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Eppure dico: è il momento del Pd

di Gavino Angius

Dell’intervista di Cacciari a l’Unità mi hanno colpito due cose. La prima è che uno dei più prestigiosi intellettuali italiani, dopo aver sostenuto, con gran vigore culturale, la nascita del Pd, oggi ne proponga lo scioglimento. Non un cambiamento. Ma proprio lo scioglimento. La seconda cosa che mi ha sorpreso è che nessun dirigente del Pd – che io sappia – gli abbia risposto.

Vale la pena parlarne? Forse sì.

Anche perché Cacciari è oggi molto critico sul modo in cui il Pd è nato, sostenendo, di fatto, che fu un errore tentare di fondere culture politiche diverse e con così marcata tradizione come quella di ispirazione socialista e democratica e quella cattolico-democratica (mi si perdoni questa grossolana sintesi). Allora Cacciari la pensava molto diversamente. Invece altri, come me, cercarono allora di indurre a una riflessione più cauta e a una tempistica meno accelerata pur condividendo la suggestione del progetto democratico. Questa mia posizione politica fu sconfitta.

Oggi però Cacciari propone lo scioglimento del Pd anche per un’altra ragione. E cioè perché sta per nascere il Grande Centro di Casini, Fini e Rutelli. E questa nuova ipotetica formazione politica sarebbe capace, a suo giudizio, di presentarsi sulla scena politica come quella più credibile in alternativa a Berlusconi e al centrodestra. In altre parole – se ho ben capito – il Pd, risultato fallito e inutile, dovrebbe scindersi proprio di fronte al naufragio della maggioranza di governo.

Ora, capisco che si possa coltivare il progetto politico di costruire il Grande Centro. Ma perché il Pd, scindendosi, dovrebbe favorire proprio questo progetto? Penso invece che, con tutti i limiti e i difetti, il Pd sia la più grande forza di opposizione democratica oggi in Italia, nella quale si riconoscono gran parte delle forze sociali, culturali, popolari. Una forza che non rinuncia ai grandi valori costituzionali e repubblicani e che non è disposta a smettere di rappresentare gran parte del lavoro dipendente e autonomo che nei principi di libertà, giustizia, onestà, solidarietà e partecipazione crede. Tutte cose che la destra sta distruggendo.

Credo, piuttosto, che il Pd dovrebbe assumere rapidamente una più incisiva iniziativa sociale di lotta contro il governo e le sue politiche economiche su Mezzogiorno, Scuola e Università e che dovrebbe lavorare con maggiore nettezza e determinazione per diventare il perno di un nuovo centrosinistra per la costruzione di un nuovo patto politico tra le forze democratiche e di sinistra per sottrarre l’Italia a un declino anche morale che sembra ormai inarrestabile.

I tempi urgono. Il fallimento di Berlusconi è nei fatti. La fine della legislatura è vicina.

Bisogna pensare all’Italia. E agli italiani.

11 agosto 2010
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Pubblicato il 11 agosto - ore 20,43 Commenti (0)
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