad oltre 17%, contro una media dei paesi   avanzati dell&#8217;Europa del 4%. Sulle misure da mettere in campo i   sindacati indicano la necessita&#8217; di costruire una rete di protezione per   i lavoratori che sono alla merce&#8217; dei caporali; di rafforzare tutti  gli  strumenti di controllo e contrasto ad ogni forma di irregolarita&#8217;  del  lavoro e di incentivare la sicurezza. Per le imprese che utilizzano   manodopera illegale deve essere prevista e punita la loro   responsabilita&#8217;.(ANSA).</h6>
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		<title>Il crepuscolo del berlusconismo, la svolta democratica e i compiti della sinistra.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 11:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’opinione del giorno dopo. 
di Giovanni Carapella
Domenica, 13 novembre ‘11 
Le dimissioni di Berlusconi hanno suscitato una legittima soddisfazione in chi per un ventennio ne ha contrastato filosofie, visioni, metodi. Erano divenute inevitabili e improrogabili.
Inevitabili perché oramai la difesa strenua e accanita dei propri interessi di parte era entrata in evidente rotta di collisosione con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/hasta-la-victoria-siempre.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2097" title="hasta la victoria siempre" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/hasta-la-victoria-siempre-300x225.jpg" alt="" width="228" height="179" /></a>L’opinione del giorno dopo. </em></strong></p>
<p><strong><em>di Giovanni Carapella</em></strong></p>
<p><em>Domenica, 13 novembre ‘11 </em></p>
<p>Le dimissioni di Berlusconi hanno suscitato una legittima soddisfazione in chi per un ventennio ne ha contrastato filosofie, visioni, metodi. Erano divenute inevitabili e improrogabili.</p>
<p>Inevitabili perché oramai la difesa strenua e accanita dei propri interessi di parte era entrata in evidente rotta di collisosione con la tutela benché minima degli interessi generali del Paese, con la necessità di autorevolezza e credibilità delle istituzioni e con gli interessi di gran parte del mondo produttivo dalle imprese, agli artigiani e ai ceti medi, alla grande massa dei lavoratori.</p>
<p>Improrogabili perché il tempo era abbondantemente scaduto.</p>
<p>Chi ha avuto l’opportunità e la ventura di girare nel corso degli ultimi anni per altre parti del mondo che non siano l’Europa, ha potuto constatare come  tanti paesi, come  Cile Argentina Uruguay Brasile Paraguay, dove solo trentanni fa dominavano regimi autoritari e repressivi abbiano voltato pagina e stiano guardando al futuro. La sensazione che ne deriva, pur con tutte le contraddizioni del caso, è che nel mondo contemporaneo le pagine buie della storia non sopravvivano temporalmente ad un ventennio.</p>
<p>In Italia, il ventennio berlusconiano è stato consumato e deve essere superato guardando al futuro. I giovanissimi nati nel ‘93 compiono quest’anno 18 anni e voteranno per la prima volta alle prossime elezioni politiche. Hanno conosciuto e vissuto solo l’epoca del berlusconismo e in tanti hanno maturato nelle scuole, nella vita sociale, sulla rete, nella battaglia referendaria per l’acqua bene comune  il suo fallimento e la sua vacuità. E soprattutto l’incapacità di quel modello e di quella visione della società, troppo spesso esaltata acriticamente anche da certa intellettualità di sinistra,  a dare risposte alle loro domande, alle loro ansie di futuro, al loro guardare avanti.</p>
<p>La svolta di cui ha bisogno l’Italia, che riconquista oggi la propria dignità e il proprio orgoglio democratico, deve partire da questa esigenza di guardare avanti. Una svolta democratica che è necessario consolidare contro i sempre possibili colpi di coda di chi, soprattutto nell’ultimo decennio, ha gestito il potere con protervia e con arroganza. Una svolta democratica che dovrà da subito fare i conti con le macerie del berlusconismo: la crisi economica e la fragilità sociale, la sfiducia nella politica e la scarsa credibilità delle istituzioni, la corruzione dilagante e la criminalità protagonista in tanti gangli della vita economica del paese, la limitata sovranità nazionale derivante dalle pesanti condizioni poste dal consesso economico europeo e mondiale.</p>
<p>Una sinistra moderna che abbia presente le condizioni oggettive del paese e voglia traguardare il futuro deve attraversare necessariamente questo stretto passaggio di responsabilità nazionale. E tuttavia la responsabilità democratica, la fedeltà alla costituzione e alle istituzioni democratiche, devono accompagnarsi ad una difesa attenta delle condizioni di vita del popolo, ad una risposta nuova alle aspettative di chi difese non ne ha e guarda con incertezza il futuro proprio e della sua generazione.</p>
<p>Non sono due esigenze inconciliabili! Contrapporre le tutele dei padri alle mancanza di tutele dei figli è falso e anche perdente. La risposta di cui il paese ha bisogno per uscire dalle macerie del berlusconismo è una risposta innovativa che garantisca al paese equità,  rilanci l’impresa e lo sviluppo sostenibile puntando a creare lavoro non a scapito dei diritti, faccia dei sacrifici necessari non la pena che i più devono subire per restituire forza ai soliti noti ma il contributo di solidarietà per dare diritti certezze tutele a chi oggi ne ha di meno, come i giovani le donne gli immigrati.</p>
<p>Innovare per fare più forte e più  unita la nostra democrazia e accantonare definitivamente tutti coloro che sotto l’ombrello del <em>“ meno male che  Silvio c’è”</em> hanno operato per aumentare le fratture e le distanze sociali.</p>
<p><em><strong>C’e’ tanto lavoro per la sinistra in Italia!</strong></em></p>
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