Riflessioni post elezioni : “Racconta Procopio…” di Gianluca Maurizi
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di Gianluca Maurizi

L’analisi delle elezioni fornita da Bersani ricorda questo aneddoto. Dalle urne e’ uscito un Pd ridimensionato, costretto a rifugiarsi nelle tradizionali roccaforti appeniniche al Centro, inesistente sopra il Po, in chiara difficolta’ al Sud. Ma il segretario ci fa sapere che se non proprio di vittoria, neanche di sconfitta si puo’ parlare. Variante in negativo del ‘ma anche’ veltroniano. Bersani ci dice che il Pd tiene (cosa non si sa) e che il Pdl e’ in declino (peccato che a crescere sia la Lega). Roma brucia, ma Onorio non si muove da Ravenna, circondato dagli eunuchi di corte in perenne lotta fra loro. L’appello e’ ad accelerare, ma verso dove non e’ chiaro.
- LA SINISTRA VINCE SOLO SE UNITA: La Francia dimostra che la sinistra vince solo se e’ unita. Non si tratta di riproporre l’Unione. L’antiberlusconismo e’ un collante velenoso. Ma il Piemonte testimonia che l’alleanza con l’Udc non basta e anzi viene considerata innaturale da molti nostri elettori. Alla fine ne beneficiano soltanto l’astensionismo e i movimenti di protesta. Azzeriamo le incomprensioni per ripartire, parliamoci senza preconcetti, discutiamo senza che nessuno pretenda di essere l’unico portatore sano di idee e candidati vincenti. Guardiamo a cio’ che ci lega.
- RIACCENDERE I CUORI: Dice bene Civati: invece che al 6% dell’Udc forse faremmo bene a guardare prima al 35% di astensionisti. C’e’ un enorme massa di cuori da riaccendere. Per farlo serve pero’ una narrazione coinvolgente, emozionale. La politica e’ anche aritmetica ma non puo’ essere ridotta al solo calcolo matematico. Per vincere bisogna convincere. Servono un disegno in cui identificarsi e proposte forti per ridare entusiasmoi: chiarezza e identita’.
- NE’ RIFORMISMO DA BAR NE’ ANTIBERLUSCONISMO DA STADIO: Il Pd continua a oscillare tra un riformismo all’acqua di rose e un antiberlusconismo da stadio che non ci appartiene e nemmeno ci conviene. Tutte le volte che Berlusconi ha trasformato le elezioni in un referendum su se stesso le ha vinte. Questo lo sanno anche Grillo e Di Pietro, che pero’ lo dimenticano in nome del tornaconto elettorale immediato. Andare loro dietro significa trasformarsi in un movimento di nicchia. Il Pd e’ e vuole essere un partito a vocazione maggioritaria: da questa idea non possiamo e non dobbiamo tornare indietro.
- IN MEZZO ALLA GENTE MA PER RACCONTARE CHI SIAMO: Il problema non e’ stare in mezzo alla gente. I nostri circoli, le nostre sezioni, i nostri militanti, i nostri sindacalisti ci stanno da sempre. La questione e’ cosa raccontare alla gente, il nodo e’ starci con un nostro progetto, accompagnare alla forza del nostro impegno (che c’e’ stato, cara Bonino: Milana non e’ il massimo esempio in questo senso) quello delle nostre idee. Le persone vogliono soluzioni, non slogan. Chiedono maggiore sicurezza del e sul lavoro, citta’ piu’ pulite e vivibili, meno tasse, trasparenza, buona amministrazione, asili nido, presidi sanitari accessibili, trasporti pubblici efficienti, scuole funzionanti, la possibilita’ di scegliere i propri amministratori. Il pubblico si fa privato.
- PAROLA D’ORDINE COINVOLGERE: La societa’ liquida richiede soluzioni individuali a problemi collettivi, risposte personalizzate. Il cittadino 2.0 vuole essere coinvolto e sentirsi coinvolto. Lo dimostra il successo delle primarie su cui va incardinata qualsiasi narrazione. Lo testimonia il progressivo innalzamento dell’eta’ anagrafica dei nostri iscritti. Se non ci apriamo ci estinguiamo.
- COSTRUIRE UN’IDENTITA’: La capacita’ di aprirsi presuppone pero’ la costruzione di un’identita’ forte, di una carta dei valori profondamente condivisa. Dove sono finite le battaglie per la laicita’ e i diritti civili? Scendiamo con forza a fianco di chi sta raccogliendo le firme per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Diciamo un no secco e definitivo al nucleare e un si’ altrettanto deciso alle rinnovabili. Rilanciamo il tema della rappresentanza e della riforma della legge elettorale in senso maggioritario e uninominale. Difendiamo senza tentennamenti la nostra idea di societa’ aperta e tollerante. Imponiamo innanzitutto a noi stessi il codice etico che pretendiamo rispettato dagi avversari. Gli elettori puniscono gli indecisi.
- AVVISO AI NAVIGANTI, LA TORTA SI E’ RISTRETTA: Il Pd deve ritrovare la capacita’ di ascoltare. Onorio era assordato dal clamore degli eunuchi di corte, Stilicone era adorato dalle sue truppe di barbari. Il problema non e’ la leadership, ma l’autorevolezza della leadership. Rimettere oggi in discussione la segreteria Bersani, eletto da appena cinque mesi, sarebbe suicida. E anche ai tanti carrieristi spuntati in queste ore dovrebbe essere chiaro: di torte da spartire non ce ne sono piu’ e anche quella fetta che e’ rimasta continua arestringersi ogni giorno che passa. Ma il cambio di passo Bersani deve cominciare a imporlo a se stesso.
Tags | carapella, dibattito, elezioni, gianluca maurizi, ignazio marino, partito democratico
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superiamo il concetto ormai asfittico dei circoli “bocciofila” e della “base” invocata solo come slogan; arriviamo ad un concetto di primarie intese non più come strumento plebiscitario per legittimare un leader. Aboliamo tessere, e, di conseguenza, tessirifici e arriviamo a darci una struttura in cui le scelte sui temi nazionali e regionali più importanti siano determinate da militanti e simpatizzanti. Trasformiamo le tradizionali sedi di partito in comitati cittadini in cui si discuta e deliberi su temi attuali e concreti, e diventino, in questo modo, luogo catalizzatore di persone genuinamente appassionate e capaci di condizionare, o meglio, orientare le scelte dei dirigenti e il cammino del Partito.