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Dallo shock elettorale, un bagno di umiltà per il centro sinistra.

di Giovanni Carapella

Diciamolo subito e con chiarezza. Non è stato un pareggio, è stato un altro risultato negativo per il centrosinistra. Un risultato negativo soprattutto nel Lazio dove la Bonino perde, nonostante un buon risultato ottenuto nella Capitale, e perde male senza riuscire a sfondare nel cuore dell’elettorato popolare e senza riuscire ad avere presa nell’humus profondo del territorio  laziale.

La direzione romana del PD, opportunamente convocata ieri, ha avviato senza infingimenti un’analisi elettorale di un risultato che deve servire da schiocco di frusta per un partito che, per dirla calcisticamente, arriva sui contrasti sempre con la caviglia molle. La foltissima presenza registrata segnala che il colpo è arrivato, forte e chiaro. C’e’ da augurarsi che a questo sintomo positivo faccia seguito una professione di umiltà e di lealtà per capire, studiare, riprendere l’iniziativa di opposizione a Roma, ritrovare le ragioni dell’unità in un partito apparso troppo spesso come un cartello elettorale dove l’aggregazione avviene per filiere di sotto-appartenenza politica/padrinale.

Diciamolo subito: per tornare a vincere a Roma nel 2013 servirà uno sforzo straordinario e la rimessa in campo di un intelligenza collettiva che è apparsa offuscata in questi due anni. Il voto, pur con i segnali di debolezza del centrodestra e la incapacità di Alemanno di sfondare nella città, ci consegna un paese dove la sinistra ha perso una battaglia culturale prima che politica. E’ da qui che occorre ripartire.

Tornare a leggere una società, quella romana e laziale, profondamente cambiata nell’ultimo decennio. Tornare ad interpretarne le ansie, le paure, i desideri. Tornare a fare politica tra la gente, ventre  a terra, senza spocchia.   Tornare ad essere una forza di sinistra: una sinistra moderna, capace di contrastare la destra sul terreno della visione della società, tornare a riappropriarsi di parole come libertà, democrazia, uguaglianze, coniugarle con i temi dei diritti di cittadinanza e della parità di opportunità per tutti. Tornare a fare politica nei quartieri, nelle borgate, nelle anonime periferie della Roma città metropolitana, nei piccoli e piccolissimi comuni dove la destra ha sfondato le nostre linee di resistenza. Tornarvi a partire dalle cose concrete quelle che in questa lunga e appassionante campagna elettorale ho potuto ascoltare, come candidato, dalla gente comune. Una sanità ineguale in cui se non conosci passi le giornate in un corridoio di ospedale su una lettiga, in cui si pensa di far quadrare i conti introducendo il ticket sulla disabilità; un trasporto pubblico inefficiente e umiliante per chi ne ha bisogno per muoversi; un lavoro visto come un diritto negato dai più e che angoscia tre generazioni: figli, soprattutto ragazze, che hanno studiato, che hanno titoli e non sanno dove e come spendere capacità e conoscenze acquisite in formazione, genitori a rischio di perdita del  posto di lavoro, nonni preoccupati chiamati spesso a sostenere le generazioni più giovani costrette al precariato. Abbiamo scritto, appunto,  nell’ultima settimana di campagna elettorale tre priorità per il Lazio: lavoro, lavoro, lavoro.

E’ la crisi economica e sociale. I suoi effetti tutt’altro che sopiti, che si fanno sentire e rendono più deboli le difese morali del paese, più ricattabile chi si trova nelle difficoltà. E noi centrosinistra che cosa opponiamo? Quale terreno di battaglia sociale proponiamo a chi è in difficoltà? Il Consiglio Regionale del Lazio ha bandito pochi mesi fa un concorso per assumere poco più di 100 unità presso la sede della Pisana. Ne è nato un viaggio della speranza che ha coinvolto circa 100 mila giovani e non più giovani che hanno risposto alla chiamata. La politica regionale si è limitata a gestire le assunzioni in maniera più o meno accomodata o taroccata. Si dirà: ma i concorsi, si sa, sono tutti cosi’.  E io replico: quei 100 mila ci hanno votato? Bella domanda!

Ce n’è materiale per riflettere e studiare. C’e’ uno spazio  aperto in cui contendere alla destra l’egemonia culturale prima che politica. Qualche errore, più di uno, l’ abbiamo fatto. Sta a noi trarne lezione per tornare a vincere.

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Pubblicato il 12 aprile - ore 07,34 Commenti (0)
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