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	<title>Giovanni Carapella &#187; In primo piano</title>
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		<title>PD LAZIO &#8211;  IL 12 Febbraio in campo A SINISTRA con Enrico Gasbarra, per tornare a vincere a Roma e nel Lazio.</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 12:50:51 +0000</pubDate>
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Le Primarie del 12 febbraio per l&#8217;elezione del segretario del PD LAZIO sono  una grande opportunità per un partito non ad personam di coinvolgere i  propri elettori e i simpatizzanti nella scelta dei propri vertici  politici.
E&#8217; importante partecipare e, in un partito  democratico perche&#8217; contendibile, misurarsi tra proposte di candidature,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="../wp-content/uploads/2011/11/le-nostre-bandiere.jpg"><img title="le nostre bandiere" src="../wp-content/uploads/2011/11/le-nostre-bandiere.jpg" alt="" width="533" height="400" /></a></em></strong></p>
<p><em><strong>Le Primarie del 12 febbraio per l&#8217;elezione del segretario del </strong><strong>PD LAZIO sono  una grande opportunità per un partito non ad personam di coinvolgere i  propri elettori e i simpatizzanti nella scelta dei propri vertici  politici.</strong></em></p>
<p><strong>E&#8217; importante partecipare</strong> e, in un partito  democratico perche&#8217; contendibile, misurarsi tra proposte di candidature,  tutte prestigiose e legittime, e opzioni programmatiche che le  differenti liste a sostegno dei candidati segretari presentano.</p>
<p>Lavorero&#8217; perche&#8217; le primarie siano trasparenti, fortemente partecipate e, non potendo sostenere il candidato <strong>Marco Pacciotti,</strong> escluso da una regola discutibile dalla fase dei&#8221;gazebo&#8221;, voterò con lealtà e convinzione per <strong>Enrico Gasbarra</strong>, un dirigente politico e un amministratore unitario e di valore.</p>
<p>Lo faro&#8217; dando vita e animando una lista, che insieme a tantissimi compagni ed amici. abbiamo voluto chiamare <strong>A SINISTRA con Gasbarra</strong>.</p>
<p><strong>Chi ha a cuore le sorti della sinistra democratica del nostro  paese non puo&#8217; rassegnarsi ad una deriva moderata della politica  italiana. </strong></p>
<p>Nel PD, partito in cui crediamo e in cui militiamo vogliamo contribuire a portare <strong>programmi, valori, ideali che  sono un patrimonio della migliore sinistra plurale e tollerante del nostro paese</strong>, laica e cattolica, socialista liberale e radicale.</p>
<p>Lo vogliamo fare sostenedo Gasbarra A sinistra, avendo fiducia nella  sua capacità di fare quella sintesi che è la ricetta magica per fare del  PD il perno dello schieramento di centrosinistra, <strong>per tornare a vincere a Roma e nel Lazio.</strong></p>
<p><strong><em>Giovanni Carapella</em></strong></p>
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		<title>Marco Pacciotti: &#8220;Ripartiamo dalle energie sane del PD&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 14:04:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Marco Pacciotti candidato segretario PD Lazio
Radicamento  sul territorio, beni comuni e diritti: sono queste le parole d&#8217;ordine  di Marco Pacciotti che è uno dei quattro candidati alla segreteria del  PD Lazio
di Francesca Ragno 11/01/2012



Marco Pacciotti

 





Marco Pacciotti, 43 anni, inizia a fare politica occupandosi di temi legati all&#8217;integrazione e alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista a Marco Pacciotti candidato segretario PD Lazio</strong></p>
<h2><em><strong>Radicamento  sul territorio, beni comuni e diritti: sono queste le parole d&#8217;ordine  di Marco Pacciotti che è uno dei quattro candidati alla segreteria del  PD Lazio</strong></em></h2>
<div>di Francesca Ragno 11/01/2012</div>
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<div><img src="http://www.romatoday.it/%7Emedia/immagine_articolo/58452287139726/marco-pacciotti.jpg" alt="Marco Pacciotti" /></div>
<p>Marco Pacciotti</p>
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<li><strong> </strong></li>
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<p><strong>Marco Pacciotti, 43 anni, inizia a fare politica occupandosi di temi legati all&#8217;integrazione e alla cooperazione</strong> internazionale. Attivo fin da giovane nella Sinistra Giovanile a  livello nazionale ha collaborato con l&#8217;ex ministro Livia Turco nel  settore della sanità. Si presenta candidato segretario per il Partito  Democratico del Lazio con una parola d&#8217;ordine <a href="http://www.pacciottisegretario.it/">&#8220;Diritti a sinistra&#8221;</a>. A Romatoday ha presentato la sua candidatura e le sue idee future per il Partito Democratico della nostra regione.</p>
<p><em>Dopo quasi due anni di commissariamento il PD Lazio avrà nuovamente un segretario. Come nasce la sua candidatura?</em></p>
<p><strong>Andiamo con ordine. Il commissariamento, malgrado l&#8217;impegno di Vannino Chiti, un dirigente a cui tutti</strong> riconoscono capacità e autonomia, non è riuscito a portare fuori il Pd  del Lazio dalle secche in cui si era arenato all&#8217;indomani della  sconfitta alle elezioni regionali del 2010. I mali di quel partito sono  ancora lì. Le correnti, la mancanza di un progetto politico, la distanza  e la separazione fra eletti nelle amministrazioni e militanti.</p>
<p>La  mia candidatura nasce da un gruppo di iscritti e dirigenti di base che  vuole cambiare questo stato di cose. Per questo dico: ripartiamo dai  circoli del Pd. Ripartiamo dalle tante energie sane che in questo  partito soffrono, non vengono valorizzate. Questa è la nostra ricchezza.  Ma per fare questo bisogna rompere la logica delle correnti separate,  dare poteri veri agli organismi dirigenti, tornare ad essere una  comunità che discute, decide e lavora insieme.</p>
<p><em>Qual è il suo progetto di Partito Democratico nel Lazio?</em></p>
<p><strong>Primo punto, lo ribadisco: i circoli. Sono diventati il luogo dove si vota una volta l&#8217;anno per il congresso di turno</strong>.  E&#8217; sano un partito in cui ci si iscrive quasi soltanto per votare? Io  credo di no. Dobbiamo dare ai circoli il potere di decidere davvero,  insieme agli eletti nelle istituzioni, non contro di loro. Penso alle  primarie delle idee, grandi consultazioni sui temi più importanti che  dobbiamo affrontare.</p>
<p>Credo che poi ci debba essere  un&#8217;organizzazione differente, più vicina ai territori, creando  coordinamenti intermedi fra le federazioni e i circoli. Per fare <a title="politica" href="http://www.romatoday.it/politica/" target="_self">politica</a>,  per governare il territorio, serve una dimensione più vasta del singolo  comune. Un partito che discute e decide alla luce del sole, insomma.  Per fare questo non basta un segretario, serve un gruppo dirigente  autorevole, rinnovato e libero. E occorre, infine, un partito che apra  le porte, che si metta in rete con i movimenti, le associazioni. Sono  tutte risorse per la sinistra, anche se per troppo tempo le abbiamo  dimenticate.</p>
<p><em>Se dovesse mettere in evidenza tre punti fondanti del suo programma da segretario cosa indicherebbe?</em></p>
<p><strong>Primo punto: il <a title="lavoro" href="http://www.romatoday.it/guida/lavoro/" target="_self">lavoro</a>. La Regione ha gli strumenti e le risorse necessarie per mettere in campo politiche</strong> di<br />
sviluppo. Che valorizzino le vocazioni dei differenti territori, che  bilancino gli squilibri nella nostra Regione.Bisogna mettere fine alla  contrapposizione fra Roma e il resto della Regione. E&#8217; possibile pensare  a un modello di sviluppo che integri i territori e non li frammenti.</p>
<p>Secondo punto: i beni comuni. Penso ai movimenti dei cittadini, il  referendum sull&#8217;acqua, la questione dei rifiuti, ma anche lo sviluppo  urbanistico del territorio. Ecco sono tutti temi che vanno affrontati  con un&#8217;ottica nuova: il Lazio è il nostro bene comune, lo dobbiamo  difendere insieme, dalla speculazione che torna ad affacciarsi, aiutata  anche dalla politica della Giunta <a title="Polverini" href="http://www.romatoday.it/persone/renata-polverini/" target="_self">Polverini</a>.  Allo stesso modo la questione dei rifiuti, va affrontata in questa  ottica. E&#8217; tanto utopico dire che la raccolta differenziata, porta a  porta, deve essere resa obbligatoria? Io credo di no, la politica deve  dare risposte concrete, deve saper cogliere le novità che si muovono  nella nostra società.</p>
<p>Terzo punto, ma non certo in ordine di importanza, la questione dei  diritti. In Italia, su molti versanti, siamo ancora fermi al &#8216;900. Cito  solo il tema che conosco meglio, perché dirigo il forum del Pd  sull&#8217;immigrazione. Ha senso che il figlio di un immigrato, nato in  Italia, non sia un cittadino come gli altri? Come pensa di tornare a  crescere questo paese se non con l&#8217;integrazione e la convivenza fra  culture diverse. Lo stesso ragionamento si applica al lavoro. Si parla  tanto di abolire l&#8217;articolo 18, il divieto di licenziare senza giusta  causa. Io credo che il tema sia un altro: come garantire lavoro e  diritti alle nuove generazioni. La disoccupazione giovanile è arrivata  al 30 per cento, vogliamo intervenire o continuiamo con un dibattito  astratto e inutile?</p>
<p><em>Il PD si trova all&#8217;opposizione sia nella  Capitale che in Regione, quali i punti di forza se dovesse diventare  segretario che caratterizzeranno l&#8217;azione di opposizione a livello  regionale e anche in vista di importanti appuntamenti elettorali nel  2013, tra un anno?</em></p>
<p><strong>La faccio breve: serve un&#8217;opposizione che sia al tempo stesso intransigente e davvero alternativa</strong>. Servono buoni candidati e, ad esempio, Nicola <a title="Zingaretti" href="http://www.romatoday.it/persone/nicola-zingaretti/" target="_self">Zingaretti</a> per Roma è un ottimo candidato. Non solo per il suo prestigio  personale, ma soprattutto perché, con le poche risorse a disposizione  della Provincia, ha fatto ottimi interventi, dal wi-fi a Porta futuro,  il centro per l&#8217;orientamento e la formazione. Ma anche un ottimo  candidato non basta. Serve anche una classe dirigente solidale,  innovativa.</p>
<p>Dobbiamo, però, sapere che non basta esprimere il  candidato più bravo sulla piazza per vincere. Serve un partito che  sappia entrare in sintonia con la società e che al tempo stesso proponga  un progetto condiviso, una sua visione sul futuro di Roma e del Lazio.  E&#8217; un lavoro complesso e lungo. Questo congresso può essere l&#8217;inizio. Ma  bisogna rompere gli schemi che ci hanno portato nella situazione  attuale. Io credo che il Pd abbia le energie per farlo. Per questo mi  sono candidato: per ridare speranza ai tanti militanti che ancora  credono nel progetto del Partito democratico&#8221;.</p>
</div>
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		<title>L&#8217;appello democratico:«Non comprate quei caccia F35»</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 12:26:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista al generale Mini: «Scelta F-35 velleitaria, Difesa più snella»




Di Umberto De Giovannangeli
7 gennaio 2012






  






«Quello che dobbiamo fare oggi per il  futuro, oltre ai risparmi possibili e indispensabili, è programmare,  nero su bianco, la transizione dalla struttura di Difesa attuale a  quella ridotta di molto, che l’impegno comune europeo ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><em>Intervista al generale Mini: «Scelta F-35 velleitaria, Difesa più snella»</em></h1>
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<div><img src="http://www.unita.it/polopoly_fs/1.369318.1325961219%21/image/4093487630.jpg_gen/derivatives/box_304/4093487630.jpg" alt="militari" width="304" height="254" /></div>
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<div><strong><em>Di <a href="http://cerca.unita.it/?f=fir&amp;orderby=1&amp;key=Umberto%20De%20Giovannangeli">Umberto De Giovannangeli</a></em></strong></p>
<div>7 gennaio 2012</div>
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<div><a href="http://www.unita.it/italia/non-comprate-quei-caccia-f5-br-dal-pd-all-idv-monta-il-coro-di-no-1.367890"> <img src="http://www.unita.it/polopoly_fs/1.367896.1325529952%21/image/2437476670.jpg_gen/derivatives/landscape_144/2437476670.jpg" alt="caccia f5" width="144" height="125" /></a><a href="http://www.unita.it/italia/non-comprate-quei-caccia-f5-br-dal-pd-all-idv-monta-il-coro-di-no-1.367890"> </a></div>
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<p>«Quello che dobbiamo fare oggi per il  futuro, oltre ai risparmi possibili e indispensabili, è programmare,  nero su bianco, la transizione dalla struttura di Difesa attuale a  quella ridotta di molto, che l’impegno comune europeo ci vorrà  chiedere». A sostenerlo è il generale Fabio Mini, ex Capo di Stato  maggiore delle forze Nato del Sud Europa, già comandante della missione  Nato-Kfor in Kosovo nel periodo 2002-2003.</p>
<p><strong>Generale Mini, avverte il rischio, paventato nell’intervista a  l’Unità dall’ex Capo di Stato Maggiore, generale Vincenzo Camporini, che  le nostre Forze Armate si trasformino in uno «stipendificio»? </strong><br />
«Stipendificio è una espressione denigratoria che non tiene conto della  realtà economica e sociale del Paese . Allora, “stipendificio” sarebbe  anche mantenere in piedi un apparato di polizia che è il più numeroso al  mondo in termini di rapporto cittadini/forze di sicurezza. Allora,  sarebbe “stipendificio” anche la Cassa integrazione guadagni che va a  beneficio di lavoratori che non dipendono dalla Pubblica  amministrazione. Mi sembra anche disonesto intellettualmente affrontare  questo argomento come se il personale fosse responsabile dei debiti e  gli armamenti fossero più importanti del personale, e come se i tagli  sulla sopravvivenza e la dignità delle persone dovessero compensare i  lussi della tecnologia».</p>
<p><strong>Ma allora, a suo avviso, che cosa è davvero necessario fare per  ridisegnare complessivamente, in termini di assetti, costi, funzioni, la  Difesa italiana? </strong><br />
«Innanzitutto, occorre cercare di far cassa sui programmi che non  incidono sugli equilibri sociali. E qui bisogna vedere quali sono i  programmi di armamento non indispensabili nella qualità e nella  quantità. In secondo luogo, è fondamentale ridisegnare completamente al  Difesa con una riforma strutturale profonda, che deve, a mio avviso,  avere le sue basi concettuali da alcune considerazioni strategiche&#8230;».</p>
<p><strong>Quali? </strong><br />
«Essenzialmente tre: 1) La minaccia militare alla sopravvivenza  dell’Italia non esiste e quand’anche si manifestasse, sarebbe  affrontabile anche con poco; 2) Non siamo soli nella difesa e nella  gestione della sicurezza. Dobbiamo chiedere e dobbiamo dare un equo  contributo alla sicurezza comune. Equo vuole dire non solo sostenibile  dal punto di vista finanziario, ma soprattutto come impegno politico  nella difesa. In terza istanza, noi non siamo né americani, né russi, né  cinesi, e se continuiamo così, rischiamo di non essere più nemmeno  europei. Non possiamo, non dobbiamo prendere i modelli altrui che hanno  mire globali, per imitare maldestramente i grandi. Finora abbiamo  contribuito alla sicurezza internazionale partecipando con una quota  assolutamente non equa rispetto agli impegni degli altri. Ci siamo fatti  grandi di essere il terzo Paese contributore di forze militari alle  missioni internazionali, credendo che questo, di per sé, ci consentisse  di essere anche terzi nella considerazione mondiale. Una illusione.  Perché in realtà abbiamo visto che questo non è vero, e i nostri sforzi  militari, per quanto encomiabili, sono stati vanificati da atteggiamenti  politici velleitari e non pari alla dignità dello sforzo della  sicurezza. Quello che dobbiamo fare oggi per il futuro, oltre ai  risparmi a cui ho fatto riferimento, è programmare, nero su bianco, la  transizione dalla struttura attuale a quella, ridotta di molto, che  l’impegno comune europeo ci vorrà chiedere».</p>
<p><strong>Ma quanto può durare questa transizione? </strong><br />
«Per gli armamenti non c’è problema. Si può cominciare da subito a  individuare i mezzi che saranno necessari da qui ai prossimi dieci anni.  Per il personale, la transizione durerà per il periodo minimo  indispensabile a fare in modo che gli esuberi vengano assorbiti senza  penalizzare il personale, e che le nuove immissioni da subito siano  calibrate alla struttura del futuro. Se la crisi continua per due, tre  anni, si potrà parlare della fine della transizione tra otto-dieci anni.  Ma allora non avremo lo stesso strumento di oggi, diventato ancora più  inefficiente, ma avremo uno strumento piccolo che ci darà la possibilità  di esprimere con dignità la nostra posizione politica sullo scenario  internazionale».</p>
<p><strong>Resta il fatto che il dibattito e le polemiche di questi giorni  si sono concentrate sul programma di acquisto di 131 F35. Qual è in  proposito la sua opinione? </strong><br />
«Sugli F35 non contesto la scelta tecnica. Si tratta certo di un aereo  migliore di quelli che abbiamo, e ci mancherebbe altro visto quanto ci  costano…È però, l’F35, un aereo che è già meno sofisticato di quelli che  stanno uscendo adesso e per i fanatici della tecnologia, sarà vecchio  quando entrerà in servizio da noi. Quello che è ormai insostenibile, è  la base concettuale sulla quale è stato fatto il programma: era  velleitaria la pretesa italiana di volersi dotare di aerei che nemmeno  gli Usa avevano in quel momento; era velleitario il programma numerico  che nessuno in Europa si poteva permettere. Ed era velleitario, alla  fine, perché non si capiva, e non si continua a capire, contro chi quel  programma doveva essere impiegato».</p>
<p><strong>Il presidente Obama ha annunciato per i prossimi anni un taglio  di 450 miliardi di dollari al bilancio del Pentagono. È un esempio da  seguire? </strong><br />
«È da seguire ma dobbiamo stare molto attenti perché, probabilmente, le  lobby americane faranno pressioni sulla Nato affinché gli europei non  solo mantengano gli impegni presi ma ne assumano altri per compensare &#8211;  nel nome di una condivisione dei sacrifici &#8211; le riduzioni Usa».</p>
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		<title>Permesso di soggiorno: &#8220;TASSA PER GLI IMMIGRATI: SBAGLIATA E INSPIEGABILE&#8221; di Marco Pacciotti</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 11:10:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marco Pacciotti, Forum immigrazione del PD

Parlarne  in questa fase economica, nella quale si chiedono ulteriori sacrifici a tutti noi, potrebbe sembrare  “sconveniente”,  forse impopolare. Ma la giusta richiesta di equità fatta e solo in  parte recepita dal Governo Monti, proprio perché giusta va ribadita  sempre e per tutti.
Mi  riferisco all’incredibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Marco Pacciotti, Forum immigrazione del PD<a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2124" title="paccio" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg" alt="" width="197" height="170" /></a><br />
</strong></em></p>
<p>Parlarne  in questa fase economica, nella quale si chiedono ulteriori sacrifici a tutti noi, potrebbe sembrare  “sconveniente”,  forse impopolare. Ma la giusta richiesta di equità fatta e solo in  parte recepita dal Governo Monti, proprio perché giusta va ribadita  sempre e per tutti.</p>
<p>Mi  riferisco all’incredibile tassa aggiuntiva, eredità del pacchetto  sicurezza Maroni, che prevede un esborso dagli 80 ai 200 euro per la  richiesta o rinnovo del permesso di soggiorno e della carta di  soggiorno. Imposta aggiuntiva poichè si somma ad altre e che trova una  giustificazione  nel foraggiare il fondo rimpatri e non meglio precisati costi riguardanti la sicurezza e le politiche di integrazione.</p>
<p>Dobbiamo  dire con nettezza che riteniamo ingiusta questa ennesima tassa. In  primis perché colpisce in modo discriminatorio persone in base alla loro  nazionalità e non su base di reddito o di altri criteri economici  comprensibili. In secondo luogo perché si tratta di donne e uomini che  già largamente contribuiscono all’erario pubblico con un gettito IRPEF  di oltre 6 miliardi di euro, pari al 4,1% del totale e rendono i conti  nel nostro sistema pensionistico  più vitali  con un contributo stimato dall’INPS in 7,5% di euro, pari al 12,9% dei  versamenti. Ricevendo indietro servizi infinitamente inferiori.</p>
<p>Una  boccata di ossigeno importante per le nostre casse, che ci arriva da  migranti che invece , come dimostrano i dati della Fondazione Leone  Moressa, condividono le ristrettezze economiche degli altri italiani e  percepiscono salari medi di 987 euro netti mensili,  circa il 23% in meno di quelli degli italiani.</p>
<p>Un reddito annuo che fa dire a circa al 64% delle famiglie composte da  stranieri di non essere in grado di poter affrontare ipotetiche spese impreviste  di 750 euro o nel 28% dei casi di dichiarare di avere difficoltà nell’acquistare abiti.  Sacrifici e difficoltà  che  li accomunano agli italiani, anche se in percentuali decisamente  maggiori, ma che non gli impedisce di essere cittadini esemplari per il  nostro fisco.</p>
<p>Inspiegabile quindi questo provvedimento  ideato  da Maroni e Tremonti che diabolicamente persevera nell’alimentare  l’idea falsa e sbagliata che i migranti stando in Italia godano di un  privilegio e che questo vada ripagato attraverso l’imposizione di una  simile tassa.</p>
<p>La realtà è ben diversa e va ribadita con forza.  II sistema paese e la nostra comunità, necessitano di questa “energia vitale” come la definì  il  Presidente Napolitano riferendosi ai ragazzi di origini straniera nati o  cresciuti in Italia. Ne abbiamo bisogno per non diventare un paese  vecchio e impaurito, ne abbiamo bisogno per rendere più creativa e  vitale la nostra cultura , ne abbiamo bisogno per la nostra economia e  il sistema welfaristico.  Rendersi conto di questo significa costruire un Italia più coesa e forte, cosa che tutti dovremmo desiderare.</p>
<p>da <em><strong>L&#8217;Unità del 4 gennaio 2012</strong></em></p>
<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2010/02/manifesto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-776" title="manifesto" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2010/02/manifesto1.jpg" alt="" width="400" height="560" /></a></p>
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		<title>Primarie PD Lazio &#8211; Con MARCO PACCIOTTI  &#8211; A sinistra per il lavoro e la coesione sociale</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 14:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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Marco Pacciotti

 www.pacciottisegretario.it
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<div><img src="http://www.unita.it/polopoly_fs/1.366895.1325163632%21/image/1349258491.jpg_gen/derivatives/box_304/1349258491.jpg" alt="pacciotti" width="304" height="254" /></div>
<p><em><strong>Marco Pacciotti</strong></em></p>
</div>
<p><em><strong> <a href="http://www.pacciottisegretario.it/" target="_blank">www.pacciottisegretario.it</a></strong></em></p>
<p>Rifondare il Pd del Lazio. Questo è il tema che abbiamo di fronte al  quale il congresso deve dare una risposta. Un partito ancora stordito  dalla sconfitta alle regionali, che rischia di diventare marginale in  alcune zone, sul quale pesano le divisioni nazionali e la mancanza di  autonomia del gruppo dirigente. Noi indichiamo quattro punti da cui  ripartire che tengano al centro una lettura di sinistra. Una sinistra  europea, moderna e ancorata a valori forti, che costruisca ponti dove  altri hanno elevato muri. Il Pd deve avere una sua visione sulla  Regione, sullo sviluppo, su come fare coesione sociale in aree provate  dalla crisi. È ora di riaffermare con forza una visione di società  fondata su diritti e lavoro, su un modello di welfare che sia motore di  sviluppo, esteso a chi oggi ne è escluso. Penso ai giovani, alle donne e  ai cinquantenni che perdono il lavoro, ai migranti che rendono le  nostre comunità più vitali e prospere.</p>
<p>In secondo luogo: il Pd deve essere il partito dei circoli e degli  iscritti. È dannoso continuare a “convocarli” una tantum solo per votare  un segretario o considerarli cinghia di trasmissione del consenso. È  necessario uno scambio di idee e informazioni partecipato e continuo,  ricorrere alle primarie delle idee, puntare sulla formazione politica di  base. Inoltre avere organismi dirigenti snelli a tutti i livelli  contribuirà a ridare a questi la necessaria credibilità. Altro punto  qualificante deve essere la nostra opposizione alla  Polverini. Una  opposizione propositiva, ma incalzante e libera, che denunci la  fragilità di una maggioranza tenuta insieme da logiche spartitorie.  Logiche che ci devono vedere estranei.</p>
<p>Infine un grande partito popolare e riformista come il Pd non può  limitarsi a dire no. Dobbiamo dire con forza che serve un piano  regionale per il lavoro e la formazione professionale fra loro  collegati. Si intervenga sugli sprechi, riducendo il numero delle  commissioni e delle società regionali, si decentrino le funzioni. Si  chieda di ripartire dalle opere pubbliche e di investire sulla green  economy per creare sviluppo. Si abbia la lungimiranza di coinvolgere  nell’opera di salvaguardia dell’ambiente la rete delle università e  della ricerca del Lazio, una ricchezza di conoscenza in grado di offrire  soluzioni diverse dalle discariche.</p>
<p>Per provare a fare queste cose avrò bisogno di un partito in salute e di  un gruppo dirigente autonomo e competente, all’altezza di questa sfida.</p>
<p>Roma, 29 dicembre 2011</p>
<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/basta-licenziamenti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2140" title="basta licenziamenti" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/basta-licenziamenti-300x199.jpg" alt="" width="374" height="247" /></a></p>
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		<title>Il Pd che vogliamo: Diritti a sinistra per Marco Pacciotti segretario nel Lazio</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 17:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parte nei prossimi giorni il percorso complesso e articolato che porterà il PD del Lazio dopo un anno di gestione commissariale a scegliere, attraverso le primarie, con il concorso dei circoli e degli iscritti prima e degli elettori poi, il proprio segretario e il proprio gruppo dirigente.
Le primarie sono nel codice genetico del PD, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Parte nei prossimi giorni il percorso complesso e articolato che porterà il PD del Lazio dopo un anno di gestione commissariale a scegliere, attraverso le primarie, con il concorso dei circoli e degli iscritti prima e degli elettori poi, il proprio segretario e il proprio gruppo dirigente.</strong></em></p>
<p><em><strong>Le primarie sono nel codice genetico del PD, un partito che serve al Paese se sa essere aperto, inclusivo, pulito, radicato tra la gente, innovatore e al tempo stesso conservatore di valori fondanti della democrazia repubblicana antifascista come quello dell&#8217;etica pubblica. Un partito moderno che sappia essere unito senza essere la sommatoria di capibastone, un partito che dia spazio a giovani, donne, immigrati, operai, a chi cioe&#8217; di spazio e voce ne ha di meno nella nostra società. Un PD capace di promuovere risorse culturali, energie umane, emozioni e valori che possano portare il Paese fuori dal pantano dove lo ha cacciato il crepuscolo berlusconiano.</strong></em></p>
<p><em><strong>Un partito contendibile che sappia confrontarsi parlando laicamente di merito e nel merito; che sappia misurasi con opzioni programmatiche e gruppi dirigenti diversi ma finalizzati all&#8217;obiettivo del bene comune.</strong></em></p>
<p><em><strong>Questo il PD che vorrei.  Per questo PD , pur rispettando e stimando tutti gli altri candidati in campo, </strong><strong>sosterro&#8217; con lealtà e convinzione Marco Pacciotti. Un dirigente vero, uno che la gavetta l&#8217;ha fatta perche&#8217; è cresciuto in una scuola politica che ti insegna il valore dello stare sul pezzo, tra la gente e non solo nei salotti del potere,  un dirigente che ha grandi capacità nel tenere insieme la squadra. Nell&#8217;epoca in cui prevale la selezione della classe dirigente sulla base del criterio della nomina del capo aerea Marco è una risorsa controcorrente, lo sento un militante , uno di noi. Per questo lo sosterro&#8217; e mi battero&#8217; con tante compagne e compagni a sostegno della sua candidatura.</strong></em></p>
<p><strong> IL PD CHE VOGLIAMO: DIRITTI A SINISTRA!</strong></p>
<p><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2124" title="paccio" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/12/paccio.jpg" alt="" width="197" height="170" /></a>Costruire un partito regionale, dove i territori siano protagonisti,  valorizzando e mettendo in rete le competenze, le esperienze, creare una  “comunità” dove tutti si sentano a casa. Insomma, “rifondare” il Pd. È  questo il compito di cui si dovrà far carico il nuovo segretario,  insieme a <strong>un gruppo dirigente vero che sappia fare della lealtà la propria ragione fondante. </strong></p>
<p>In  questi anni il problema principale è stato il non sentirsi parte di un  grande progetto comune, in cui si hanno prima a cuore le ragioni della  “ditta”, come dice Bersani, rispetto all’ambizione personale. Quando un  partito si riduce ad essere una somma di tanti e troppi particolarismi,  quando il protagonismo del singolo diventa l’unica forma di azione  politica, ecco che allora viene meno la stessa ragion d’essere del Pd.</p>
<p>Il  Congresso 2009 non ha risolto i problemi del Pd Lazio, anzi li ha  acuiti. Il partito assomiglia sempre più a una federazione di potentati,  con alleanze mobili. Nasce di qui l’esigenza di una candidatura  diversa, dal basso, svincolata dalle mozioni del congresso nazionale,  con al centro il ruolo degli iscritti e dei circoli. Capace di ridare  entusiasmo a chi è fuori da queste logiche spartitorie. In questa pagine  proviamo a scrivere “i titoli”: non un programma classico, scritto  sulla pietra, ma un punto di partenza che arricchiremo strada facendo  con il contributo delle tante energie di cui dispone il Pd. Energie  messe da parte a cui proveremo a ridare voce,</p>
<p>Il Partito  Democratico è nato per innovare e cambiare la politica, per provare a  ridurre la distanza fra cittadini e istituzioni, per imprimere una  svolta profonda a una società dove il merito e il ricambio, non solo  generazionale, rimangono un miraggio. Per  dare una visione differente  di società, per recuperare lo spazio fra le forze del centro-sinistra e  il loro popolo, per recuperare la frattura fra le aspirazioni, i bisogni  e gli ideali e l’aridità di un ceto politico distinto e distante.<strong> L’obiettivo è ridare una speranza a un Paese che non crede più in se stesso,</strong> in cui la violazione delle regole è diventata norma, in cui assistiamo a  un arretramento prima di tutto culturale che ha assunto connotati  inquietanti.</p>
<p>La manomissione delle parole è forse il danno  più grande prodotto dal Berlusconismo. Ed è triste vedere come molti,  anche nel Pd, ne siano affascinati. Innovare non significa rottamare<strong>. </strong>Trovare  nuove parole vuol dire oggi più che mai, ritrovare la radicalità del  loro senso. Libertà non è liberismo,  leadership non è leaderismo,  giustizia non è giustizialismo.  E bisogna fare attenzione a non  accettare la mistificazione imposta dall’avversario; per non  confondersi, per restare se stessi, coerenti con la propria anima. <strong>Dirsi  di sinistra oggi significa radicalità delle scelte. Dirsi di sinistra  oggi vuol dire innanzitutto un modo di fare politica fondato sull’etica.</strong></p>
<p>Gli  ultimi dati del Census Bureau di Washington fanno rabbrividire. Tra il  1979 e il 2007 l’1% degli statunitensi più ricchi ha visto aumentare il  proprio reddito del 275% contro il 18% dei più poveri e il 40% della  classe media. Lo 0,001% degli americani più ricchi detiene il 22,2%  della ricchezza nazionale, mentre al 90% più povero ne va appena il 4%.  Ne viene che al restante 9,99% tocca il 73,8%. Sono numeri che ci  impongono alcune domande: È questo il modello che vogliamo importare?  Parlare di redistribuzione del reddito, prima che di ulteriori  flessibilità del lavoro, è davvero così ottocentesco?</p>
<p>Il  fallimento del liberismo economico è sotto gli occhi di tutti. Lo hanno  sancito gli stessi ‘animal spirits’ che ne sono motore, lo ha  sentenziato il crack di Lehman Brothers  che ha dimostrato come in  presenza di istituzioni “troppo grandi per fallire” la finanza abbia  diritto di ricatto sulla comunità. Il liberismo si fonda su due  simmetrie: quella delle informazioni e quella tra capitale e lavoro.  Entrambe sono una pia illusione accademica: perché le informazioni sono  monopolio di pochi privilegiati e perché se il capitale è ormai  transnazionale il lavoro resta incatenato alla sua fisicità.</p>
<p>Essere  dalla parte dei più deboli e degli esclusi, lottare contro il  precariato, difendere il tenore di vita delle classi popolari, definire  un sistema di welfare più adeguato alle modifiche intervenute con la  globalizzazione, creare una società dei diritti in cui tutti si sentano a  casa propria devono restare le priorità della sinistra, cardini che  devono essere chiaramente individuabili per chi voglia votare il Pd.  Senza aver paura del significato della parole. <strong>Libertà, uguaglianza, redistribuzione del reddito, giustizia sociale, </strong>riportate  al loro significato ultimo, restano parole d’ordine infinitamente più  moderne di quelle mistificate dal liberismo, fondato, in definitiva,  sulla manomissione intellettuale più grande: che tutti gli uomini  possano davvero essere uguali anche in assenza di una Politica in grado  di determinarlo.</p>
<p>L’Italia è un Paese fermo, ingessato, bloccato dalla paura. <strong>Essere  di sinistra significa avere il coraggio di cambiare, di riscoprire il  merito, di costruire le condizioni per creare una reale uguaglianza  delle opportunità, di mettere in campo un efficace e moderno sistema di  protezione sociale.</strong> Dal punto vista dei diritti civili siamo  rimasti fermi rispetto al resto del mondo occidentale. Quelli che ormai  nella gran parte dei paesi europei sono considerati diritti di  cittadinanza da noi sono ancora un miraggio. Dal punto di vista dei  diritti sociali siamo ancorati a un sistema che non considera le  evoluzioni avvenute negli ultimi decenni. Pomigliano insegna. E il  rischio è di riportare il nostro Paese a una situazione ottocentesca in  cui i sindacati pesano sempre meno e sono sempre più chiusi nel loro  fortino a difesa dell’esistente e i lavoratori sono sempre più soli di  fronte a un sistema delle imprese che tende al contrario a fare fronte  comune.</p>
<p>Negli ultimi anni il problema principale del  fronte progressista è stata una forte subalternità culturale nei  confronti della destra. Agire sempre in difesa senza mai – o quasi –  dettare i temi dell’agenda politica. Non avere una chiara analisi  condivisa sulla società italiana. Una visione. Non essere riusciti a  costruire un’identità precisa del Pd. In poche parole non essere  riusciti ad aprire una stagione nuova. Questi sono i temi con cui il  Partito democratico deve fare i conti, da subito. Altrimenti quella  separazione fra cittadini e politica diventerà sempre più profonda con  esiti davvero non scritti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>IL LAZIO: COSTRUIRE UNA CASA COMUNE</strong></p>
<p>Nel  Lazio la crisi politica del Pd è più profonda che altrove. Il voto alle  regionali ci conferma, con il livello altissimo di astensione, una  profonda frattura fra istituzioni e cittadini. Fra le istituzioni e il  nostro popolo innanzitutto. Gli elettori del Pd sono esigenti, vogliono  percepire distintamente la diversità fra il centro sinistra e la destra.  Non si tratta soltanto di governare meglio della destra: l’abbiamo  fatto, senza dubbio, nei cinque anni della giunta Marrazzo, ma questo  non è sufficiente.</p>
<p>I tre anni che abbiamo di fronte saranno decisivi. <strong>Attorno a Nicola Zingaretti è possibile ricostruire un progetto vincente</strong>,  in grado di riportare il centrosinistra al governo della capitale prima  e della Regione poi. Ma per farcela serve un cambio di passo immediato  e  il gruppo dirigente del Pd del Lazio deve essere consapevole di  questo: deve avere la capacità e buon senso per assumere su di sé la  responsabilità di governare questo processo.</p>
<p><strong>L</strong><strong>a prima cosa da fare è slegare il partito</strong>,  Iiberarlo dai vincoli imposti da un gruppo dirigente che si è  dimostrato diviso e inadeguato. È il momento di mettere da parte le  piccole ambizioni personali e, come il calciatore di De Gregori, agire  con coraggio, altruismo e fantasia. Il coraggio di saper scegliere chi e  cosa rappresentare, senza troppi tatticismi. L’altruismo di mettere da  parte interessi particolari, voglia di leadership e piccole camarille  per ricostruire un percorso davvero unitario. La fantasia per immaginare  la propria idea di società e trovare gli strumenti culturali per  imporla.</p>
<p>Dopo il lungo commissariamento, <strong>occorre ricostruire l’autonomia del gruppo dirigente rispetto al livello nazionale.</strong> Che non significa mettersi necessariamente di traverso, ma, al  contrario contribuire con un’elaborazione autonoma e originale alla  creazione di quell’alternativa di governo che, se è necessaria alle  nostre latitudini, lo è ancor di più a livello nazionale. Autonomia del  gruppo dirigente del Lazio significa avere la capacità e l’autorevolezza  di avviare un’analisi profonda sulla nostra Regione, individuare le  linee di azione e metterle in pratica. Non è sufficiente dire “la  Polverini sbaglia”: bisogna dire – e bisogna farlo adesso – cosa  vogliamo fare, quale prospettiva, quale visione abbiamo sul futuro della  nostra terra.</p>
<p>È indifferibile ricominciare dall’analisi  di una società che è profondamente cambiata, in cui gli storici legami  sociali vengono meno, in cui impera la divisione, lo scontro a tutti i  livelli. Questo è il primo compito che abbiamo di fronte. Insieme al  gruppo del Pd alla Regione dobbiamo coinvolgere le forze sociali, le  energie che abbiamo nelle università, nei centri di ricerca, in <strong>un grande sforzo di elaborazione, per provare a disegnare un futuro differente</strong> per una Regione che non può essere soltanto Roma. Ma che al tempo  stesso si deve integrare con la Capitale: l’area metropolitana è il  primo passo, ma anche questo non sarà sufficiente.</p>
<p>Tutte  le grandi aree metropolitane, quelle con cui dobbiamo competere, hanno  un’estensione territoriale ben più vasta della provincia di Roma. <strong>Dobbiamo costruire una Regione Capitale che si integra e interagisce con Roma e non la considera nemica e lontana. </strong>Va  costruito un progetto capace di creare una nuova cittadinanza, di  valorizzare il patrimonio e le diversità culturali. Il progetto  strategico della provincia di Roma può essere la base di partenza con i  suoi cinque ambiti di azione: un ambiente pulito, un territorio  organizzato, una cultura innovativa, uno sviluppo intelligente, una  società unità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma per fare questo non basta un segretario autorevole, serve un impegno collettivo</strong>,  occorre uscire dalla logica dei caminetti, della mera spartizione e  gestione del potere. Anche perché da spartire è rimasto davvero poco. Il  Pd del Lazio, negli anni scorsi, ha vissuto nella continua ed  estenuante ricerca della mediazione a tutti i livelli, nelle riunioni a  porte chiuse, con organismi dirigenti esautorati e feriti, svuotati di  senso e di potere decisionale. <strong>La nostra opposizione alla Pisana e al Campidoglio deve fare un salto di qualità per costruire la futura alternativa di Governo.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Abbiamo l’esigenza di tornare a navigare in mare aperto,</strong> di dare al gruppo regionale un interlocutore credibile. Le primarie per  eleggere il segretario regionale e la nuova assemblea possono essere il  primo passo, se diamo respiro a quelle  forze di cambiamento, di  innovazione vera che, seppur fra mille contraddizioni, si sono fatte  sentire in questi anni. Ma anche questo non basta se il tutto si riduce a  un confronto fra persone e non fra piattaforme politiche. <strong>Servono le “primarie delle idee” più che delle persone.</strong> Occorre coinvolgere i territori, i circoli, nelle decisioni  strategiche. Uscire dalla logica del caminetto per entrare nella logica  della partecipazione. Abbiamo gli strumenti, bisogna solo avere la  volontà di saperli usare.</p>
<p>Primo banco di prova sarà <strong>la costruzione di una segreteria politica</strong>,  non solo a carattere esecutivo, ma primo luogo dove si costruisce la  linea politica da seguire e da verificare nella Direzione regionale. E  sarebbe bene che questo organismo, al di là delle previsioni statutarie,  fosse votato e non solo comunicato alla Direzione. Anzi, dovremmo  quanto prima modificare lo Statuto in questo senso. Servono segnali di  discontinuità rispetto a un partito in cui la segreteria è stata  concepita più come “staff” che come centro dell’azione politica del  Partito.</p>
<p>Per questo <strong>le primarie non possono essere una mera conta</strong>.  Senza il positivo protagonismo dei circoli e del territorio non c’è  Partito Democratico. Senza la valorizzazione dei nostri iscritti, la  promozione di una classe dirigente che esca dalle logiche di mera  appartenenza e fedeltà, non c’è quel cambio di passo che serve per  invertire una tendenza anche elettoralmente negativa. Intere zone,  pensiamo al sud della Regione, sono per noi ormai un deserto:  nell’ultima tornata amministrativa non abbiamo neanche saputo  intercettare il vento positivo che arrivava dal nord. In troppi Comuni  importanti il candidato del Pd non è neanche arrivato al ballottaggio.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Merito, competenza, selezione dei più capaci e non dei più fedeli</strong>:  sono gli obiettivi minimi per dire di aver davvero vinto i congressi.  In questo quadro, relativamente all’area romana, ci sembra opportuno  avviare un ragionamento sulla necessità di riorganizzazione territoriale  del Pd, un’organizzazione che tenga conto delle modifiche  istituzionali, ma anche di una realtà sempre più interconnessa. Per  questo proponiamo che si avvii un processo di unificazione fra la  federazione della Provincia e quella di Roma.</p>
<p>È in questo quadro che si inserisce la necessità di <strong>una riforma della legge elettorale regionale che parta dall’ineludibile necessità dell’eliminazione del listino.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>I TEMI D’AZIONE</strong></p>
<p>Il  tema dei beni comuni e di come questi vengono utilizzati e preservati  rispetto alla speculazione è di grande attualità. Non solo il risultato  referendario ci segnala una sensibilità diffusa fra gli elettori del  centro sinistra, ma anche l’attenzione di questi ultimi alla gestione  dei beni comuni. In ultima istanza si tratta di una vera e propria  chiave di lettura della realtà, in base alla quale orientare la nostra  azione politica. Per questo, in ultima analisi, <strong>il Lazio è il nostro bene Comune.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>- IL DIRITTO AL LAVORO</p>
<p>Non  può essere solo la riproposizione di uno slogan d’antan, ma deve  rappresentare il nostro primo impegno. E dobbiamo puntare sulla buona  occupazione. Ci hanno raccontato che la crisi non c’era, che era tutta  un’invenzione dei soliti detrattori pessimisti. E, invece, la portata di  questa pessima stagione economica è superiore a tutte le peggiori  previsioni. Ora sono gli organismi internazionali, a partire dal Fondo  monetario internazionale, a dirci che in Italia siamo già in piena  recessione. E la crisi, inevitabilmente, colpisce soprattutto i più  deboli, i precari cui non vengono rinnovati i contratti, quelli che  prima si arrabattavano per arrivare alla fine del mese e adesso non  arrivano più neanche alla metà. Ogni giorno si hanno notizie di crisi  aziendali, dall’Alitalia al distretto della ceramica di Civita  Castellana, dalla Fiat Cassino a Videocon, fino al polo farmaceutico di  Pomezia e alla Ritel. Si tratta di migliaia di famiglie che resteranno  senza reddito nei prossimi mesi, alle quali questa destra non riesce a  dare una risposta convincente. Il Pd Lazio deve essere in grado di  rilanciare una stagione di battaglie per la piena e buona occupazione,  unendo la difesa dei posti di lavoro esistenti a idee innovative per uno  sviluppo ecocompatibile. Ma allo stesso tempo dobbiamo aprire una nuova  stagione dei diritti: non c’è crescita senza ampliamento dei diritti.</p>
<p>- IL DIRITTO ALLA MOBILITÀ</p>
<p>Le  varie società pubbliche che gestiscono il trasporto sono alla  bancarotta. Cosa facciamo, cosa diciamo? Privatizziamo, rifinanziamo a  fondo perduto come accade di solito, salvo accorgersi che non serve a  nulla? Nel primo caso dobbiamo capire che un eventuale privato ci  vorrebbe guadagnare dal servizio e quindi, automaticamente, sarebbero a  rischio le tratte più periferiche, che generano meno introiti, sono meno  frequentate, ma costituiscono spesso l’unico mezzo di collegamento per  migliaia di cittadini. Nel secondo caso bisogna quanto meno trovare i  fondi. Ed è complicato. Insomma, bisogna intanto garantire il servizio  pubblico, altro che privati. Studiando, contemporaneamente, una nuova  struttura che riunifichi le varie società che esistono sul territorio.  Questo è il punto da cui partire: creare una sola holding regionale che  gestisca nel complesso il trasporto su gomma, le metropolitane e le  ferrovie concesse sarebbe non la soluzione di tutti i mali, ma almeno  l’inizio della soluzione. Azzerare l’evasione, realizzare una rete  capillare, integrata ed ecosostenibile dei trasporti, ridurre i costi  della gestione attraverso un sistema trasparente di assegnazione degli  appalti e delle manutenzioni: partire da qui per garantire il diritto  pubblico alla mobilità.</p>
<p>- IL DIRITTO AL TERRITORIO</p>
<p>È  il tema più scottante dell’ultimo anno, in cui il Pd si è opposto,  almeno a parole, al piano casa Ciocchetti-Polverini. Senza mai avanzare  però una proposta alternativa. Dobbiamo capovolgere l’ottica usata negli  ultimi decenni. Il territorio è il nostro bene comune per definizione. E  l’uso del territorio va pianificato con attenzione. Costruire,  cementificare è un danno per tutti, in primo luogo per chi andrà ad  abitare in città senza senso, senza anima, senza &#8220;vissuto&#8221;. Servirebbe  una legge nazionale sull’uso dei suoli, ma anche a livello regionale si  può fare molto, stabilendo norme più chiare e stringenti, più semplici,  ma proprio per questo automaticamente più restrittive. Tolleranza zero  per l’abusivismo che non è più quello di necessità, ma essenzialmente  speculativo. Obbligo di elevato grado di autosufficienza energetica per  le nuove costruzioni, rispetto assoluto per le norme di salvaguardia  idrogeologica, delle coste e dei fiumi.</p>
<p>- IL DIRITTO ALLA SALUTE</p>
<p>Ripensare  davvero il sistema sanitario, chiudendo gli ospedali inutili, creando  policlinici di livello per macroarea, potenziando la medicina di base,  creando una rete assistenziale h24. Riequilibrare la sanità romana,  ipertrofica, con quella delle province. Rivedere il sistema degli  accreditamenti, tagliando la sanità privata che non può stare sullo  stesso piano di quella pubblica. Incrementare il sistema di controlli  per garantire l’adeguatezza delle prestazioni. Occorre una svolta  copernicana, lasciando da parte le troppe timidezze della giunta  Marrazzo. Bisogna soprattutto creare un sistema di modulazione dei  pagamenti, a seconda del reddito, che permetta di garantire ai meno  abbienti un sistema sanitario di qualità, pagato da chi ha i redditi più  alti.</p>
<p>- IL DIRITTO A NON MORIRE DI DISCARICHE</p>
<p>Raccolta  porta a porta obbligatoria, per legge, su tutto il territorio  regionale, nell’arco di due anni. È l’unico modo, radicale, anzi  brutale, per voltare pagina, dire addio alle discariche e superare  l’emergenza rifiuti. Serve un ruolo forte del pubblico non solo nella  raccolta, ma anche negli impianti di gassificazione &#8211; la parte  redditizia del ciclo &#8211; che non possono essere lasciati ai soliti  soggetti. La produzione di energia attraverso i rifiuti può diventare  una ricchezza per la nostra Regione. Al tempo stesso valorizzare i  rivoluzionari progetti avanzati da molte università italiane per il  trattamento dell’indifferenziato.</p>
<p>- IL DIRITTO A UNA POLITICA TRASPARENTE</p>
<p>Riportare  a cinquanta il numero dei consiglieri regionali, garantendo  rappresentanza a tutte le Province. Taglio del 50 per cento dello  stipendio complessivo dei consiglieri regionali che oggi viaggia oltre i  15mila euro. Riforma del sistema previdenziale dei consiglieri  regionali: non più il vitalizio garantito dopo una legislatura, ma  semplice versamento dei contributi previdenziali. Eliminazione della  liquidazione.<strong> </strong>Taglio del cinquanta per cento degli  stipendi dei dirigenti apicali della Regione. Eliminazione del concetto  di auto blu personale, creando un sistema a rotazione. L’auto blu è  comunque da utilizzare solo per gli impegni istituzionali. Va riformato  il Consiglio regionale. Taglio del numero delle commissioni, da portare a  8, accorpando le competenze per materia omogenea e dotando le  commissioni di potere legiferante sul modello della Camera. Taglio del  personale in servizio nelle segreterie politiche, nell’ufficio di  presidenza, nei gruppi politici: una riduzione del 50 per cento,  effettuata potenziando al contempo i servizi istituzionali del Consiglio  che devono essere autorevoli e autonomi rispetto alla politica.  Chiusura degli enti inutili e semplificazione del sistema di governance  delle aziende.</p>
<p>- IL DIRITTO A UNA CAPITALE METROPOLITANA</p>
<p>È  urgente, ancora più che dotare la capitale di maggiori poteri. Serve un  coordinamento di area vasta per garantire al sistema Roma una  dimensione competitiva dal punto di vista economico, dello sviluppo,  delle conoscenze. Fare sistema attraverso la Regione che deve essere  davvero organo di programmazione e non di amministrazione. Delega agli  enti locali di tutti i poteri amministrativi. Punto di partenza il  progetto strategico della provincia di Roma e i suoi cinque ambiti di  intervento: un ambiente pulito, un territorio organizzato, una cultura  innovativa, uno sviluppo intelligente, una società unita.</p>
<p>- IL DIRITTO ALL’INFORMAZIONE</p>
<p>Nuove  tecnologie e diffusione della banda larga anche nelle aree rurali sono  temi fondamentali per una democrazia moderna, una democrazia 2.0 dove  l’interattività e la comunicazione della pubblica amministrazione deve  essere in grado di diventare bidirezionale, favorendo la partecipazione  dei cittadini.</p>
<p>- IL DIRITTO ALL’ABITARE</p>
<p>Il centro  sinistra al governo della Regione si è trovato a fare i conti con i  bilanci dissestati delle Ater, con un governo nazionale che malgrado gli  annunci ha investito poco nell’edilizia pubblica. Siamo rimasti a metà  del guado, non siamo stati in grado di rilanciare con forza una grande  stagione di investimenti pubblici in questo settore, utilizzando anche  forme innovative, in grado di rafforzare il mercato degli affitti, in  crisi dopo le dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti. La  casa, la qualità dell’abitare, devono diventare uno dei temi centrali  della nostra iniziativa. Trasformazione delle Ater in vere e proprio  Agenzie degli affitti, in cui, accanto alla missione sociale, quella di  garantire un alloggio alle fasce più basse, ci sia anche la possibilità  di mettere a reddito appartamenti affittati a canone concordato. In  questa maniera si dà una risposta alla vera emergenza abitativa dei  prossimi anni che non è più soltanto quella di chi rientra nel canone  sociale dell’Ater, ma è quella del ceto medio che non riesce ad accedere  al mercato dell’affitto e rischia di rimanere schiacciato dai prezzi  sempre alle stelle degli alloggi in vendita.</p>
<p>- IL DIRITTO ALL’AMBIENTE</p>
<p>Energie  rinnovabili, valorizzazione delle ricchezze naturali e delle vocazioni  dei territori. Ma anche lotta all’abusivismo, città progettate per i  cittadini e non per i costruttori. Si tratta di progettare un nuovo  modello di sviluppo per il Lazio. La green economy come motore di  sviluppo. La destra della Polverini ha inaugurato una stagione di  progressivo smantellamento del sistema di aree protette della nostra  Regione. Il piano casa è solo il primo passo. La sinistra, al contrario,  deve puntare a nuovi parchi, nuove riserve naturali. E allo stesso  tempo va semplificato il sistema di gestione, restituendo centralità  alle comunità locali, per fare delle aree protette un motore dello  sviluppo sostenibile e non un blocco per i territori.</p>
<p>- IL DIRITTO ALLA SICUREZZA E ALLA LEGALITÀ</p>
<p>Non siamo<strong> </strong>riusciti,  in questi anni, a declinare a sinistra il concetto di sicurezza. Città  più sicure non vuol dire soltanto più forze dell’ordine, ma vuol dire  città vive, ricche di cultura, città in cui si esce la sera perché non  sono progettate solo per lavorare e dormire. Diritto alla legalità  significa contrastare e battere quelli che ormai non sono più soltanto  infiltrazioni ma veri e propri insediamenti della criminalità  organizzata nel sud del Lazio e in forte espansione nel resto della  Regione, in modo particolare sul litorale e a Roma.</p>
<p>- IL DIRITTO ALLA CITTADINANZA</p>
<p>La  Regione Lazio è una delle aree a più alto numero di comunità immigrati  in Italia. La popolazione straniera, soprattutto nelle province del  Lazio, è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. Questo  comporta la necessità di una riflessione dell’impatto sul tessuto  sociale ed economico nella nostra Regione per fare in modo che questi  nuovi cittadini possano essere parte integrante della nostra comunità e  possano sviluppare in pieno la loro capacità. C’è bisogno di ripensare  la cittadinanza, facilitare l’accesso ai servizi e soprattutto  migliorare le possibilità di integrazione attraverso percorsi culturali,  formativi e lavorativi.</p>
<p>- IL DIRITTO ALL’EUROPA</p>
<p>L’Italia  è il terzo beneficiario in termini di fondi strutturali provenienti  dalle politiche di coesione, dopo Spagna e Polonia. Il Lazio è fra le  regioni con obiettivo “competitività e occupazione” che più sono  chiamate al compito di un investimento dei fondi in senso responsabile e  in accordo con le politiche europee. Un loro rafforzamento costituisce  un valore aggiunto a livello regionale. In questo contesto le azioni del  Pd Lazio devono avere un maggiore raccordo a livello comunitario con  l’obiettivo di contribuire al processo di integrazione europea, di  coesione fra le sue regioni.</p>
<p>- IL DIRITTO ALLA PARITÀ</p>
<p>Mai  più una sola donna del Pd in Consiglio regionale, per di più non eletta  direttamente. Quella che serve è una rivoluzione culturale al nostro  interno e dentro la società per garantire piena rappresentanza di genere  non soltanto nelle istituzioni, ma anche negli organismi di gestione  delle società pubbliche. Nuove regole della rappresentanza, nuovi  sistemi di protezione sociale e promozione economica finalizzati a  creare maggiore e migliore occupazione femminile. Un nuovo approccio  culturale per realizzare una Regione in grado di garantire pari  opportunità di genere in ogni settore e a tutti i livelli.</p>
<p>- IL DIRITTO AI DIRITTI</p>
<p>I  temi etici sono stati una spina nel fianco del Pd in questi primi anni  di vita. Noi siamo convinti che i nostri iscritti siano molto più avanti  della nostra classe dirigente. Noi crediamo che il tema dell’estensione  dei diritti civili debba far parte della nostra carta di identità.  Anche nel Lazio dobbiamo avviare una vasta campagna di consultazione  degli iscritti, per arrivare a una posizione unita del Partito  democratico.</p>
<p><strong>IL LAZIO, BENE COMUNE</strong></p>
<p>Questi  sono alcuni dei temi su cui, partendo da una finalmente approfondita  analisi della realtà, costruire un nuovo “progetto Lazio”. Un progetto  per dare un’identità precisa al nostro territorio, differenziando le  funzioni, creando un sistema integrato che garantisca sviluppo,  competitività e coesione alla nostra Regione.</p>
<p>Il Lazio, per la sua  posizione geografica, per le sue caratteristiche, deve diventare il  centro di un sistema più ampio che metta in rete le università, che crei  un’offerta turistica integrata, che unisca infrastrutture moderne alla  valorizzazione dei beni culturali, che unisca culture, tradizioni. Una  Regione cerniera del Mediterraneo, che valorizzi Roma e non la subisca  come un corpo estraneo.</p>
<p>Si tratta di un lavoro lungo, complesso,  ma necessario se vogliamo costruire un Partito del territorio, utile ai  cittadini, davvero riformista. Un Partito che non vive soltanto di  congressi, ma lancia una sfida forte al centro destra, una sfida delle  idee, dei programmi. Un Partito che punta a riconquistare Roma e il  Lazio e dice prima quali saranno le linee su cui governerà.</p>
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		<title>Il crepuscolo del berlusconismo, la svolta democratica e i compiti della sinistra.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 11:05:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’opinione del giorno dopo. 
di Giovanni Carapella
Domenica, 13 novembre ‘11 
Le dimissioni di Berlusconi hanno suscitato una legittima soddisfazione in chi per un ventennio ne ha contrastato filosofie, visioni, metodi. Erano divenute inevitabili e improrogabili.
Inevitabili perché oramai la difesa strenua e accanita dei propri interessi di parte era entrata in evidente rotta di collisosione con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/hasta-la-victoria-siempre.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2097" title="hasta la victoria siempre" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/hasta-la-victoria-siempre-300x225.jpg" alt="" width="228" height="179" /></a>L’opinione del giorno dopo. </em></strong></p>
<p><strong><em>di Giovanni Carapella</em></strong></p>
<p><em>Domenica, 13 novembre ‘11 </em></p>
<p>Le dimissioni di Berlusconi hanno suscitato una legittima soddisfazione in chi per un ventennio ne ha contrastato filosofie, visioni, metodi. Erano divenute inevitabili e improrogabili.</p>
<p>Inevitabili perché oramai la difesa strenua e accanita dei propri interessi di parte era entrata in evidente rotta di collisosione con la tutela benché minima degli interessi generali del Paese, con la necessità di autorevolezza e credibilità delle istituzioni e con gli interessi di gran parte del mondo produttivo dalle imprese, agli artigiani e ai ceti medi, alla grande massa dei lavoratori.</p>
<p>Improrogabili perché il tempo era abbondantemente scaduto.</p>
<p>Chi ha avuto l’opportunità e la ventura di girare nel corso degli ultimi anni per altre parti del mondo che non siano l’Europa, ha potuto constatare come  tanti paesi, come  Cile Argentina Uruguay Brasile Paraguay, dove solo trentanni fa dominavano regimi autoritari e repressivi abbiano voltato pagina e stiano guardando al futuro. La sensazione che ne deriva, pur con tutte le contraddizioni del caso, è che nel mondo contemporaneo le pagine buie della storia non sopravvivano temporalmente ad un ventennio.</p>
<p>In Italia, il ventennio berlusconiano è stato consumato e deve essere superato guardando al futuro. I giovanissimi nati nel ‘93 compiono quest’anno 18 anni e voteranno per la prima volta alle prossime elezioni politiche. Hanno conosciuto e vissuto solo l’epoca del berlusconismo e in tanti hanno maturato nelle scuole, nella vita sociale, sulla rete, nella battaglia referendaria per l’acqua bene comune  il suo fallimento e la sua vacuità. E soprattutto l’incapacità di quel modello e di quella visione della società, troppo spesso esaltata acriticamente anche da certa intellettualità di sinistra,  a dare risposte alle loro domande, alle loro ansie di futuro, al loro guardare avanti.</p>
<p>La svolta di cui ha bisogno l’Italia, che riconquista oggi la propria dignità e il proprio orgoglio democratico, deve partire da questa esigenza di guardare avanti. Una svolta democratica che è necessario consolidare contro i sempre possibili colpi di coda di chi, soprattutto nell’ultimo decennio, ha gestito il potere con protervia e con arroganza. Una svolta democratica che dovrà da subito fare i conti con le macerie del berlusconismo: la crisi economica e la fragilità sociale, la sfiducia nella politica e la scarsa credibilità delle istituzioni, la corruzione dilagante e la criminalità protagonista in tanti gangli della vita economica del paese, la limitata sovranità nazionale derivante dalle pesanti condizioni poste dal consesso economico europeo e mondiale.</p>
<p>Una sinistra moderna che abbia presente le condizioni oggettive del paese e voglia traguardare il futuro deve attraversare necessariamente questo stretto passaggio di responsabilità nazionale. E tuttavia la responsabilità democratica, la fedeltà alla costituzione e alle istituzioni democratiche, devono accompagnarsi ad una difesa attenta delle condizioni di vita del popolo, ad una risposta nuova alle aspettative di chi difese non ne ha e guarda con incertezza il futuro proprio e della sua generazione.</p>
<p>Non sono due esigenze inconciliabili! Contrapporre le tutele dei padri alle mancanza di tutele dei figli è falso e anche perdente. La risposta di cui il paese ha bisogno per uscire dalle macerie del berlusconismo è una risposta innovativa che garantisca al paese equità,  rilanci l’impresa e lo sviluppo sostenibile puntando a creare lavoro non a scapito dei diritti, faccia dei sacrifici necessari non la pena che i più devono subire per restituire forza ai soliti noti ma il contributo di solidarietà per dare diritti certezze tutele a chi oggi ne ha di meno, come i giovani le donne gli immigrati.</p>
<p>Innovare per fare più forte e più  unita la nostra democrazia e accantonare definitivamente tutti coloro che sotto l’ombrello del <em>“ meno male che  Silvio c’è”</em> hanno operato per aumentare le fratture e le distanze sociali.</p>
<p><em><strong>C’e’ tanto lavoro per la sinistra in Italia!</strong></em></p>
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		<title>In nome del popolo italiano. Per la ricostruzione democratica, sociale, economica del paese</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 07:39:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervento di Pier Luigi Bersani
Piazza San Giovanni, Roma 5 novembre 2011
Grazie a voi, Democratiche e Democratici, Amici e Compagni, Cittadine e Cittadini che siete qui con noi. 
Voglio dire prima di ogni altra cosa lo sgomento per la drammatica alluvione che ha investito la Liguria e prima ancora la Liguria e la Toscana e che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/bersani-e-la-piazza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2067" title="bersani e la piazza" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/bersani-e-la-piazza-300x225.jpg" alt="" width="392" height="282" /></a>Intervento di Pier Luigi Bersani</strong></em></p>
<p><em>Piazza San Giovanni, Roma 5 novembre 2011</em></p>
<p><strong>Grazie a voi, Democratiche e Democratici, Amici e Compagni, Cittadine e Cittadini che siete qui con noi. </strong></p>
<p><em><strong>Voglio dire prima di ogni altra cosa lo sgomento per la drammatica alluvione che ha investito la Liguria e prima ancora la Liguria e la Toscana e che ci lascia in ansia anche in queste ore. Tante vittime, tante famiglie nel dramma; Genova, e tanti meravigliosi paesi, cari agli italiani e a tutto il mondo, terribilmente devastati. Cittadini che vedono le loro case e i loro beni invasi, travolti dall’acqua. Una tragedia. Noi ci stringiamo attorno alle famiglie delle vittime e alle popolazioni colpite. Noi ci saremo, in ogni sede utile, e per tutto il tempo necessario perché vengano le risposte dell’emergenza e del soccorso, del ripristino e della ricostruzione. Cominciamo oggi stesso da San Giovanni lanciando una grande sottoscrizione per un aiuto concreto. Da questa piazza un abbraccio commosso ai cittadini colpiti della Liguria e della Toscana.</strong></em></p>
<p>Siamo tanti in questa piazza ferita dalle violenze di poche settimane fa e che oggi riportiamo alla sua storia migliore.</p>
<p>San Giovanni non è solo una piazza. E’ il simbolo di tutte le piazze del nostro paese: luoghi dove il popolo italiano con i suoi partiti, le sue associazioni, i suoi sindacati, ha fatto la nostra democrazia. Luoghi di pace, di festa, di lotta.</p>
<p>Noi non permetteremo mai che rimangano vuoti. E non permetteremo che rimangano muti.</p>
<p>Mai!</p>
<p>Anche per questo fatemi dire grazie alle forze dell’ordine che anche oggi non hanno fatto mancare il loro impegno e il loro servizio prezioso.</p>
<p>E grazie alle Associazioni e ai Movimenti che hanno scelto di essere qui. Con i loro simboli e le loro proposte.</p>
<p>Un saluto alle forze del centrosinistra: SEL, IDV, I Socialisti, i Moderati di Portas.</p>
<p>Vedo le vostre bandiere: grazie per questa presenza generosa.</p>
<p>Ma il saluto più affettuoso lo voglio dare ai nostri ospiti europei e internazionali. Li accogliamo con emozione, amicizia, fraternità.</p>
<p>Sappiamo bene che questa manifestazione si svolge nel cuore di un’emergenza drammatica per l’Europa e per l’Occidente intero. E di un’emergenza ancora più drammatica per l’Italia.</p>
<p>Ma proprio la coscienza della difficoltà ci spinge a pronunciare oggi una promessa e a stringere un patto con le grandi forze della sinistra e del progressismo europeo.</p>
<p>Lo facciamo a Roma, a Roma nella città dove si firmarono i primi trattati dell’Unione e dove si è sottoscritta la Costituzione dell’Europa.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La nostra promessa è che riporteremo l’Italia là dove deve stare</strong>.</p>
<p><strong>Là dove ci aspetta il mondo</strong>.</p>
<p>Riporteremo l’Italia alla sua dignità, al suo buon nome, alla vocazione europeista che fu di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi.</p>
<p>Il patto è che tutti assieme – noi, le grandi forze della democrazia e del progresso – rilanceremo il sogno di un’Europa politica, sovrana, forte della sua civiltà e aperta verso il mondo.</p>
<p>Dopo l’euro, non si va indietro, si va avanti!</p>
<p>Perché l’Euro non è la malattia.</p>
<p>La malattia è l’Europa delle destre, l’Europa azzoppata dalle destre.</p>
<p>L’Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy.</p>
<p>Quanto a Berlusconi, lui nella tragedia si è ritagliato un posto ma solo nelle vignette di satira. E sia chiaro che anche di questa vergogna dovrà rispondere!</p>
<p>La destra dunque, non altri, ha messo in ginocchio l’Europa! A partire da come hanno gestito l’emergenza della Grecia.</p>
<p>Certo che quello era un problema serio. Ma poteva essere isolato con facilità. La Grecia è il 3% del PIL Europeo!</p>
<p>Ma ha prevalso la loro dottrina, quella coltivata per anni: quella della chiusura e del ripiegamento difensivo in politica e quella del lasciar fare al mercato in economia. Hanno prodotto un disastro.</p>
<p>E così, per non aver voluto spendere uno, adesso spendiamo mille!</p>
<p>Ora – solo ora – anche le destre si svegliano e scoprono che abbiamo un destino comune, ma è tardi, dopo che a piene mani si è seminato l’egoismo delle persone, dei territori e delle nazioni.</p>
<p>Adesso improvvisano. Balbettano. Inventano soluzioni che durano un giorno. Di colpo scoprono che bisogna mettere qualche briglia ai mercati.</p>
<p>Peccato che le briglie non ce le hanno più. Le hanno gettate via!</p>
<p>E allora tocca a noi.</p>
<p>Lo dico a Francois e Sigmar e agli altri leader europei, con i quali parliamo e che la pensano come noi.</p>
<p>Questa volta dobbiamo riuscire, non possiamo fallire, dobbiamo tornare a vincere per ridare speranza, riforme e un’etica comune a un grande continente.</p>
<p>Tocca a noi – ai democratici, ai socialisti, ai liberali veri –  rifare l’Europa.</p>
<p>E farla più democratica, sovrana, giusta, libera.</p>
<p>Noi lavoreremo a un continente più unito nelle sue politiche economiche e sociali. Lo renderemo di nuovo protagonista sulla scena internazionale.</p>
<p>E per riuscirci combatteremo assieme, da subito, con una nostra piattaforma perché l’Europa si dia finalmente gli strumenti per garantire l’Euro, gli strumenti per controllare la finanza e farla partecipare a uno sforzo comune, gli strumenti per sostenere investimenti, occupazione, crescita.</p>
<p>Questo – cari Democratici – è il primo messaggio che si leva da qui: <strong>mai come oggi tocca alle forze progressiste alzare la bandiera dell’Europa</strong> perché nel ripiegamento – nell’idea che ciascuno si occupa solo di casa sua –  vincono le destre e i risultati li abbiamo sotto gli occhi!</p>
<p>Ma oggi a Roma, è giusto che prendiamo un altro impegno ugualmente decisivo.  Ed è spingere l’Europa a fare quello che non ha mai fatto davvero: guardare al Mediterraneo, finalmente!</p>
<p>Il Mediterraneo. Il nostro Mare.</p>
<p>Verrà un giorno in cui questo nostro mare si lascerà alle spalle le tragedie e i lutti di adesso; un giorno in cui lanceremo fiori sull’acqua per ricordare con vergogna la barbarie di migliaia di esseri umani – donne, bambini – annegati mentre inseguivano  una speranza di vita.</p>
<p>Verrà il giorno delle Istituzioni libere nei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.</p>
<p><strong>Verrà il giorno in cui i popoli di Israele e di Palestina vivranno in pace, da fratelli, nei loro Stati</strong>.</p>
<p><strong>Noi quel giorno lo vogliamo e lo vedremo</strong>!</p>
<p>Siamo pronti.</p>
<p>Siamo pronti a una nuova era di scambi e di amicizia.</p>
<p>Siamo pronti a darci la mano per crescere assieme.</p>
<p>L’Italia deve portare l’Europa a quell’incontro e il nostro Mezzogiorno deve portare l’Italia – tutta l’Italia – a quell’appuntamento.</p>
<p>Assieme ai progressisti daremo all’Europa una voce dentro il mondo globale.</p>
<p>Perché il mondo è globale. Ma non per questo è diventato un mondo giusto e rispettoso dei diritti umani.</p>
<p>E’ un mondo dove gli squilibri sono ancora intollerabili  e scrivono il destino di miliardi di persone.</p>
<p>Ma c’è un solo modo per evitare le crisi che stiamo vivendo: crescere un po’ tutti senza troppi squilibri nei rapporti economici e commerciali. E crescere ciascuno nel suo paese senza diseguaglianze sociali indecenti.</p>
<p>Un’altra strada non c’è!</p>
<p>Per arrivarci bisogna regolare i grandi fattori della globalizzazione; la finanza, l’accesso alle materie prime, la temperatura del globo, le migrazioni, le guerre.</p>
<p>E debellare la fame e nutrire il pianeta, gli obiettivi al centro dell’Expo di Milano nel 2015.</p>
<p>Bisogna fare dei passi graduali, ma sicuri, verso un Governo democratico del mondo!</p>
<p>Questa per noi, per il Partito Democratico, lo diciamo da Roma, deve essere la piattaforma di una nuova grande organizzazione delle forze progressiste e democratiche del mondo, che oltrepassi le famiglie più antiche e gloriose e unisca le forze in nome di quei valori indisponibili che sono l’uguaglianza e la libertà.</p>
<p>La sfida è immensa ma appassionante: creare le idee-guida per un mondo nuovo. Guardare di nuovo all’economia reale, alle persone e alle cose, ai beni comuni e ai valori delle società. Idee guida alternative a quelle disastrose della destra, perché le crisi di oggi non si ripetano mai più.</p>
<p>Care Democratiche e cari Democratici,</p>
<p>in questo quadro difficile ci siamo noi, c’è l’Italia.</p>
<p>Un grande paese.</p>
<p>Lasciate che lo ripeta: <strong>un grande paese</strong>.</p>
<p>Alle spalle abbiamo una storia complessa.</p>
<p>Abbiamo conosciuto grandezze e tragedie. Due guerre mondiali, il colonialismo, una dittatura e la vergogna delle leggi razziali.</p>
<p>Ma anche la forza di un popolo che ha sempre saputo rialzarsi e ripartire. Come dopo il fascismo, quando in una manciata di anni un panorama di macerie, morali e materiali, ha lasciato il posto a una delle potenze industriali del pianeta.</p>
<p>Anche per questo, tra le cose che ci indignano di più è vedere il nostro paese sbeffeggiato. Vedere che, all’estero, dell’Italia si ride.</p>
<p>Questo non era mai accaduto: e questo non lasceremo che accada mai più.</p>
<p>Perché, nonostante tutto, siamo ancora tra i dieci Paesi più ricchi del mondo.</p>
<p>Abbiamo un patrimonio ineguagliabile, di bellezze, risorse, capacità.</p>
<p>Abbiamo una geografia cruciale. E siamo presenti a milioni in ogni angolo del mondo. Gente che lavora, gente rispettata, gente per bene.</p>
<p>E allora proprio noi, che non facciamo ombra a nessuno e possiamo parlare con tutti, noi possiamo fare molto per un’Europa nuova e per un mondo nuovo!</p>
<p>Basta che non perdiamo la stima di noi stessi!</p>
<p>Ma la stima di noi stessi passa dalla stima degli altri!</p>
<p><strong>La realtà è che oggi noi non siamo quello che dovremmo essere</strong>.</p>
<p>Mentre siamo dove non dovremmo stare: nel luogo più esposto della crisi, nel suo epicentro, percepiti ormai come un rischio ed esposti alle scelte e alle convenienze di altri.</p>
<p>L’ho detto e ripetuto quasi ogni giorno: <strong>non c’era una sola ragione perché ci trovassimo lì!</strong></p>
<p>Se ci siamo arrivati è per la politica di un Governo incapace e sconsiderato.</p>
<p>Ci siamo arrivati perché una propaganda volgare ha  combattuto contro il linguaggio della verità.</p>
<p>Purtroppo avevamo visto bene, e per tempo, quello che adesso vedono tutti.</p>
<p>Avevamo visto dove si precipitava.</p>
<p>Chi non ci vuole bene, da mesi ci descrive come un partito incerto, ondivago.</p>
<p>Ma io torno a chiedere, da qui, da questa piazza: c’è qualcuno, c’è una forza politica, un commentatore che in tutto questo tempo abbia avuto una posizione più chiara e netta della nostra?</p>
<p>Abbiamo detto due anni fa che dopo il decennio  della destra – perché otto anni su dieci hanno governato loro! – ci sarebbe stato un tramonto fiammeggiante e pericoloso.</p>
<p>Abbiamo avanzato le nostre proposte su ogni decreto che loro licenziavano. Abbiamo detto ogni santo giorno che quel signore doveva andarsene, perché ci avrebbe condotti al disastro.</p>
<p>E abbiamo ripetuto che tutti i paesi più esposti – Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna – a questa crisi avevano dato comunque una risposta: cambiando governo o anticipando le elezioni.</p>
<p>Noi – il primo partito dell’opposizione – siamo sempre stati pronti a fare la nostra parte, in entrambi i casi.</p>
<p>C’è stato qualcuno più chiaro di noi?</p>
<p>Alzi la mano.</p>
<p>Lo vogliamo vedere.</p>
<p>Alzi la mano chi ha visto meglio e più lontano!</p>
<p>E allora Basta!</p>
<p>Basta con la denigrazione del PD, dell’unica forza che può davvero dare una mano al Paese.</p>
<p>Lo dico senza superbia. Senza arroganza.</p>
<p>Lo dico perché adesso l’Italia è davvero nei guai.</p>
<p>La situazione è grave. E’ molto grave.</p>
<p>Il Paese soffre, ha paura, è pessimista.</p>
<p>Noi non cavalcheremo mai questa paura. Sarebbe irresponsabile.</p>
<p>No. Noi abbiamo convocato questa piazza per dire una parola importante, <strong>e questa parola è “Fiducia”!</strong></p>
<p>Anche questa è una promessa, che nasce, che parte da qui, da San Giovanni.</p>
<p><strong>L’Italia ce la farà</strong>.</p>
<p><strong>Gli italiani ce la faranno</strong>.</p>
<p>Lo ripeto: siamo uno dei Paesi con più “storia” nel mondo.</p>
<p>E abbiamo già dimostrato di saper domare la finanza pubblica, quando c’era gente seria al Governo.</p>
<p>Non ci nascondiamo i problemi, ma guardiamo anche al paese che sta in campo. Che reagisce.</p>
<p>A quell’Italia che migliora le esportazioni. E questo succede perché abbiamo lavoro buono, impresa buona, prodotti buoni.</p>
<p>E se è così, perché non dovremmo avere un mestiere nel mondo nuovo?</p>
<p>Lo sappiamo bene che i nostri ricercatori scappano via, ma sappiamo anche che passate le Alpi ce li prendono al volo, perché sono tra i migliori. I figli migliori di un paese che non sa neppure di averli!</p>
<p>E quanta ricchezza abbiamo ancora nascosta, al riparo e che non sta dando una mano?</p>
<p>E quanta ricchezza morale abbiamo già in campo!</p>
<p>La ricchezza della società consapevole, che ha riempito le piazze di Milano, di Napoli, Torino, Bologna e decine di altre città, dove il centrosinistra ha trionfato nel voto amministrativo.</p>
<p>E ancora, la ricchezza di quel volontariato che non raccoglie solo soldi ma si rimbocca le maniche. E di quel Mezzogiorno dove una massa di giovani e donne, di persone oneste, aspetta di potersi esprimere, di liberare talenti e capacità.</p>
<p>Eccole, le vere energie di questo paese.</p>
<p>Davanti a noi c’è un cammino complicato. Ma non tutto è buio! E non tutto è notte.</p>
<p>Ci sono molte luci. E una brilla più delle altre: la nostra Costituzione, la più bella del mondo, capace di illuminare i passi fondamentali del nostro cammino.</p>
<p>Abbiamo le forze e ce la faremo.</p>
<p>Ma non sarà una passeggiata.</p>
<p>Certo, prima di tutto c’è una vecchia pratica da sbrigare: <strong>Berlusconi deve andare a casa.</strong></p>
<p>O ci va da solo o ce lo manderemo noi o in Parlamento o alle elezioni.</p>
<p>Ma deve andare a casa.</p>
<p>Lo abbiamo detto da tempo. All’inizio quasi da soli. Poi, mano a mano, si sono uniti gli altri. Con un po’ di ritardo, com’è nello stile di una parte di questo paese. Quelli che sventolano la bandiera, ma solo alla fine della partita!</p>
<p>Ma va bene lo stesso. L’importante è che lo dicano.</p>
<p>Però, per favore, nessuno faccia la caricatura di quello che abbiamo detto e che diciamo noi.</p>
<p>Nessuno ci spieghi col dito alzato che non basta cacciare Berlusconi per risolvere i problemi!</p>
<p>Lo dite a noi? A noi?</p>
<p>Ma lo sappiamo da prima di voi, che quando se ne andrà non si porterà via i problemi!</p>
<p>Ce li lascerà tutti, e per ogni giorno che passa ce ne lascerà uno di più.</p>
<p>Però sappiamo anche che il giorno dopo si potrà finalmente cominciare a lavorare per uscirne, dai problemi!</p>
<p>E quando verrà quel momento non racconteremo favole, perché di favole si può morire.</p>
<p>Chi vorrà sentire delle favole dovrà rivolgersi altrove.</p>
<p><strong>Perché per noi la seconda parola, dopo “Fiducia” sarà “Verità”. <a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/le-nostre-bandiere.jpg"><img class="size-medium wp-image-2068 alignleft" title="le nostre bandiere" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/le-nostre-bandiere-300x225.jpg" alt="" width="486" height="363" /></a></strong></p>
<p>Assieme alle italiane e agli italiani guarderemo in faccia i problemi, soprattutto quelli che non si risolvono in un giorno.</p>
<p>E il <strong>Primo</strong> di questi problemi è un macigno sulla strada dell’Italia: è il fatto che da anni cresciamo poco. Troppo poco. Nei tre anni della crisi abbiamo perso ricchezza per più del doppio della media europea.</p>
<p>Altroché star meglio degli altri!</p>
<p>Oggi davanti a noi non vediamo una ripresa ma una stagnazione che può diventare facilmente recessione. E tutto questo mette in discussione il lavoro e in particolare il lavoro dei giovani.</p>
<p>Il <strong>Secondo </strong>problema è una finanza pubblica che non è in sicurezza. Il costo del debito cresce in modo pauroso mentre l’economia è troppo bassa per portare da sé risorse alle casse dello Stato.</p>
<p>Le loro manovre ingiuste lasciano aperti buchi impressionanti, anche perché hanno promesso all’Italia e al mondo di prendere soldi dove soldi non ce ne sono!</p>
<p><strong>Terzo </strong>problema: la macchina pubblica non gira.</p>
<p>Il sistema delle decisioni nelle Istituzioni e nella Pubblica Amministrazione non sta meglio dopo la cura populista di questi anni. Anzi sta molto peggio.</p>
<p>Non si è riformato nulla, non si è semplificato nulla, si è complicato di più. Fare uno Stato che funzioni è ancora un cantiere da aprire.</p>
<p>Il <strong>Quarto</strong> problema è che alcuni servizi fondamentali sono finiti in affanno e in alcune aree del Paese ormai sono andati sotto la soglia della sostenibilità e della decenza.</p>
<p>Sto parlando di sanità, di scuola, di sicurezza, di servizi locali, dal trasporto pubblico che si sta bloccando ai servizi sociali. I nostri Comuni non possono fare i bilanci! E sto naturalmente parlando di cura del territorio!</p>
<p><strong>La cura del territorio</strong>, l’amore per la nostra terra: e mentre lo dico, ancora una volta, il pensiero più affettuoso va alla gente straordinaria di Liguria e Toscana che piange vite perdute e subisce danni incalcolabili. E abbiamo un Governo che ha cancellato i cinquecento milioni all’anno che noi avevamo sempre garantito per la difesa del suolo, che ha provato a fare un altro condono edilizio; abbiamo una maggioranza che al Senato ha votato che i cambiamenti climatici non ci sono (alla Camera sono stati più contenuti. Hanno solo votato che Ruby è la nipote di Mubarak).</p>
<p>Il <strong>Quinto</strong> e ultimo problema, che però tutti gli altri contiene, è il tessuto civico e democratico di questo nostro paese.</p>
<p>Le diseguaglianze sociali e quelle fra Nord e Sud sono aumentate in modo drammatico.</p>
<p>Un ragazzo su quattro è a rischio povertà. Quella povertà che la crisi ha sospinto anche dove non era mai arrivata: nel ceto medio, tra tanti artigiani e piccole imprese che abbassano la saracinesca perché non reggono più. O tra quei cinquantenni che perdono il lavoro e si chiedono con disperazione se per loro ci sarà un’altra possibilità. E vogliamo tacere del colpo che stanno subendo le condizioni dei disabili? O possiamo tacere che ai cittadini de L’Aquila viene chiesto in questi giorni di pagare in un colpo dodici rate di tasse arretrate mentre ancora le attività sono ferme? L’elenco sarebbe infinito.</p>
<p>Ma in questo enorme disagio, in questo quadro d’insieme la credibilità delle Istituzioni e della politica è ai minimi storici.</p>
<p>Il populismo nelle sue diverse espressioni alla fine ha portato un risultato solo: quello di moltiplicare le spinte dell’antipolitica.</p>
<p>Lo dico da qui: noi – almeno noi – sappiamo distinguere. Sappiamo che l’indignazione di milioni di cittadini non solo è legittima ma giusta.</p>
<p>Ma sappiamo anche che senza la fiducia in una buona politica, la democrazia non può funzionare e le risposte non possono venire.</p>
<p>Ecco, questi sono i problemi che dobbiamo guardare in faccia.</p>
<p>E non c’è bisogno di essere maghi dell’economia per sapere che l’emergenza finirà, che il mondo ci lascerà tranquilli solo quando vedrà che li stiamo affrontando sul serio, quei problemi. Ma se non troveremo delle ricette nostre, arriveranno le ricette degli altri come si sta già ben vedendo, e potranno anche non piacerci, e lasceremo comunque agli altri un pezzo della nostra libertà e della nostra dignità. Se i sacrifici bisognerà farli, li decideremo noi! Almeno questo, un grande Paese deve poterlo dire. E un grande Partito deve dirlo.</p>
<p>Per questo fiducia e verità dovranno darsi la mano.</p>
<p>Dichiarare i problemi e avere la fiducia per uscirne: questo è il punto.</p>
<p>Lo si può fare in un solo modo. Con l’equità.</p>
<p>Con l’idea di uno sforzo comune dove chi ha di più dà di più, con l’idea di un cambiamento che scomodi un po’ tutti, ma scomodi di più chi finora si è scomodato meno. E con una guida politica unita, solida e pulita che trasmetta dedizione totale all’Italia e agli Italiani e non ai propri interessi.</p>
<p><strong>Noi chiamiamo tutto questo ricostruzione</strong>.</p>
<p>E’ il messaggio di Piazza San Giovanni. <strong>Ricostruzione</strong>.</p>
<p>Ricostruzione della fiducia e della speranza.</p>
<p>Ricostruzione di una democrazia costituzionale piena e funzionante. Ricostruzione di un patto sociale e di sviluppo sostenibile. Di una nuova mappa di diritti umani, civili, sociali e insieme di nuovi doveri e responsabilità verso gli altri.</p>
<p>Sappiamo bene che questi giorni ci richiamano a una emergenza drammatica. Lo abbiamo detto agli Italiani e lo abbiamo detto al Presidente della Repubblica che ringrazio qui per il Suo impegno straordinario: noi non cerchiamo ribaltoni o soluzioni di piccolo cabotaggio parlamentare. Se c’è discontinuità, se c’è cambiamento, se c’è una credibilità internazionale e interna da parte di un nuovo Governo, noi siamo pronti assieme a tutte le opposizioni a prenderci le nostre responsabilità, a dare un contributo di equità e di efficacia a misure che a questo punto debbono essere vere e proprie misure di salvezza nazionale.</p>
<p>Ma tutto questo, se si determinasse, sarebbe un passaggio di transizione, l’avvicinamento ad un ciclo più radicale e impegnativo di cambiamento che potrà avvenire solo con il concorso attivo e l’assunzione di responsabilità e condivisione dei cittadini elettori.</p>
<p>Sia chiaro comunque che anche un eventuale governo di transizione non potrebbe che muoversi nel senso di un nuovo patto sociale, capace di tenere unito questo paese, dopo le drammatiche divisioni di questi anni.</p>
<p>E sappiamo già quale senso dare a questa svolta, quale obiettivo mettere davanti a tutto; sappiamo con quale bussola orientare le nostre politiche come fu per l’Euro.</p>
<p>Questo grande obiettivo, questa bussola sarà il lavoro per la nuova generazione.</p>
<p><strong>Nessuno sarà abbandonato</strong>, nessuna scelta sarà dimenticata ma il lavoro dei giovani sarà la bussola. Perché se l’Italia vuole avere un futuro deve mettere al lavoro la nuova generazione.</p>
<p>Sappiamo anche da dove cominciare per dare il segno del cambio di stagione.</p>
<p>Cominceremo dalla politica, dalla sua riforma, dalla riforma delle Istituzioni e della Pubblica Amministrazione.</p>
<p>Siamo stanchi di presentare proposte (dal dimezzamento dei Parlamentari all’abolizione dei vitalizi) e vederle bloccate dalla destra salvo finire anche noi nel mucchio del discredito.</p>
<p>Siamo stanchi.</p>
<p>E’ un gioco pericoloso non solo per noi, ma per la democrazia!</p>
<p>Vogliamo una maggioranza per governare, e il giorno dopo si fa sul serio!</p>
<p>Vi garantisco che si fa sul serio, e si allineano i costi della nostra politica ai costi europei. Non un euro in più. E dopo tante parole a vuoto, qualcosa di serio sulla Pubblica Amministrazione! Cinque livelli di governo non si possono più sostenere! La pletora amministrativa e delle società pubbliche non si può più sostenere. La spesa corrente va messa sotto controllo davvero, come già abbiamo dimostrato di saper fare a differenza della destra, tutta chiacchiere e distintivo, capace solo di farla crescere, azzerando gli investimenti.</p>
<p>Cominceremo dunque da lì, e insieme, da subito, una riforma fiscale.</p>
<p>L’evasione deve pagare, i patrimoni rilevanti e le grandi ricchezze devono pagare. Non può pagare solo chi sta pagando adesso e chi ha pagato fin qui, non si può dare addosso solo al lavoro, ai pensionati, alle famiglie.</p>
<p>Ci vuole un fisco orientato all’equità, al lavoro, alla crescita.</p>
<p>Noi sappiamo come si fa e lo faremo. Perché sono il fisco e l’evasione, le cose che ci fanno più diversi dall’Europa, anche se nella lettera del Governo non se ne faceva cenno!</p>
<p>E le liberalizzazioni, noi le abbiamo fatte, noi le sappiamo fare, ne abbiamo un nuovo elenco pronto e le faremo, perché pensiamo che la flessibilità non la si può chiedere solo ai lavoratori, che non si può scaricare sul consumatore, a piè di lista, i costi e i profitti di chi è protetto, che non si può impedire a un giovane di fare il mestiere che sa fare. Non puoi tenerlo a tirocinio per mesi o anni senza che prenda un euro!</p>
<p>E poi il welfare da preservare e riformare. Cominciando dalla precarietà. Lo ripetiamo: un’ora di lavoro stabile deve costare un po’ meno e un’ora di lavoro precario deve costare un po’ di più. Questa è la premessa per dare a un ragazzo la possibilità di arrivare per tempo a un salario decente. Ed è la condizione perché lui e tutti i suoi coetanei abbiano la speranza di una pensione decente. In questa logica, e solo in questa logica, siamo pronti a confrontarci: a discutere delle ricadute in positivo di un meccanismo di flessibilità volontaria in uscita, che può e deve alzare l’età effettiva di pensionamento.</p>
<p>Bisogna fare qualcosa per chi cerca il lavoro e non lo trova.</p>
<p>Anche a noi piace la Danimarca, la flexicurity di cui in questi giorni il Governo si è improvvisamente innamorato; che costa però tantissimi soldi. La Danimarca noi la stiamo vedendo in cartolina! Da un anno e mezzo è in corso una fase violenta di espulsione dal lavoro.</p>
<p>Vogliamo, in aggiunta, incoraggiare i licenziamenti, pensando che questo di per sé migliori il mercato del lavoro?</p>
<p>Come si può pensare una sciocchezza simile?</p>
<p>Perché non pensiamo piuttosto a crearlo, un po’ di lavoro.</p>
<p>Perché non pensiamo alla politica industriale, alla ricerca, alle tecnologie italiane, alle reti, all’efficienza energetica, all’economia verde, al nostro made in Italy a partire dal potenziale che può esprimere il Mezzogiorno! Perché non pensare per il Mezzogiorno a mettere almeno una parte delle residue risorse europee in un programma garantito e automatico per investimenti e occupazione di giovani e donne a cominciare dai giovani laureati?</p>
<p>La nostra industria, la nostra agricoltura abbandonata, i servizi, la piccola impresa: vogliamo tornare a occuparcene?</p>
<p>Perché il lavoro non cade dal cielo, ma viene da lì.</p>
<p><strong>Insomma, riforme!</strong></p>
<p>Un progetto di ricostruzione per il lavoro: per il lavoro delle donne e delle nuove generazioni.</p>
<p>E riforme per la ricostruzione democratica.</p>
<p>Dopo dieci anni di cura populista c’è tutto da risistemare e su tutto abbiamo pronta una proposta. Istituzioni, legge elettorale, federalismo, funzionamento della giustizia, conflitti di interesse e incompatibilità, informazione e Rai tv, ovunque si volge lo sguardo c’è un peggioramento, c’è malfunzionamento, c’è discredito del sistema.</p>
<p>Perché era l’altro modello che secondo loro doveva funzionare: quello del “salvatore della patria”, quello del nome sul simbolo, quello del consenso che viene prima delle regole, perché le regole legano le mani al campione; il modello che vive sul nemico e sul capro espiatorio: il magistrato, il comunista, il terrone, l’immigrato, l’euro.</p>
<p>Il modello che non conosce la distinzione dei poteri, il modello che comunica ma non governa, perché quel che conta non è fare, è raccontare; non è fare è dire che si fa, è convincere che si sta facendo, è gonfiare con la comunicazione la bolla delle illusioni.</p>
<p>Noi da questa piazza lo diciamo all’Italia: questo modello ci ha precipitati nel fondo del pozzo perché non è in grado di decidere nulla, e alla fine il conto lo paghiamo tutti!</p>
<p>Ma attenzione. Ci riproveranno, non hanno altra carta che quella!</p>
<p>E allora qui diciamo: noi siamo pronti alla battaglia e stavolta il terreno lo imporremo noi!</p>
<p>E il terreno sarà un’alternativa chiara: o il modello populista o la riforma della democrazia nel solco della Costituzione.</p>
<p>Questa sarà la scelta. O affidarsi di nuovo a un imbonitore o scegliere finalmente  un modello che ci riporta alle grandi democrazie del mondo. Perché salvatori della patria non ce ne sono più – abbiamo già dato! – e ci si può salvare solo tutti assieme!</p>
<p>Ecco dunque – care democratiche e democratici, amici e compagni che siete qui – la ricostruzione che vogliamo è una ricostruzione civica, morale, economica e sociale. E’ una profonda ricostruzione democratica.</p>
<p>Fra poche settimane presenteremo il nostro progetto alla “Conferenza per la Ricostruzione”.</p>
<p>Siamo pronti.</p>
<p>E del resto cos’altro abbiamo fatto in questi anni, cos’altro stiamo facendo se non predisporre idee e progetti, per l’Italia?</p>
<p>Diremo alla “Conferenza per la Ricostruzione” la sintesi del nostro progetto, e sarà un progetto alternativo, un progetto di cambiamento. Pareggio di bilancio sì ma insieme a equità, lavoro e sviluppo.</p>
<p>Ci rivolgeremo alle italiane e agli italiani.</p>
<p>Chiederemo l’aiuto di tutti per sgombrare le macerie di questi anni.</p>
<p>Ci metteremo al servizio di un risveglio collettivo.</p>
<p>Proporremo un progetto di governo che sappia parlare alle sensibilità positive, ai movimenti che si sono risvegliati nel Paese.</p>
<p>Quello delle donne, innanzitutto.</p>
<p>Perché l’autonomia e la dignità delle donne, insieme al loro stare in campo, misurano da sempre il grado di civiltà, di benessere,  di un paese. Quando il rispetto per le donne regredisce, quando si umiliano i loro diritti, è il Paese intero che subisce un danno culturale e sociale incalcolabile. Ma insieme, e grazie ai movimenti, abbiamo reagito. Quelle piazze d&#8217;Italia di febbraio con la sciarpa bianca sono state un simbolo di riscossa prima di tutto sul piano civile. E ci inchiniamo, un mese dopo la tragedia, alla memoria delle cinque donne morte fra le macerie del laboratorio in cui lavoravano a quattro euro l’ora. Sentiamo tutti la vergogna di quelle morti.</p>
<p>Vogliamo dunque un cambiamento che poggi sulle straordinarie risorse femminili di questo Paese. Più donne nel lavoro, nelle carriere. Più donne nelle Istituzioni. Più riconoscenza per la loro intelligenza.</p>
<p>E allora diciamo sì a un piano per l&#8217;occupazione delle donne a partire dal Sud. Diciamo sì’ alla legge contro le dimissioni in bianco che questo governo ha stracciato. E alle risorse per la scuola pubblica e la cultura. Se faremo tutto questo anche l&#8217;economia si rimetterà in moto, si torneranno a fare figli e le famiglie saranno più forti contro la crisi. E soprattutto basta con umiliazione e la retrocessione delle donne! Dignità e rispetto!</p>
<p>Sapremo parlare con la forza del riformismo, al richiamo che ci viene dai movimenti che sono cresciuti attorno alla domanda di diritti, in un paese che fatica persino a licenziare una norma di civiltà contro l’omofobia, o riconoscere che un bambino nato qui, di qualsiasi colore sia è un italiano! Movimenti attorno ai beni comuni, a cominciare da quello della legalità e dal bene comune dell’istruzione, della conoscenza,  della scuola.</p>
<p>Sapremo parlare alle speranze che tornano a fiorire nel Mezzogiorno e che abbiamo visto vivere sui volti e nelle parole dei duemila ragazzi che abbiamo incontrato a Napoli  e che faranno con il Partito Democratico un viaggio lungo un anno, un viaggio di formazione, scambio di esperienze e iniziative sul territorio.</p>
<p>E ci faremo interrogare dal risveglio di sensibilità religiose che sentono il dovere di una presenza più attiva sul terreno della politica.</p>
<p>Stiamo lavorando e vogliamo lavorare ancora per offrire a loro lo spazio di una politica consapevole delle sue responsabilità, della sua autonomia e anche del suo limite, una politica che poggi sul pilastro di un Umanesimo forte, sulla centralità della Persona; una politica che possa unire i credenti e i non credenti appassionati della comune umanità degli uomini, della loro dignità e della loro libertà.</p>
<p>Ci metteremo a servizio, non a comando.</p>
<p>Chi ha il compito di guidare si mette a servizio, perché il senso del guidatore sta nel viaggio di tutti e non nel suo!</p>
<p>Il messaggio fondamentale lo daremo, ho detto, alle italiane e agli italiani.</p>
<p>Le alleanze politiche vengono dopo. Perché il più contiene il meno;  e perché se non si alza la canzone popolare i cantanti da soli concludono poco!</p>
<p>Le alleanze politiche sono dunque per noi la conseguenza, non la premessa, della proposta per l’Italia.</p>
<p><strong>Se diciamo ricostruzione, allora diciamo alleanza dei progressisti e dei moderati, diciamo patto di governo per una legislatura di ricostruzione</strong>, per sostenere la riscossa del Paese, per sconfiggere il rischio che viene dalla peggiore destra d’Europa.</p>
<p>E’ inutile immaginare una destra diversa, la destra italiana è quella e non può essere che quella!</p>
<p>Questa dunque è e resta la nostra proposta: alleanza dei progressisti e dei moderati per una legislatura di ricostruzione.</p>
<p>Unità per la ricostruzione.</p>
<p>Sappiamo che questa proposta è una sfida per tutti.</p>
<p>Per il centrosinistra, per le forze di centro e per lo stesso Partito Democratico. Ma guardando il dramma del Paese tutti devono accettarla!</p>
<p>Il Centrosinistra è alla prova della sua credibilità.</p>
<p>Tutti, Partito Democratico, SEL, IDV, Partito Socialista ne siamo consapevoli. Vogliamo ne siano consapevoli quelle culture radicali, e quelle culture ambientaliste a cui ci rivolgiamo con amicizia.</p>
<p>Nessuno si stupisca che il Partito Democratico dica con forza: non rifaremo l’Unione.</p>
<p>Il Partito Democratico è nato dopo, e per correggere quell’esperienza (che pure, adesso si può dirlo, lasciò alla destra 5 punti di avanzo primario, 70 miliardi all’anno che sono stati buttati via) ma non rifaremo quel percorso!</p>
<p>Sono contento di poter annunciare qui, a San Giovanni, che abbiamo fatto passi avanti nella costruzione di un centrosinistra di governo; sia nel lavoro programmatico, sui punti più delicati; sia per l’allestimento di un meccanismo del tutto nuovo che garantisca la stabilità della maggioranza parlamentare; sia per i percorsi di partecipazione popolare, per l’indicazione della leadership del centrosinistra e sia, infine, per una proposta politica comune aperta alle forze moderate.</p>
<p>Con questo appello alle forze di Centro per un patto di legislatura noi non strattoniamo nessuno. Vogliamo mettere davanti a tutti la situazione reale del Paese che non giustifica pregiudizi o barriere insormontabili per chi voglia lasciarsi alle spalle il populismo, per chi voglia mettere in sicurezza i fondamentali del Paese e dargli una prospettiva.</p>
<p>La destra non è scomparsa, Berlusconi non è stato e non è una barzelletta. La destra ci sarà, sarà forte e sarà aggressiva, cattiva.</p>
<p>Lo diciamo anche a coloro che si sono illusi in questi anni che Berlusconi fosse comunque preferibile al Centrosinistra; a coloro che ancora oggi perdono tempo a pensare che si possa oltrepassare Berlusconi e riprendere la nostra strada e il nostro volto nel mondo escludendo il Partito Democratico o indebolendolo, o dividendolo. Vediamo bene le operazioni in corso. Vediamo la ricerca confusa di soluzioni che possano prescindere dal PD o ridurlo a una ruota di scorta, a una salmeria.</p>
<p>No.</p>
<p>Il primo Partito del Paese non può essere e non sarà mai una ruota di scorta. Abbandonate questa idea, è una illusione!</p>
<p>E’ un’idea distruttiva non per noi ma per l’Italia!</p>
<p>E se in queste posizioni si annidasse ancora dell’egoismo sociale, l’idea cioè che la nave possa galleggiare facendo bagnare solo quelli della terza classe, ci si convinca finalmente: qui è a rischio la nave e non solo la terza classe!</p>
<p>Mentre rivolgiamo questo appello agli altri, sappiamo bene quello che tocca a noi.</p>
<p>Ce ne è anche per noi!</p>
<p>Per noi che abbiamo osato, unici in Italia, ma in buona compagnia nel mondo, chiamarci Partito e Democratico annunciando con questo la promessa di una riforma della democrazia rappresentativa, della politica, dei partiti; per noi che siamo nati per rompere il muro tra politica e società civile; per noi partito del lavoro, della Costituzione dell’unità della nazione; per noi, c’è una responsabilità da assumere davanti agli italiani.</p>
<p>Dopo soli quattro anni, ancora giovani quindi, e con tante cose da migliorare, siamo il primo partito del Paese, non siamo più un esperimento!</p>
<p>Davanti agli italiani che vogliono il cambiamento tocca soprattutto a noi prenderci la responsabilità.</p>
<p>Siamo all’altezza di questo?</p>
<p>I nostri comportamenti, le nostre discussioni sono sempre all’altezza della nostra responsabilità?</p>
<p>Sia chiaro: la discussione noi la rivendichiamo, fa parte del nostro progetto di democrazia. O il berlusconismo è così entrato in vena che sembra strano agli italiani che non parli uno solo per tutti?</p>
<p>Non è così, in nessuna democrazia del mondo! Non c’è uno che parla per tutti!</p>
<p>Il punto è: di che cosa si discute e come si discute.</p>
<p>Si deve discutere sui problemi veri, che i cittadini capiscono, e non sui problemi che capiamo solo noi e qualche organo di stampa. Si deve discutere, ma trasmettendo solidarietà e unità sulle scelte che si prendono.</p>
<p>E se ci chiamiamo Partito Democratico, vuol dire che non facciamo il verso al berlusconismo ma che facciamo l’inverso del berlusconismo!</p>
<p>E’ perché pensiamo che la comunicazione sta alla politica come la finanza sta all’economia: utili entrambe, buone, indispensabili: ma non possono prendere il comando, non possono dettare il compito!</p>
<p>Se ci chiamiamo Partito Democratico è perché rivendichiamo un punto di vista politico, autonomo, sulla realtà. Capaci dunque di ascoltare tutti, di dialogare con tutti, di aprirci in modo vero, ma mai di metterci a rimorchio di qualcuno.</p>
<p>Per la ricostruzione del Paese noi chiediamo alle Italiane e agli Italiani di essere messi alla prova del governo. Nel passaggio più difficile dell’Italia, dal dopoguerra a oggi, il Partito Democratico avrà il suo vero battesimo.</p>
<p>Ci aiuterà una nuova generazione che è già in campo.</p>
<p>Mostreremo di saper essere quel Partito riformista e di governo che l’Italia aspetta. Ciò che abbiamo seminato fin qui, con fatica, ma non senza risultati, ci aiuterà a essere un Partito riformista che governa non stando solo nel palazzo, ma stando nel palazzo, nelle piazze e nei luoghi di vita e di lavoro degli italiani.</p>
<p>Radicati, presenti nella realtà come un grande partito popolare.</p>
<p>Quello che si vede in questa piazza, quello che tornando a casa è pronto a muoversi piazza per piazza, casa per casa, per dire alle italiane e agli italiani: <strong>noi ci siamo</strong>.</p>
<p><strong>Noi siamo con voi.</strong></p>
<p><strong>Abbiate fiducia, assieme cambieremo le cose, assieme ce la faremo</strong>. <strong>L’Italia ce la farà. </strong></p>
<p><strong>Viva l’unità per la ricostruzione, viva il Partito Democratico, viva l’Italia.</strong></p>
<h1 id="watch-headline-title"><strong><em>Le nostre bandiere per ricostruire l&#8217;Italia. </em></strong></h1>
<h1><strong><em>La piazza canta l&#8217;inno di Mameli.</em></strong></h1>
<p><strong><em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=mLDYbbiWbLg&amp;feature=autoshare">Le nostre bandiere per ricostruire l\&#8217;Italia.</a></em></strong></p>
<p><strong><em>http://www.youtube.com/watch?v=mLDYbbiWbLg&amp;feature=autoshare</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>GIORGIO NAPOLITANO: &#8220;In un momento così critico improrogabile l&#8217;assunzione di decisioni efficaci&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 08:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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&#8220;In un momento così critico improrogabile l&#8217;assunzione di decisioni
efficaci&#8221;
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dinanzi all&#8217;ulteriore aggravarsi della posizione italiana nei mercati finanziari, e alla luce dei molteplici contatti stabiliti nel corso della giornata, considera ormai improrogabile l&#8217;assunzione di decisioni efficaci nell&#8217;ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee.
Il Presidente [...]]]></description>
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<p><em><strong> </strong></em></p>
<div id="attachment_2051" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><em><strong><a href="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/Foto-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-2051" title="Foto-3" src="http://www.carapella.it/wp-content/uploads/2011/11/Foto-3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></strong></em><p class="wp-caption-text">Bruges - 26/10/2011  Il Presidente Giorgio Napolitano con gli studenti italiani del Collegio d&#39;Europa al termine dell&#39;inaugurazione dell&#39;Anno Accademico 2011-2012 del Collegio d&#39;Europa</p></div>
<p><em><strong>&#8220;In un momento così critico improrogabile l&#8217;assunzione di decisioni<br />
efficaci&#8221;</strong></em><br />
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dinanzi all&#8217;ulteriore aggravarsi della posizione italiana nei mercati finanziari, e alla luce dei molteplici contatti stabiliti nel corso della giornata, considera ormai improrogabile l&#8217;assunzione di decisioni efficaci nell&#8217;ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee.</p>
<p>Il Presidente del Consiglio gli ha confermato il proprio intendimento di procedere in tal senso. Dal canto loro, diversi rappresentanti dei gruppi di opposizione gli hanno manifestato la disponibilità a prendersi le responsabilità necessarie in rapporto all&#8217;aggravarsi della crisi. Nell&#8217;attuale, così critico momento il paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l&#8217;Europa, l&#8217;opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall&#8217;Italia. Il Capo dello Stato ritiene suo dovere  verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva.</p>
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		<title>Regione LAZIO,  Azzerare il Piano casa o referendum abrogativo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 16:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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di Giovanni Carapella 



Roma, 25 ott. &#8211; (Adnkronos) - &#8220;Non sappiamo se sia insipienza o  ingordigia quella che ha spinto la  presidente Polverini a trascinare la  Regione in un conflitto  istituzionale molto grave. La situazione che si  sta determinando sul  piano casa della regione Lazio, con la farsa della [...]]]></description>
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<div><em><strong>di <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1508043024">Giovanni Carapella</a> </strong></em></div>
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<p><em><strong>Roma, 25 ott. &#8211; (Adnkronos) -</strong></em> &#8220;Non sappiamo se sia insipienza o  ingordigia quella che ha spinto la  presidente Polverini a trascinare la  Regione in un conflitto  istituzionale molto grave. La situazione che si  sta determinando sul  piano casa della regione Lazio, con la farsa della  dimissioni degli  assessori e la cortina fumogena della propaganda della  Polverini,  sarebbe una sceneggiata comica se non si abbattesse su una  situazione  di crisi economica, in particolare nel settore delle  costruzioni di  Roma e Lazio che necessita di risposte serie, credibili e  sostenibili&#8221;.  Lo afferma Giovanni Carapella, dirigente del Pd Lazio ed  ex Presidente  della commissione Lavori Pubblici e Casa della Regione  Lazio.</p>
<p>&#8220;Il  rilancio dell&#8217;economia nel Lazio, a partire dalla casa, dal  territorio  e dai servizi &#8211; prosegue &#8211; ha bisogno di uno scenario fatto  di  certezze normative e finanziamenti pubblici. Non si sente alcun  bisogno  di propaganda, contenziosi legali e conflitti istituzionali.  Chiediamo  alla presidente Polverini senso di responsabilita&#8217; e che sia  azzerato  il provvedimento per avviare in tempi rapidissimi una  discussione  trasparente e pubblica su una Legge che, modificando in  meglio il piano  casa del 2009, restituisca certezze agli operatori e ai  cittadini&#8221;.</p>
<p>&#8220;Altrimenti  non resta altra strada &#8211; conclude Carapella &#8211; che quella  del  referendum abrogativo, cosi&#8217; come abbiamo proposto, su una legge   sbagliata e assolutamente inutile a soddisfare l&#8217;emergenza casa&#8221;.</p>
<p><em><strong>25/10/2011</strong></em></p>
<p><img src="http://a6.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/255174_2067221969324_1508043024_2233260_5712523_n.jpg" alt="" /></p>
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