Il Vietnam del Pd Lazio
L’espressione “commissario politico” bene non suona, certo. Allude inevitabilmente a tempi lontani, a trame oscure, a torbidi manovre, ad assenza di regole e leggi, evoca la stella dello sceriffo o le scartoffie del burocrate inviato dall’autocrate di turno. Tempi lontani? Mica tanto, mica sempre.
Nel “primo Pd” – e così veniamo al dunque – Veltroni inviò Passoni in Sardegna, Morando a Napoli: e li chiamò proprio così, “commissari politici”. Dov’è lo scandalo, allora, se a guidare il terremotato Pd del Lazio va un commissario? Per Goffredo Bettini sarebbe invece «una sciagura», «una umiliazione », un attacco all’«autonomia del partito». Meglio un’altra strada – dice –, le primarie. Da farsi in fretta, perché la situazione è molto grave: e su questo non si può non essere d’accordo.
La condizione del Pd nel Lazio (e a Roma) è in effetti tragica. Un Vietnam. Tutti contro tutti. Un impazzimento che si protrae da troppo tempo. E c’è chi è tentato di andarsene.
Nell’Api rutelliana o altrove. O più semplicemente chiudendosi in casa.
Un Vietnam, abbiamo detto. Come altrimenti descrivere una situazione in cui tutte le ipotesi di intesa unitaria fra le varie anime del partito sono saltate uno dopo l’altra? L’ultimo tentativo, pochi giorni fa, è finito malissimo, con il candidato alla leadership regionale impallinato a scrutinio segreto anche da una parte dei “suoi”: ed è probabile che anche se ce l’avesse fatta non avrebbe avuto la forza necessaria per rimettere in piedi un partito dilaniato da lotte interne, scontri personali, giochini di potere camuffati da dissensi politici. Dalemiani divisi, veltroniani smarriti, ex popolari di vario rito incerti, gente che va e gente che viene, sempre col fiato corto, slalomeggiando fra leader nazionali in cerca di sponsor autorevoli. Con i circoli sempre più in difficoltà. Ed anche una Festa dell’Unità molto riuscita come quella di Caracalla pare un remake di altre stagioni più che un vettore di futuro.
Eppure, conoscendo molti esponenti del Pd della Capitale e del Lazio – a cominciare proprio da Bettini – c’è da dire che le energie e le intelligenze non mancano. Però è come nelle famiglie dei vecchi romanzi borghesi: ci si guarda con sospetto, si litiga sull’eredità, ci si mette le corna, si mette un fratello contro l’altro, le voci corrono e il discredito cresce. Nido di vipere era il titolo di un romanzo francese che dipingeva un quadro così.
Serve qualcosa. Qualcuno in grado di imporre un accordo. Una o più personalità in grado di ricostruire un clima civile, un minimo di serietà, solidarietà, correttezza, puntando ad ottenere un quadro unitario che, fra l’altro, è condizione indispensabile per muovere all’attacco dei sistemi di potere di Alemanno e Polverini.
Le primarie? Ben vengano. Ma solo dopo il ristabilimento di un minimo di agibilità politica interna e semmai sullo slancio di una ritrovata ripresa di iniziativa politica. Farle adesso sarebbe come pretendere di danzare il valzer sulle sabbie mobili. Ai gazebo il popolo dem si troverebbe una scheda con sette-otto nomi: il vincitore non avrebbe una grandissima legittimazione popolare. In questa situazione “balcanica” sarebbe solo una megaconta per determinare gli assetti di potere futuri.
Uno o più “commissari”, dunque. Autorevoli, esperti. Disposti a girare per comuni, quartieri, frazioni. I nomi si trovano, il Nazareno ne ha tanti. Si utilizzi anche la forza e la popolarità di Zingaretti. Si lavori così nelle prossime settimane, poi si vada al congresso per definire una linea, verificare idee e progetti, nominare un gruppo dirigente autorevole anche se transitorio. E ai primi mesi del 2011 si vada alle primarie, per uscire dal Vietnam.
10 agosto 2010
Tags | commissario politico, partito, pd lazio, primarie, regole
Commenti (2)

Vota



E come non essere d’accordo…il punto è: ci riusciamo a mettere intorno a un tavolo le intelligenze e competenze che pure non mancano, senza che queste si guardino in cagnesco? Senza che il clima del sospetto pervada tutto e tutti? Abbiamo chiara la posta in gioco? Spero che tutti abbiano fatto delle buone vacanze e si siano rilassati e abbiano riflettuto…noi lo sai indietro non ci tiriamo mai. Ben tornato
Ha descritto molto bene la situazione e, se questa realmente è, per chi legge e per gli elettori del Pd è desolante. Mi domando se questo clima all’interno del partito sia dovuto dall’interesse di far di meglio per la gente “comune” o per i propri interessi?
Se il fine fosse comune, risollevare le sorti di questo paese e di quelle famiglie che non ne possono più, non ci sarebbere,credo, tanto astio.