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Ignazio Marino: «Sanità, Polverini guardi ai meriti. Svelerò i curricula dei nominati»

di Mariagrazia Gerina

L’urgenza del tema la riassume così: «Come cittadini abbiamo il diritto di sapere che i nostri ospedali vengano affidati non a chi è più amico di chi è al governo ma a chi è più competente». Nomine e sanità.

Sull’argomento, Ignazio Marino, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, ha ingaggiato, e non da oggi, una sua personale crociata. E ora promette di dare del filo da torcere ai nuovi presidenti di Regione alle prese con lo spoil system. Vedi Renata Polverini che, impegnata in queste ore a mettere nero su bianco i tagli alla sanità laziale decisi da Tremonti, ha provveduto intanto a “mandare a casa” tutti tutti i direttori delle Asl, per procedere a nomine a lei più gradite.

Marino però la avverte. Da presidente della commissione per il controllo, renderà noti i curricula dei nuovi nominati e li comparerà con quelli dei direttori uscenti: «Se Renata Polverini non sceglierà in base alle competenze ma alla tessera di partito, la inchioderemo alle sue responsabilità. Non si può gestire la salute pubblica con la logica del sottogoverno». Cosa le fa pensare che sarà una logica da sottogoverno a guidare le scelte di Renata Polverini? «A quanto sento la sua intenzione è di non rinominare nessuno dei direttori scelti dalla giunta precedente. Più che un criterio scientifico è questione di appartenenza».

La nuova presidente li considera almeno in parte responsabili della situazione in cui versa la sanità del Lazio. «Ho la sensazione che Renata Polverini non abbia nelle sue mani una analisi con numeri e percentuali sui risultati positivi o negativi raggiunti da ciascuno, se in quella Asl si è allungata la lista d’attesa per la mammografia o se è migliorata l’efficienza con cui un infartuato viene soccorso, se ce l’ha sarebbe interessante che la rendesse pubblica, purtroppo penso che abbia deciso sulla base di un atteggiamento supino nei confronti dei partiti che la sostengono». Un vizio diffuso.

«Da presidente della Commissione sanità durante il governo Prodi ho ricevuto diverse richieste di raccomandazione da aspiranti primari che mi segnalavano la partecipazione allo stesso concorso di uno di Forza Italia. Sa come sono uscito dall’imbarazzo? Con una lettera standard in cui auspicavo che vincesse la persona tecnicamente più preparata. Nessuno mi è più venuto a chiedere nulla».

Tutto è affidato alla buona volontà? «In Parlamento giace una mia proposta di legge firmata da 60 deputati per cambiare i meccanismi di nomina dei direttori generali e primari. Prevede che i titoli di chi concorre e di chi vince vengano resi pubblici su internet. Pensi che attualmente la legge dà 18 mesi ai neonominati per fornire i titoli scolastici. Anche se poi ci sono esempi virtuosi come la Toscana dove vige un meccanismo di controllo dei risultati raggiunti».

Che fine ha fatto la sua proposta? «Molti anche nel centrodestra dicevano che l’avrebbero sostenuta, ma non risulta nemmeno inserita all’ordine del giorno della Commissione sanità. Io comunque i titoli dei direttori che verranno nominati li renderò noti lo stesso. È ora di dire basta ai meccanismi di sottogoverno come unico obiettivo di gestione della salute pubblica. La politica dovrebbe piuttosto spiegarci perché nel Lazio ci sono 34 reparti di emodinamica in grado di salvare la vita a un infartuato ma solo 8 funzionano 24 ore su 24». E invece, ritirato il ticket sui disabili, si accinge a spiegare i nuovi tagli. «La verità è che la manovra che mira alla distruzione del sistema sanitario pubblico. Faccio un esempio: in Italia c’è una carenza di 1500 anestesisti, immaginiamoci cosa potrà accadere quando andranno in pensione e solo uno su 5 verrà sostituito».

11 luglio 2010
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Pubblicato il 11 luglio - ore 11,39 Commenti (0)
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